Esteri
Iran, verso il vertice Washington-Teheran in Oman. Erdogan: "Stiamo facendo di tutto per evitare l’escalation"
Diplomazia al lavoro tra Paesi del Golfo ed Egitto per sventare il conflitto, ma il clima resta teso

Donald Trump e vertice Nato
Iran, vertice con gli Usa in Oman. Erdogan: "Faremo di tutto per evitare l'escalation"
"Evitare una guerra tra Iran e Usa e privilegiare la via diplomatica". Queste le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan per smorzare le tensioni tra Washington e Teheran e disinnescare l’escalation tra i due Paesi. Erdogan ha anche riferito di aver intrapreso una serie di missioni diplomatiche, facendo tappa prima in Arabia Saudita e poi in Egitto.
"Stiamo facendo di tutto per scongiurare una nuova escalation di tensione ed evitare che la regione sia trascinata nel caos e negli scontri. Ho parlato al telefono sia con il presidente americano Donald Trump che con il presidente iraniano Pezeshkian, e con il ministro degli Esteri iraniano ho avuto un dialogo diretto. Seguiamo la situazione e ho detto chiaramente che siamo contrari a un conflitto. Ora vedo che le parti sono più aperte al dialogo, uno sviluppo certamente positivo. Per risolvere i problemi la via non è quella della forza, ma quella del negoziato", ha affermato il leader turco ai giornalisti.
Merz: “Grande paura per escalation”
"La preoccupazione per un'escalation militare qui è grande. Noi siamo in stretto contatto con gli Usa. Siamo anche parte dell'E3. E vogliamo dare un contributo per fare in modo che l'Iran smetta di essere un fattore di destabilizzazione nella regione". È quanto dichiarato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz a Doha, a margine di uno degli incontri previsti durante la sua visita nei paesi del Golfo.
Il Cairo: “Fiducia su accordo Usa-Iran"
Sono ore di serrate consultazioni tra il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, i suoi omologhi di Qatar, Oman e Iran, e l'inviato Speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff, in vista dell'imminente vertice Usa-Iran che si terrà domani in Oman. A renderlo noto il ministero egiziano, manifestando pieno ottimismo verso l' “accordo di principio” che ha permesso di fissare il summit.
Abdelatty è rimasto in contatto negli ultimi due giorni con lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Badr bin Hamad Al Busaidi, ministro degli Esteri dell'Oman, Abbas Araqchi, ministro degli Esteri iraniano e lo stesso Steve Witkoff.
"I colloqui" - fa sapere in una nota il ministero egiziano - "si sono concentrati sugli sforzi per una de-escalation e per contenere le crescenti tensioni nella regione, nonché sugli sviluppi relativi all'incontro programmato tra Stati Uniti e Iran nel Sultanato dell'Oman. Il ministro Abdelatty" - spiega - "ha accolto con favore l'accordo di principio raggiunto per questo incontro, uno sviluppo che l'Egitto attendeva da tempo e per il quale ha lavorato instancabilmente per creare un ambiente favorevole attraverso continui sforzi diplomatici e una serie di intensi contatti nelle ultime settimane", nel rispetto delle direttive del presidente Al Sisi. L'Egitto conferisce al vertice di domani una "importanza cruciale affinché gli Stati Uniti e l'Iran raggiungano una soluzione pacifica e consensuale che tenga conto delle preoccupazioni di tutte le parti, basata sul rispetto reciproco e sugli interessi condivisi, al fine di scongiurare la minaccia di guerra nella regione".
Nobel iraniana Mohammadi inizia lo sciopero della fame in carcere
Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023 iraniana, arrestata a dicembre, ha iniziato uno sciopero della fame per reclamare il suo diritto a effettuare telefonate. Lo ha reso noto l'avvocato della sua famiglia. Mohammadi, arrestata il 12 dicembre durante una protesta nella città orientale di Mashhad, "è in sciopero della fame da tre giorni", ha comunicato all'Afp l'avvocato Chirinne Ardakani.
"Rivendica il suo diritto a telefonare, ad avere accesso ai suoi avvocati in Iran e a ricevere visite", ha spiegato Ardakani, specificando che l'ultima telefonata di Mohammadi alla sua famiglia risale al 14 dicembre e che i familiari erano stati informati dello sciopero della fame da un detenuto tornato in libertà.
