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Esteri
Coronavirus, la giravolta della crisi. Ora è la Cina che ha paura dell'Italia

Il 31 gennaio l'Italia, per prima in Europa, chiudeva i collegamenti aerei diretti con la Cina. Sempre in quei giorni, il governo Conte bis cercava disperatamente di capire come fare per riportare a casa gli italiani che si trovavano a Wuhan, aprendo a rimpatri anche per i connazionali che si trovavano in altre aree del paese. Poco più di un mese dopo la situazione si sta, paradossalmente ma non troppo, ribaltando. Già da circa una settimana alcune municipalità cinesi hanno disposto la quarantena di 14 giorni per chi arriva dall'Italia. All'inizio si era parlato di aree "ad alto rischio", senza citare il nostro Paese. Ora invece la municipalità di Pechino lo ha detto chiaramente: tutti coloro che dall'Italia arrivano nella capitale cinese dovranno stare due settimane in quarantena.  Misure analoghe, ma senza citare i nomi dei Paesi di provenienza, sono state annunciate nelle scorse ore anche dalla municipalità di Shanghai e dalla provincia sud-orientale del Guangdong.

D'altronde, secondo quanto riporta il Global Times, ci sono 8 casi di persone contagiate dal coronavirus arrivate in Cina dall'Italia. Il tabloid di Pechino spiega che gli ultimi sette casi sono stati riscontrati nella provincia dello Zhejiang e si tratta di sette cittadini cinesi, tutti impiegati in un ristorante di Bergamo. Sei di loro avevano condiviso lo stesso volo da Milano a Mosca e poi da Mosca a Shanghai. Un altro è invece arrivato in Cina èassando dalla Germania. Ora si trovano in quarantena nela contea di Qingtian insieme alla donna di 31 anni, sempre di ritorno da Bergamo e collegata agli altri casi, il cui contagio era stato certificato lunedì.

Per settimane in Italia si è sparsa la paura per tutto quanto concernesse la Cina, dal cibo ai ristoranti fino ai cittadini cinesi in Italia, magari anche residenti nel nostro Paese da anni. Paura verso gli asiatici in genere perché "sembrano cinesi". Pregiudizio, come dimostra l'incidente sui "topi vivi". E persino violenza, con diversi casi di insulti o aggressioni. Ora, dopo che il numero dei nuovi casi diminuisce giorno dopo giorno in Cina, mentre in Italia i contagi hanno superato quota duemila, non stupisce che siano i cinesi ad avere paura degli italiani. Un pensiero positivo, quantomeno, arriva dalla comunità cinese che sta donando mascherine e aiuti all'Italia, come accaduto in Piemonte, Lombardia e Lazio.

Ma la situazione non è semplice. Sempre il Global Times parla di "panico e insicurezza" per i cittadini cinesi residenti in Italia, "scettici sull’efficacia delle misure adottate dal governo per contrastare l’epidemia". Sarebbero molti i cinesi ad aver deciso di rimpatriare a causa della scarsa attenzione dimostrata dagli italiani alla prevenzione, compreso l'approccio al tema delle mascherine. In Cina, ma non solo, sono più abituati alle emergenze sanitarie (basti pensare alla Sars): anche per questo i cittadini sono più pronti ad accettare le misure di contenimento, al di là del giudizio di merito sulle limitazioni personali. Molto più difficile convincere ad accettare restrizioni personali gli italiani, sempre sul crinale tra panico e sottovalutazione.

Un ribaltamento negli eventi difficilmente pronosticabile fino a una decina di giorni fa, quando il governo Conte ancora lodava le "misure drastiche" prese per il contenimento dell'emergenza, in primis il blocco dei voli. Misure drastiche che ora sono gli altri ad applicare verso l'Italia, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che in un'intervista a La Stampa ha dichiarato che il nostro Paese "esige rispetto", dicendo "no ai blocchi". 

Doveva essere l'anno del turismo e della cultura Italia Cina. L'anno del Topo rischia invece di trasformarsi in un'agonia. 

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