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Esteri
Cina, Giappone, Corea, Asean, elezioni Kirghizistan: pillole asiatiche extra large

CINA ED EUROPA: Portogallo - Come sappiamo, è stata la settimana di Mike Pompeo a Roma (ne abbiamo parlato nel dettaglio qui). Ma le rassicurazioni, suo malgrado, del governo Conte sul 5G e sui porti (con quello di Trieste ceduto ai tedeschi invece che ai cinesi, forse in cambio di Taranto sussurra qualcuno) e lo scontro con la Santa Sede non sono gli unici segnali che il Dragone ha osservato arrivare dal Vecchio Continente. Quelli più positivi, nell'ottica di Pechino, arrivano dal Portogallo, dove il governo e il presidente hanno respinto l'aut aut della diplomazia a stelle e strisce sugli investimenti cinesi. In un’intervista al settimanale Expresso, infatti, l’ambasciatore americano a Lisbona George Glass, aveva chiesto al governo lusitano di scegliere tra Stati Uniti e Cina, minacciando sanzioni per le imprese portoghesi che collaborano comn quelle cinesi, in particolare nel settore tech. Marcelo Rebelo de Sousa ha detto che le decisioni del Portogallo sono prese dai suoi rappresentanti politici, eletti dai cittadini portoghesi, e da nessun altro. Il Dragone è presente nel paese anche in settori sensibili come la rete elettrica.

Germania - Piena di spunti per capire l'attuale approccio tedesco alla Cina, invece, l'intervista di Politico Norbert Röttgen, presidente della commissione affari esteri del Bundestag (il parlamento federale), e candidato alla successione di Angela Merkel alla guida della Cdu. Oltre a insistere sulla "reciprocità", Röttgen ha parlato di un "nuovo realismo": "Per lungo tempo, la posizione dell'industria tedesca era quella di rimanere nel mercato cinese a qualsiasi costo, a prescindere dal modo in cui si veniva trattati. E questo ha creato un effetto negativo sulla nostra posizione negoziale". Ha sottolineato che la Cina si aspetta che "gli altri paesi accettino la sua narrativa sul coronavirus". Chiedendo all'Europa di assumere una posizione comune su Pechino, Röttgen lancia anche un siluro a Donald Trump, a una domanda sulla sua reputazione da atlantista e sulla volontà di cooperare maggiormente con Washington sulla Cina: "Non appena Washington ritornerà a politiche razionali, anche in riferimento alla Cina, sarò a favore di un approccio atlantico comune".

Artico - Nel frattempo, la nuova rompighiaccio cinese, la Xue Long 2 (Dragone di Neve 2) ha completato la sua prima spedizione artica. La nave è ritornata nel suo porto di origine di Shanghai dopo una missione durata due mesi e mezzo. Sono stati prelevati numerosi sedimenti. Già da qualche tempo, la Cina si è proclamata una nazione "semi artica" e mira alla rotta transpolare per aggirare lo stretto di Malacca e raggiungere in maniera più sicura e più rapida (e dunque meno dispendiosa) le coste europee.

LP 11299840La Standard Gauge Railway

CINA E AFRICA

Sudafrica - Negli scorsi giorni abbiamo parlato del nuovo ambasciatore cinese in Sudafrica. Ebbene, Chen Xiaodong si sta dando subito da fare. Negli scorsi giorni è stato infatti annunciato che i due governi stanno lavorando a un nuovo programma di cooperazione strategica decennale. Un documento simile è stato firmato nel 2014, durante una visita in Cina dell'allora presidente Jacob Zuma. Ora iniziano già le negoziazioni per un nuovo piano che si concentrerà su educazione, sanità, digitale, scienza e tecnologia.

Kenya - Qualche problema invece dal Kenya, che ha difficoltà nel ripagare il debito accumulato nei confronti della Cina per la costruzione della linea ferroviaria tra Mombasa a Nairobi. Si tratta di 4,5 miliardi di dollari, ma ora la commissione trasporti del parlamento locale vorrebbe dimezzare i costi per la Standard Gauge Railway (SGR), di recente finita tra l'altro nel mirino dell'alta corte kenyota per presunte irregolarità nelle procedure di appalto. Il Kenya, che di recente ha conquistato un posto nel consiglio di sicurezza Onu per il prossimo biennio a scapito del Gibuti, vuole provare a rinegoziare il debito con la Cina, come già fatto da Etiopia e Angola. 

Esper in Africa - Le elezioni americane si avvicinano, salute di Trump permettendo, e le manovre diplomatiche di Washington si moltiplicano. Mentre Pompeo era in Europa, il segretario alla Difesa Mark Esper si trovava in Africa, in un viaggio "gemello" dedicato al tentativo di contenere l'influenza cinese nell'area del Maghreb. Tre le fermate della visita di Esper: Tunisia, Algeria e Marocco.

LP 11355717
Mezzi militari lungo l'area contesa tra Cina e India

CINA E INDIA

Tensioni al confine - Dopo i recenti confronti, la situazione lungo l'enorme confine conteso tra Cina e India (ne avevamo parlato nel dettaglio qui) sembra essere meno tesa. Ma nel frattempo Nuova Delhi continua a costruire strade e ponti nell'area. In particolare, sono ripresi i lavori per un'autostrada nei dintorni di Chilling, nella regione del Ladakh, vale a dire circa 250 chilometri a ovest del punto in cui i soldati dei due paesi sono entrati in contatto negli scorsi mesi. La nuova strada renderà molto più facili i collegamenti e il movimento di militari nell'area, anche durante l'inverno.

Maldive - Qualcosa cambia anche all'interno della tradizionale sfera di influenza indiana. Protagoniste di un (lungo) flirt con la Cina, le Maldive hanno firmato un accordo di difesa con gli Stati Uniti. Era già accaduto in passato, ma questa volta il grande vicino, l'India appunto, non ha avuto nulla da ridire. Anzi, ha plauso all'iniziativa. Segnale, secondo il Nikkei Asian Review, che Nuova Delhi si starebbe avvicinando a Washington in ottica anti cinese. 

 

INDO PACIFICO

Riunione Quad - Negli scorsi mesi abbiamo raccontato più volte di come le potenze medie asiatiche si stiano avvicinando per creare un'alternativa alla Cina. Non tanto nell'ottica di un confronto, come vorrebbe Trump, ma in quella di una riduzione della dipendenza commerciale (e non) da Pechino. In questo senso, sono arrivati gli accordi di natura difensiva nel triangolo India, Australia e Giappone. Tre dei quattro membri del cosiddeto Quad (Quadrilatery Security Dialogue), promosso in tempi non sospetti da Abe Shinzo in un viaggio in India durante il suo primo mandato da primo ministro. Il 6 ottobre sarebbe in calendario, a Tokyo, una riunione dei ministri degli esteri Quad. Condizionale d'obbligo, visto che Pompeo (che dovrebbe rappresentare gli Usa) potrebbe cancellare il suo viaggio in Asia orientale dopo la notizia della positività al Covid di Trump. 

Pompeo in Mongolia e Corea del sud - Le tappe del viaggio asiatico di Pompeo comprenderebbero, oltre a Tokyo, anche Mongolia e Corea del sud. Non due tappe scelte a caso, evidentemente. Nel primo caso, il segretario di Stato americano proverebbe a pungolare il governo di Ulan Bator sul nodo della Mongolia Interna, che sta creando un nuovo fronte interno di tensioni alla Cina e qualche ripercussione anche nel paese vicino, con alcuni cittadini che hanno manifestato contro la recente visita di Wang Yi. Ma a livello politico i rapporti tra Mongolia e Cina restano ottimi. A Seul, invece, Pompeo avrebbe molto lavoro da fare per recuperare le incomprensioni degli scorsi mesi. Il mancato accordo sulle spese militari e la vicenda dell'ambasciatore Harry Harris hanno lasciato il segno nel partner coreano, che ha bisogno più che mai di un'America affidabile e "prevedibile". Al di là di Pompeo, si segnala un altro incontro di alto livello a Seul, con l'inviato per il controllo degli armamenti Marshall Billingslea che ha incontrato dei funzionari governativi coreani. Il tema è sempre quello: la spesa militare. Insieme alla difesa missilistica.

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Il neo primo ministro giapponese Suga

ASIA ORIENTALE

Giappone/Corea - Non si risolve la disputa storica, tramutatasi poi in mini guerra commerciale e diplomatica, tra Tokyo e Seul. E le cose non sembrano cambiare con l'avvento di Suga Yoshihide al ruolo di primo ministro. Il successore di Abe ha, infatti, dichiarato che non visiterà la Corea del sud senza delle garanzie sul tema degli asset sequestrati alle aziende giapponesi accusate di sfruttamento del lavoro in tempo di guerra. Dopo la sua nomina, comunque, Suga ha avuto una conversazione telefonica con il presidente sudcoreano Moon Jae-in, durante il quale entrambi hanno convenuto che le relazioni bilaterali vanno migliorate. Ancora però bisogna capire chi, e quando, farà il primo passo.

Giappone/Asean - Contestualmente, Tokyo continua ad alimentare la sua presenza regionale. Da una parte di concerto con le altre potenze medie dell'Indo Pacifico (India e Australia), dall'altra con investimenti commerciali e diplomatici nell'area del Sud-est asiatico. Non è un caso che il primi viaggio all'estero di Suga potrebbe essere nei due paesi chiavi dell'Asean, vale a dire Vietnam e Indonesia. Il primo è quello che ha la presidenza di turno dell'associazione delle nazioni del Sud-est asiatico, il secondo è quello con l'economia (e il peso diplomatico) più grande. 

Taiwan. Si intensifica ancora la cooperazione tra Stati Uniti e Taiwan. Negli scorsi giorni il rappresentate americano a Taipei, Brent Christensen, ha annunciato la creazione di un progetto comune per promuovere "infrastrutture di qualità in mercati emergenti", guardando in particolare all'area dell'Indo Pacifico. L'iniziativa è volta a sostenere anche il piano di Tsai Ing-wen denominato New Southbound Policy, pensata per ridurre la dipendenza economica da Pechino e diversificare i propri rapporti commerciali. Per ora non sono confermate le ipotesi di un accordo di libero scambio tra Usa e Taiwan. Nel frattempo, piccolo successo diplomatico per Formosa, presso il Patto globale dei sindaci per il clima e l'energia, istituzione fondata a Bruxelles che si occupa di temi ambientali ed energetici. I rappresentanti delle sei municipalità dell'isola saranno identificati non come parte della Cina ma con la definizione di Cina Taipei, la stessa utilizzata da Taiwan nelle competizioni sportive internazionali.

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Vietnam durante la pandemia

SUD-EST ASIATICO

Filippine - A riprova di quanto si diceva, cioè dell'attivismo giapponese nel Sud-est, arriva anche il via libera per la costruzione di un terminal galleggiante di gas naturale liquefatto nelle Filippine. I soggetti coinvolti sono il fornitore di energia di Manila, First Gen, e la nipponica Tokyo Gas. I lavori costeranno circa 300 milioni di dollari. Il progetto dovrebbe essere completato entro il terzo trimestre del 2022.

Vietnam - A proposito di Vietnam, segnali di dialogo tra Hanoi e Pechino. Il presidente Nguyen Phu Trong ha parlato al telefono con Xi Jinping. E' stata l'occasione per porgere gli auguri per il 71esimo anniversario della Repubblica Popolare, ma anche per chiedere di discutere delle dispute sul Mar Cinese Meridionale, in particolare sulle isole Paracelso. L'esercito cinese ha svolto diversi test militari nell'area, e il Vietnam è il paese più deciso, tra quelli Asean, a fronteggiare Pechino sulla questione. Xinhua si concentra invece sulle opportunità di sviluppo delle relazioni, sotolineando in particolare il tema sanitario. Secondo le stime della World Bank, le uniche economie della regione oltre alla Cina che conseguiranno una crescita sono proprio quelle di Vietnam (+2,8%) e Myanmar (+0,5%).

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Polizia schierata a Biškek

ASIA CENTRALE

Elezioni in Kirghizistan - Chiudiamo andando in Asia centrale, dove nel giro di una settimana due paesi vanno alle urne. Si parte dal Kirghizistan, dove domenica 4 ottobre sono in programma le elezioni legislative (qui una esaustica scheda di Agenzia Nova). Si tratta del paese politicamente più irrequieto della regione. Ci sono diversi partiti e il potere può passare di mano, ma non sempre in maniera pacifica, come dimostra il caso Atambayev (l'ex presidente filorusso condannato in un caso dai contorni non del tutto chiari) in cui abbiamo parlato negli scorsi mesi. Un caso che ha messo ine videnza anche la spaccatura interna al paese. Alle elezioni di domenica partecipano 16 partiti (sugli oltre 40 che avevano fatto richiesta) che si contendono i 120 seggi del Consiglio supremo, il parlamento locale. Si arriva alle urne dopo che la pandemia da coronavirus ha colpito in maniera forte il paese, con oltre 47 mila contagi e lo spettro dell'aggravarsi di una crisi economica che era già in corso. La scena politica appare frammentata e diversi analisti considerano possibile uno scenario "bielorusso", con proteste e tensioni post elettorali. 

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