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Esteri
Microchip per gli Usa, pannelli solari per la Cina. Corsa verso il decoupling
(fonte Lapresse)

Il mondo taglia fuori la Cina sui microchip

Decoupling. O meglio disaccoppiamento. Economico, innanzitutto tecnologico visto che una divisione completa delle economie appare ancora (per fortuna) impossibile. Ma il mondo sembra dirigersi verso una divisione più netta dal punto di vista tech, una cortina di ferro attraverso la quale microchip e altre tecnologie avanzate (soprattutto le più sensibili) potrebbero faticare sempre di più a passare da una parte all'altra. 

Se gli Stati Uniti colpiscono duro, e da diverso tempo, sui semiconduttori, la Cina si prepara a rispondere sui pannelli solari. Proprio in un momento nel quale non solo la transizione energetica verso fondi rinnovabili e meno inquinanti, ma anche le tensioni geopolitiche si abbattono sull'approvvigionamento di gas e petrolio. Mentre tante aziende e colossi internazionali iniziano a diversificare le proprie linee produttive tra quelle dedicate al mercato cinese e quelle dedicate al resto del mondo.

Il primo colpo ufficiale lo ha assestato nei giorni scorsi Washington. Il Giappone e i Paesi Bassi hanno infatti ceduto al lungo pressing americano, fattosi sempre più asfissiante, sul fronte dei semiconduttori. I governi giapponese e olandese hanno accettato di iniziare a limitare le esportazioni di apparecchiature avanzate per la produzione di microchip in Cina, unendosi così agli sforzi dell'amministrazione Biden per rallentare lo sviluppo militare della Cina tagliando l'accesso a tecnologie avanzate.

L'accordo è stato raggiunto venerdì nel corso di un incontro a Washington tra gli alti funzionari della sicurezza nazionale dei tre paesi, come riportato dal Wall Street Journal, ma era uno sviluppo atteso da tempo. L'accordo arriva sulla scia della decisione di Washington, presa a ottobre, di imporre ampie restrizioni alle esportazioni di chip e attrezzature avanzate prodotte da aziende statunitensi. 

In base alla regole annunciate dagli Stati Uniti lo scorso anno, i produttori di chip statunitensi devono ottenere una licenza dal Dipartimento del Commercio per esportare alcuni chip utilizzati nei calcoli avanzati di intelligenza artificiale e nei supercomputer, necessari per i moderni sistemi d'arma. In base all'accordo raggiunto in questi giorni, i Paesi Bassi impediranno ad ASML di vendere alla Cina almeno alcune macchine per la litografia a immersione, il tipo di apparecchiatura più avanzata. Il Giappone porrà limiti simili a Nikon Corp.

Le aziende di entrambi i paesi non sono certo felici, visti i rischi di perdita di un business fondamentale. La stessa ASML ha fatto sapere di sperare di poter limitare i danni, ma in realtà il ban rischia di velocizzare il tentativo cinese di sviluppare tencologie simili per raggiungere una comunque ancora lontana autosufficienza. L'ok del Giappone non era comunque in discussione, visti i rapporti sempre più stretti tra Tokyo e Washington, suggellati dalla visita del premier Fumio Kishida alla Casa Bianca lo scorso 13 gennaio, durante la quale è stato annunciato un rafforzamento ulteriore della partnership in campo militare.

Meno scontato era invece il via libera dei Paesi Bassi, che avevano sempre provato a evitare le richieste americane di restrizione. E si tratta di un via libera ancora più significativo, visto che la ASML detiene il sostanziale monopolio nella produzione di macchinari per la litografia ultravioletta, fondamentali per uno degli step di produzione dei microchip. Privare la Cina di questi macchinari può frenarne la crescita nel settore in modo significativo.

La Cina taglia fuori il mondo sui wafer per i pannelli solari

Pechino non sta però di certo solo a guardare. E si prepara a rispondere sul fronte dell'energia solare. Secondo Bloomberg, il governo sta infatti valutando un divieto di esportazione che aiuterebbe il paese a mantenere il suo sostanziale dominio nella produzione di energia solare. I wafer necessari sono quadrati di silicio ultrasottili che vengono assemblati in pannelli solari e la Cina rappresenta il 97% della produzione globale.

Basti pensare che dopo investimenti colossali, le aziende cinesi nell'ultimo decennio hanno contribuito in modo determinante a ridurre il costo dell'energia solare di oltre il 90%. Se i produttori stranieri dovessero utilizzare wafer più vecchi, la competitività dei loro pannelli diminuirebbe in maniera considerevole.

Insomma, un botta e risposta speculare che rischia di tagliare fuori Pechino su un fronte e il resto del mondo sull'altro. Settori entrambi particolarmente critici.

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