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Esteri
Coronavirus, la verità sul laboratorio di Wuhan. In passato leak anche in Usa

Il Wuhan Institute of Virology è senza dubbio diventato il laboratorio più famoso al mondo. Nonostante non si sia dimostrata ancora alcuna prova, le teorie del complotto sull'origine del nuovo coronavirus nel laboratorio cinese sono diventate prima dubbi e poi accuse, formulate direttamente dalla Casa Bianca. Prima da Donald Trump e poi da Mike Pompeo. Questo nonostante gli studiosi, compresi quelli occidentali, siano stati unanimi nel sostenere che il virus è passato all'uomo in natura dopo essere nato probabilmente nei pipistrelli. Anche l'intelligence statunitense ha smontato la teoria del complotto, ma ciò non è bastato al presidente americano, che ha deciso di accusare e sfidare apertamente Pechino.

Ma di che cosa si parla quando si parla del laboratorio di Wuhan. L'istituto di virologia ha lavorato a ricerche sui virus nati nei pipistrelli e al loro collegamento alle epidemie. Ma in realtà non si tratta (o, quantomeno, non si è trattato negli scorsi anni) di un luogo misterioso e inaccessibile. Anzi, fa parte di una rete globale di istituti impegnati nella ricerca patogena.

Nel 2017 il Wuhan Institute of Virology ha aperto il primo laboratorio di livello 4 di biosicurezza in Cina (in tutto il mondo ce ne sono circa 40), un tipo di struttura ad alto contenimento in cui viene svolta ricerca sui patogeni più pericolosi. Una ricerca che si svolge, normalmente, anche manipolando virus letali. 

Gran parte della ricerca post-sars del laboratorio è stata mirata a comprendere il potenziale che i virus che ancora circolano tra i pipistrelli devono riversare nella popolazione umana. E dietro all'apertura di questo laboratorio di livello 4 ci sono anche personalità francesi e, udite udite, statunitensi. come spiega il South China Morning Post, facendo il nome di James Le Duc, direttore del Galveston National Laboratory presso l'Università del Texas.

Le Duc, che ha visitato il laboratorio nel 2017 prima che iniziasse le operazioni, ha affermato che gli scienziati dell'istituto di Wuhan erano stati attivi nel dialogo facilitato da organismi scientifici degli Stati Uniti e della Cina, partecipando alle discussioni e condividendo il loro lavoro. Ha anche difeso il vicedirettore dell'istituto Shi Zhengli, il cui lavoro nella ricerca di virus nei pipistrelli l'ha resa un bersaglio per i teorici del complotto.

Apertura al dialogo che però ora la Cina non sembra più disposta a mantenere, considerando anche l'alto livello di scontro con gli Stati Uniti. Circostanza che favorisce i sospetti, anche se tutti gli studi finora pubblicati sul Sars-CoV-2 li hanno smentiti.

E' un fatto che in passato dei virus letali siano sfuggiti da dei laboratori per errore. Nel 1978 l'ultimo caso di vaiolo noto al mondo è stato causato da una perdita di un laboratorio britannico. Nel 1979 una fuga accidentale di antrace ha causato la morte di 100 civili in Russia. Negli Stati Uniti si sono verificati rilasci accidentali di ebola, scrive l'Economist.

E' accaduto anche in questa occasione? Per ora ci sono le accuse degli Usa, ma per mettere a tacere le voci servono un maggiore dialogo e una maggiore trasparenza.

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