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Chi è Lula, l’ex operaio rieletto presidente del Brasile per la quarta volta

La presidente della Commissione Ue: “Vittoria per la democrazia e il multilateralismo”

Chi è Lula, l’ex operaio rieletto presidente del Brasile per la quarta volta
President Luiz Inacio Lula da Silva and his running mate Geraldo Alckmin address supporters during a victory rally after winning the presidential runoff in Sao Paulo, Brazil, Sunday, Oct. 25, 2026. (AP Photo/Natacha Pisarenko) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

“Tutto ciò che mi è accaduto nella vita è stato un miracolo”. Con il quarto mandato alla guida del Brasile, conquistato contro la destra bolsonarista e contro il tempo, Luiz Inácio Lula da Silva consolida il suo posto nella storia. Nessun altro presidente eletto democraticamente ha governato così a lungo il più grande Paese dell’America Latina. Domani compirà 81 anni. La campagna, estenuante, ha lasciato il segno sul suo volto e sulla voce, roca la sera della vittoria. Negli ultimi mesi però il leader di sinistra ha diffuso video dei suoi allenamenti, assicurando di sentirsi in forma come mai prima. Dopo il secondo posto al primo turno ha anche cambiato strategia: lui che a lungo aveva snobbato il cellulare si è proclamato “il re del selfie”, per inseguire una destra che domina i social.

Nato il 27 ottobre 1945 in una famiglia contadina povera del Pernambuco, nel Nordest, emigrato da bambino con la famiglia nella zona industriale di San Paolo, Lula ha cominciato a lavorare in fabbrica a 14 anni, perdendo un dito. Da leader sindacale ha guidato i grandi scioperi della fine degli anni Settanta, durante la dittatura militare. Dopo tre sconfitte è arrivato al Planalto nel 2003. Nel 2006 è stato rieletto e ha lasciato l’incarico con una popolarità record, sostenuta dai programmi sociali come la Bolsa Família.

Le sue affinità con governi autoritari di sinistra, come il Venezuela di Hugo Chávez, gli hanno attirato critiche. Nel 2018-2019 ha trascorso 580 giorni in carcere per corruzione, prima che la condanna fosse annullata per vizi procedurali e parzialità del giudice. “Lula ladrão” resta comunque uno slogan della destra. Nel 2022 ha battuto di misura Jair Bolsonaro, poi condannato per tentato golpe. Al terzo mandato gli si riconosce di aver ripristinato le politiche sociali e frenato la deforestazione dell’Amazzonia, ma anche di aver proposto poche idee nuove. Lula, che non ha mai preparato un erede, ha motivato la nuova candidatura con la necessità di “salvare” la democrazia dall’estrema destra. “Non c’è nessuno in questo Paese con più esperienza di me come presidente”, aveva detto nel 2024.

Sono state immediate le reazioni da parte dei leader europei dopo l’annuncio della vittoria di Lula. Il presidente francese, Emmanuel Macron, si è congratulato con l’omologo brasiliano, Inacio Lula da Silva, per la riconferma alle elezioni. “Francia e Brasile hanno molto da costruire insieme”, ha scritto Macron su X, “di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, rafforziamo il nostro partenariato strategico e coltiviamo l’amicizia tra i nostri due Paesi al servizio di un mondo più giusto“.

“Il popolo del Brasile si è espresso”. Lo scrive il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa sui social commentando la notizia della rielezione di Lula in Brasile. “L’Unione europea e il Brasile sono partner solidi – scrive ancora Costa – continueremo a lavorare insieme per approfondire i nostri legami, affrontare le sfide globali e costruire un mondo più pacifico e prospero”.

La riconferma di Luiz Inacio Lula da Silva alla presidenza del Brasile è una “vittoria per la democrazia e il multilateralismo“. Lo ha dichiarato su X la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen. “Il partenariato dell’Europa con il Brasile sta prosperando”, ha affermato Von der Leyen, “resteremo al vostro fianco negli anni a venire. Insieme continueremo a lavorare a stretto contatto per il commercio libero e aperto, un ordine mondiale basato sulle regole e grandi ambizioni per il nostro clima”.

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