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Esteri
La sinistra riparte con Jeremy Corbyn

 

Primo maggio 1967, Salone Matteotti a Torino. Per la prima volta nella storia della sinistra compare una proposizione nuova, rispetto al modello di sviluppo, da modificare, del neo-capitalismo: "noi vogliamo una società più ricca perchè diversamente ricca, è il tipo di benessere, è cioè il tipo di consumi che vogliamo cambiare, sono le basi delle aspirazioni e delle preferenze e delle soddisfazioni da dare a queste preferenze che vogliamo cambiare, perchè il socialismo è un progetto dell'uomo, soprattutto, è un progetto dell'uomo diverso che abbia diversi bisogni e trovi il modo di soddisfare questi bisogni".

Non una società - per i molti che vi vivono - povera, austera, triste, ma più ricca, sobria, allegra, capace cioè di coniugare "i bisogni" necessari alla sopravvivenza: un lavoro e un reddito dignitosi, una casa decente, la disponibilità di beni e servizi pubblici - energia, acqua, trasporti - la tutela della salute e del benessero fisico, con "le aspirazioni" indispensabili per realizzare la propria identità e la propria vita: l'istruzione e la cultura, la formazione e il tempo libero per sè e gli altri, la qualità della vita, l'accesso ai benefici derivanti della ricerca scientifica.

Era solo l'abbozzo di una nuova società da fare - con 'le riforme strutturali' - del modello definito dal capitalismo, "divenuto troppo costoso per l'umanità" e dal neoliberismo, "il mercato non può esser libero", che il suo autore Riccardo Lombardi sostanziò negli anni '80 con il principio: "una società socialista è quella nella quale a ciascun individuo sia data la massima possibilità di influire sulla propria esistenza e sulla costruzione della propria vita“.

Così non è stato: ma, pur con tutti i grandi mutamenti intervenuti (le nuove tecnologie, l'informatica, la robotica) quel progetto di una società diversamente ricca, "per i molti non per i pochi" (for the many, not the few), lo sta riproponendo nel Regno Unito il veterano 'laburista di sinistra', il pacifista Jeremy Corbyn con un programma culturale e politico accolto positivamente dai movimenti sociali e giovanili come Momentum.

Programma che, impostato contro il razzismo e la xenofobia e per l'accoglienza, si basa sulla 'ri-nazionalizzazione' dei servizi pubblici essenziali: energia, acqua, scuola, università, trasporti, servizio sanitario; sulla tassazione delle multinazionali; sul superamento della precarietà del lavoro e delle diseguaglianze economiche e sociali; sulla lotta all'illegalità e all'evasione fiscale dei ricchi.

Un altro mondo, insomma, è possibile. E un programma simile potrebbe essere il collante dell'eventuale esecutivo M5S-Pd e Leu, in coincidenza proprio con la festa del lavoro 2018: per il Movimento pentastellato e per le due formazioni di sinistra potrebbe essere l'occasione storica per contribuire a cambiare l'attuale modello di società e posizionarsi nella Ue tra le più avanzate forze progressiste che stanno, tra l'altro, smentendo - come il Portogallo di Antonio Costa - il dogma thatcheriano 'l'alternativa non c'è', al dominio dei mercati e della finanza.

Solo un sogno ad occhi aperti? Chissà. L'alternativa al nuovo esecutivo M5S-Pd e Leu non esiste o meglio c'è: è il ritorno alle urne, magari già a settembre o ottobre. Il rischio è che senza cambiare radicalmente la legge elettorale  in cui il proporzionale è dominante e con un premio di maggioranza proibitivo, tutto resti com'è, salvo qualche percentuale in più o in meno tra i tre schieramenti (M5S, centro-destra e centro-sinistra) che sarebbero comunque obbligati di nuovo a trovare un accordo per formare il governo.

 

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