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Esteri
Corea del Nord, la voce: "Kim è morto". Aumentano i dubbi. Successione: i nomi
(fonte Lapresse)

Le voci sulle condizioni di salute di Kim Jong-un continuano a circolare. I dubbi restano. E resteranno almeno fino a quando il leader della Corea del Nord non riapparirà in pubblico. O, al contrario, quando Pyongyang annuncerà che le indiscrezioni degli scorsi giorni erano fondate. Sono quasi due settimane che Kim non viene avvistato e le speculazioni sulla sua salute si moltiplicano. Mentre, per la prima volta, vengono segnalate alcune attività "insolite" anche all'interno della parte settentrionale della penisola coreana. 

"Che io sappia è già morto" ha dichiarato all'AdnKronos Francesco Sisci, sinologo e professore di politica internazionale all'Università di Pechino, "a causa di una grave crisi cardiaca", anche se per l'annuncio "potrebbero volerci giorni, ma anche mesi". Sisci non è l'unico a sostenere l'ipotesi che Kim possa non essere sopravvissuto all'intervento cardiaco che, secondo quanto riportato dal sudcoreano Daily NK, sarebbe avvenuto d'urgenza domenica 12 aprile. 

Ma, almeno per ora, utilizzare il condizionale è ancora un obbligo. Non è la prima volta che il leader del regime sparisce per giorni, o persino settimane. Donald Trump ha bollato come "fake news" la notizia della sua morte, mentre la stampa sudcoreana, parlando di non meglio precisate "fonti statunitensi", sostiene che Kim sia stato avvistato a Wonsan, una dele principali mete turistiche del paese. 

"Se davvero fosse morto lo sapremo solo tra una quindicina di giorni" dice ad Affaritaliani.it Fabrizio Bozzato, ricercatore al Cemas Center de La Sapienza e alla Taiwan Strategy Research Association ed esperto di Asia orientale. "Si dovrebbero prima celebrare le liturgie del potere, del cambio della guardia con trattative tra la famiglia Kim e i militari. Sappiamo che l'erede designata sarebbe la sorella, ma la notizia del decesso è tutta da verificare. Credo che le fonti da seguire siano comunque quelle sudcoreane", conclude Bozzato.

I media di Pyongyang per ora non danno alcuna notizia sulle condizioni di salute di Kim, anche nell'ultimo bollettino della tv di stato del venerdì sera. Negli scorsi giorni si è parlato di uno scambio di missive tra Kim e alcuni leader stranieri, tra cui il siriano Bashir al-Assad, anche se non sono state fornite immagini al riguardo. 

Ma per la prima volta, rispetto agli scorsi giorni, vengono segnalate alcune "attività insolite". In particolare, il ministro sudcoreano della Difesa, Jeong-Kyeong-doo, ha parlato di un "aumento delle attività militari" con un "incremento delle attività di ispezione di capacità operative" di artiglieria e flotta aerea.

Allo stesso tempo, però, NK News parla di "imponenti lavori" per l'installazione di strutture temporanee nell'area di Mirim, rivelati dalle immagini satellitari. Lavori che andrebbero però ricollegati ai preparativi per un'imponente parata militare, magari per quella in programma il 10 ottobre, giorno della fondazione del partito. Elemento che, dunque, farebbe pensare che non ci si trovi all'interno di un'emergenza politica come sarebbe quella causata dalla morte del leader e dal nodo successione.

Nelle città principali, Pyongyang e Dandong, viene riportato un clima "calmo", anche se nella capitale si assisterebbe ad "acquisti da panico", che potrebbero però essere dovuti alla pandemia, dopo le prime parziali ammissioni sulla presenza del Covid-19 all'interno del confine nordcoreano. Nonostante le restrizioni, tra l'altro, sono stati segnalati due camion passare dalla Corea del Nord alla Cina a Dandong.

Il fatto che non ci sia stata ancora nessuna apparizione, sin dall'inusuale assenza alle celebrazioni per il Giorno del Sole del 15 aprile, fa credere che Kim abbia quantomeno avuto seri problemi di salute. Tutte le opzioni, dalla convalescenza alla morte, restano ancora sul tavolo, mentre si inizia a ragionare anche sulle possibili conseguenze interne ed esterne di un eventuale decesso.

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Kim Yo-jong

Per quanto riguarda la successione, l'ipotesi più concreta è quella della sorella Kim Yo-jong, che ha esteso il suo raggio d'azione politico negli ultimi mesi. 32 anni non ancora compiuti, con un'educazione completata in un collegio svizzero, potrebbe essere lei a prendere il testimone dal fratello maggiore. Yo-jong è incaricata della propaganda di Pyongyang ed di recente è entrata a far parte dei componenti del Politburo. Negli scorsi anni ha sempre accompagnato il fratello nei momenti più rilevanti, a partire dagli incontro con Trump. E nel 2018 era l'unica donna presente al vertice intercoreano.

Ma anche su questo punto non c'è certezza. In corsa ci sarebbe anche la sorellastra Kim Sol-song, più esperta e già vicina a Kim Jong-il. Da non scartare nemmeno l'opzione del fratellastro Kim Pyong-il o di una leadership collettiva. Ipotesi che potrebbe non dispiacere alla Cina, che già ai tempi del precedente passaggio di consegne avrebbe accolto con favore una svolta sul fronte della successione ereditaria.

Sul fronte diplomatico, la morte di Kim Jong-un potrebbe mandare in archivio le speranze di Trump di riprendere il negoziato sulla denuclearizzazione. Tutto andrebbe rivisto da capo, con lo scontato ruolo fondamentale da parte di Pechino. Seul, da parte sua, potrebbe sperare in una possibile stagione di riforme e di aperture da parte di Pyongyang in vista di una riunificazione che appare però ancora lontana. Ma si potrebbe aprire una fase di instabilità con sviluppi ancora tutti da verificare. Una fase che, in realtà, sembra essersi già aperta e che proseguirà almeno fino a quando non arriverà una conferma. In un senso o nell'altro.

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