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Europee: astensiodemia e illusioni ottiche

Elezioni europee 2024: Astensiodemia e illusioni ottiche

E’ proprio vero che nella politica c’è sempre un po' di arte e un po' di astrologia. Quando si guardano i risultati elettorali infatti ognuno, esattamente come quando si ammira un quadro o si legge un oroscopo, può vederci quello che vuole, anche se si parla di numeri. In queste elezioni di sabato e domenica il fenomeno si è ripetuto e, nello stesso modo in cui si è verificato in tutte le occasioni precedenti, basta tendenzialmente che sia più convincente la prima analisi fatta a caldo perché poi si crei una diffusa idea di cosa ci dicano i voti delle elezioni europee 2024.

Proprio per questo è soggettivo tanto quanto per tutte le analisi e le sintesi fatte in questi giorni proporne un’altra che, come le precedenti, non ha l’ambizione di essere la verità ma almeno di sicuro una delle possibili interpretazioni verosimili di cosa sia successo sabato e domenica 8 e 9 giugno.

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La prima verità raccontata da molti è che per la prima volta nella storia in una elezione nazionale hanno votato il 49,69% degli italiani. Ovvero meno di uno su 2. Peccato che però questo evento storico sia passato in secondo piano rispetto ai risultati dei partiti e dei candidati, esattamente come si è fatto tutte le altre volte in cui si è verificata negli ultimi anni una riduzione significativa dei votanti. Piccola reazione scandalizzata e preoccupata di opinione pubblica e partiti e poi via a ricommentare la realtà esattamente come se nulla fosse successo e annoverando quel numerino dell’affluenza a fenomeno statistico più o meno preoccupante. Diciamo per fare un paragone che siamo dalle parti dei cambiamenti climatici per cui ogni tanto dopo un uragano tropicale, grandinate clamorose ed esondazioni parliamo di quanto si è riscaldato il pianeta e poi saliamo in auto serenamente.

Questa volta la notizia però è che con le elezioni di sabato e domenica siamo ufficialmente diagnosticabili come Paese ammalato di ASTENSIODEMIA, cioè di una lunga e strutturata epidemia di non voto. Non siamo più cioè un contesto dove la delusione temporanea per questo o quel partito piuttosto che il periodo in cui si vota o il tempo che fa in quei giorni possano determinare la scelta di non andare a votare una volta. Ormai quel numero che abbiamo registrato e un po' sottovalutato domenica sera cambia le prospettive con cui si analizza la politica italiana e anche quelle che dovrebbero orientare le future scelte di tutti i partiti e non solo di quelli che hanno più o meno perso.

Perché solo per fare qualche numero il 49% 2024 fa ancora più rumore se pensiamo che rappresenta la prima volta in cui scendiamo sotto il 50%, ma venendo da 45 anni fa quando alle prime elezioni europee votarono l’86% degli italiani e 20 anni fa nel 2004 votavano ancora più del 70%. Significa che più che guardare a quel 75 circa che se ne è andato dalle urne rispetto a 5 anni fa dovremmo guardare quell’italiano su 4 circa che invece in 20 anni ha scelto che la politica italiana non è più rappresentativa. E anche la teoria per cui il problema sarebbe delle elezioni europee, sentite lontane, è una favola metropolitana raccontata a chi ci vuole credere.

Elezioni politiche (cioè quelle più partecipate da sempre): nel 1983, 41 anni fa, per la prima volta si scende sotto il 90% di votanti; nel 2013, 11 anni fa, per la prima volta si scende sotto l’80% di votanti; 2022, 2 anni fa, per la prima volta si scende sotto il 70% di votanti. E poi prendiamo le elezioni regionali e le amministrative se ancora non siamo convinti che siamo entrati nell’era dell’Astensiodemia e fingiamo che tutto va bene come l’orchestra del Titanic. Per la Regione Lombardia nel 2018 votano il 74% degli elettori, mentre nel 2023 votano il 42%, giusto giusto il 32% in meno in 5 anni, che significa un cittadino lombardo su 3 e a scegliere chi governa la Regione sono 4 cittadini su 10.

In Regione Lazio negli stessi anni va anche peggio, visto che nel 2018 votano il 70% e nel 2023 il 37%, ovvero sempre il 33% in meno ma significa che a scegliere chi oggi guida la Regione Lazio sono stati poco più di un cittadino su 3. Ultimo esempio sui comuni. A Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna nel 2011 votavano per il Sindaco una media del 65%, mentre nel 2016 erano il 54% in media e alle ultime amministrative del 2021 (quelle che hanno deciso le attuali guide dei 5 Comuni) hanno votato il 47% in media. Cioè meno del 49% delle europee dello scorso week end.

L’Astensiodemia ci obbliga a rivedere anche la lettura dei numeri dei partiti e le considerazioni sulle loro vittorie o trionfi, come sono state considerati in questi giorni. Se infatti facciamo la cosa più onesta e logica, ovvero paragonare i risultati delle europee con quelli delle altre europee la valutazione che abbiamo letto nelle ultime ore sembra piuttosto surreale a volte. Non dobbiamo leggere le percentuali esclusivamente perché è proprio l’astensionismo a determinare l’obbligo di definire il successo o meno di un partito non più sulla base delle percentuali ma dei numeri di votanti assoluti. E se fosse così allora potremmo dire che il rischio è che alcune analisi e valutazioni politiche siano generate da una illusione ottica. Prendiamo Fratelli D’Italia e vediamo che in 10 anni di europee dal 2014 al 2024 passano da 1 milione di votanti circa a più di 6 milioni e 600000.

Ovvero parliamo di circa 5 milioni e mezzo in più. Quindi la valutazione di un successo è innegabile, anche se perdono voti rispetto al 2022. Prendiamo invece il Pd che nel 2014 viene votato da più di 11 milioni di elettori e nel 2024 da poco più di 5 milioni e mezzo. Ovvero in 10 anni ha dimezzato i suoi elettori calando della stessa cifra che ha guadagnato il partito di Giorgia Meloni. Ma ancora di più la cosa curiosa è che anche rispetto a 5 anni fa quando il Pd prese il 22,7% (quindi poco più dell’1% in meno di quest’anno) ci furono ben 500.000 elettori il più di questo week end 2024. Nulla toglie alle valutazioni complessive fatte di un risultato positivo da parte dei primi due partiti italiani, ma nel caso di uno dei due se ci teniamo fuori dalle illusioni ottiche possiamo dire che è davvero un successo, mentre nell’altro caso è una moderata resilienza.

Per concludere è utile una considerazione su come sia stata fatta la campagna elettorale in una fase ormai di conclamata Astensiodemia e quindi con la consapevolezza dei partiti che la prima scelta degli elettori è diventata non votare e le campagne si concentrano sul trattenere i propri affezionati di un’area politica anzichè sul conquistare l’opinione degli indecisi. Se guardiamo le campagne 2024 delle europee abbiamo la prova di quanto questo sia ormai realtà. E infatti a conquistare più voti sono quei partiti che hanno puntato di più su campagne di appartenenza ovvero sul non far fuggire voti dalla propria area verso l’astensionismo.

Con un particolare: che quando diciamo che più del 50% degli italiani votano due partiti sono sempre il 50% di metà degli italiani ovvero poco più di un italiano su 4. Tre italiani su 4 votano altro o non votano. Il vero bipolarismo italiano da domenica 9 giugno è ufficialmente quello tra chi non vota e chi vota e non più tra partiti.

 






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