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Esteri
Macron parla di truppe in Ucraina. Ma intanto aumenta l'import di gas russo
Putin e Macron nel febbraio 2022 al Cremlino

La Francia importa più gas russo di tutti in Europa

Parlare duro da un lato, agire morbido dall'altro. A qualcuno potrebbe venire in mente questo paragone, osservando i dati emersi dalla nuova ricerca del think tank Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) per Politico, che a qualcuno potrebbero sembrare inattesi o clamorosi. Una ricerca che certifica che nei primi tre mesi di quest'anno le forniture di gas naturale liquefatto russo alla Francia sono aumentate più che in qualsiasi altro Paese dell'Unione Europea rispetto allo scorso anno.

Proprio mentre il presidente Emmanuel Macron si mostra come uno dei più strenui difensori dell'Ucraina e arriva persino a proporre l'invio di militari della Nato a difendere Kiev, tra le perplessità e anche un pizzico di fastidio da diversi altri Paesi europei (Italia compresa) per un contropiede giudicato fuori tempo e personalistico. Eppure, sul gas Parigi sembra avere una linea meno dura con la Russia.

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In totale, secondo il dossier del CREA, Parigi ha pagato più di 600 milioni di euro al Cremlino per le forniture di gas dall'inizio dell'anno. La Francia insiste sul fatto che i suoi acquisti di gas sono necessari per mantenere le forniture alle famiglie in tutta Europa e che è vincolata a un accordo a lungo termine con la Russia che è legalmente complesso da eludere.

Lo stesso ministro dell'Economia francese Bruno Le Maire ha difeso gli acquisti energeteici di Parigi. La fine della dipendenza della Francia dal gas di Mosca dovrebbe essere fatta "gradualmente per evitare un impatto troppo brutale sul mercato" e picchi di prezzo, ha detto Le Maire. Ma in molti pensano che Parigi potrebbe fare di più per ridurre gli acquisti, sostenendo che la sua inazione sarebbe in parte dovuta alla situazione del colosso energetico TotalEnergies.

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Il gigante francese, come racconta Politico, detiene una partecipazione del 20% nel progetto Yamal LNG, che gestisce un impianto di liquefazione nella Siberia nordoccidentale, di proprietà della società privata russa Novatek. In base a un contratto a lungo termine, l'azienda francese è obbligata a continuare ad acquistare almeno 4 milioni di tonnellate di GNL dall'impianto ogni anno fino al 2032.

Il miraggio del blocco delle importazioni da Mosca

E dire che già nell'immediato post invasione del 24 febbraio 2022, a Bruxelles circolavano piani e documenti programmatici volti a mettere fine alla dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia. Di più. Piani per arrivare in tempo neanche troppo lungo a un blocco totale. Secondo i desiderata dell'Ue, si arriverebbe alo svincolo finale dalle importazioni fossili da Mosca entro il 2027.

Vero che sin qui il blocco ha ridotto la sua dipendenza dal gas di Mosca di circa due terzi e ha imposto un divieto assoluto sulle importazioni di carbone e petrolio via mare. Ma gli sforzi per eliminare il gas naturale liquefatto si sono fin qui rivelati inefficaci. Oltre la Francia, secondo il report CREA almeno altri otto Paesi dell'Ue oltre la Francia continuano ad acquistare gas naturale liquefatto russo.

Come detto, Parigi guida il blocco sia per i volumi assoluti importati nel 2024 (1,5 milioni di tonnellate in totale) sia per l'aumento degli acquisti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Dopo la Francia appaiono in classifica il Belgio, la Spagna e i Paesi Bassi. Una situazione che a qualcuno inizia a non andare giù, a partire dai Paesi dell'Europa nord centro orientale e dagli Stati Baltici. La Lituania ha da poco proposto un divieto totale di import di gas naturale liquefatto russo, senza successo.

E così, mentre Macron dall'Eliseo parla di truppe in Ucraina, il gas continua a fluire da Mosca verso Parigi.






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