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Esteri
A Kobane l'addio al piccolo Aylan. Il padre: l'ho riportato a casa
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Il Canada non è più un sogno. La realtà di Abdullah al-Kurdi, padre del piccolo rifugiato siriano annegato a tre anni la cui foto su una spiaggia turca ha scosso il mondo, è nel deserto della sua città natale, a Kobane, dove è tornato per seppellire sua moglie Rehan, Galib, 5 anni, e Aylan, che di anni ne aveva tre e si chiamava Alan. 'Portabandiera' in lingua curda.
 
Un corteo lo ha accompagnato verso quella stessa città da cui volevano fuggire divenuta simbolo della lotta all'Is.
 
Funerali. Una madre, i suoi sogni e i suoi figli, sepolti come martiri, perché morti per sfuggire a una guerra. Ma nulla è solenne. E' una terra deserta quella che si vede nelle immagini della cerimonia. Desolata, assolata, sabbiosa, spoglia. La gente scava con le pale una buca dove giaceranno le tre bare. Si alzano nuvole di polvere gialla, nessuna musica in sottofondo, pietre bianche in calcestruzzo delimitano il terreno storte, sdentate. Guardare è continuare ad assistere allo sfacelo di un Paese.

Abdullah ha lasciato Bodrum ieri sera e da allora non è più rimasto solo, come succede invece a molti altri migranti. E' stata la foto del figlio piccolo senza vita sulla spiaggia a rendere il suo lutto globale. Un volto per tutti, anche per chi tragedie come questa le ha vissute da invisibile. "Spero che la morte di mio figlio serva a testimoniare le sofferenze del popolo siriano", ha detto ieri.

In Turchia un lungo convoglio lo ha scortato fino al confine con la Siria, a Suruc. Si è fermato a tre chilometri dal confine di Ayn al-Arab (a nord), per essere sostituito a un altro a Kobane, un corteo formato dai parenti della famiglia, persone, e anche da alcuni deputati turchi dell'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan e del filo-curdo Hdp, tra cui Dilek Ocalan, la nipote del leader in prigione del Pkk.

La foto di Aylan è diventata il simbolo di una tragedia che sta scivolando tra le mani di un'Europa senza presa. "I miei bambini mi sono scivolati dalle mani - ha spiegato ieri il padre. Avevamo dei giubbotti di salvataggio, ma all'improvviso la barca si è capovolta, perché alcune persone si sono alzate in piedi. Tenevo la mano di mia moglie, ma i bambini mi sono sfuggiti". Il Canada dove vive la sorella aveva offerto asilo, "mia sorella vive lì. Le autorità canadesi mi hanno chiamato per chiedermi se volevo seppellire mia moglie e i bambini in Canada, ma non ho accettato. Voglio seppellirli a Kobane, e passare lì il resto della mia vita". In Canada la sorella di Abdullah, Tima, ha visto la foto. Insieme al padre li aveva aiutati a trovare il denaro per partire.

Dopo il naufragio che ha ucciso la famiglia Kurdi, la polizia turca ha arrestato quattro contrabbandieri sospetti, tutti di nazionalità siriana. E la foto continua a scuotere il mondo. A Istanbul i cittadini sono scesi per le strade con disegni e manifesti, per i diritti dei migranti.

Anche il Regno Unito comincia a reagire. "Profondamente commosso", David Cameron ha assicurato che la Gran Bretagna "assumerà le proprie responsabilità morali" nella crisi dei profughi. Un profondo cambiamento della propria posizione dopo le critiche per la sua chiusura sul tema dell'accoglienza.

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