Esteri
Maduro, la Coordinatrice in Italia della Coalizione Democratica Venezuelana: "Non è un golpe, è una liberazione"
L'intervista alla rappresentante del presidente eletto Edmundo González e di María Corina Machado, Premio Nobel per la Pace

Maduro, la Coordinatrice in Italia della Coalizione Democratica Venezuelana: "Non è un golpe, è una liberazione"
Intervista a Maria Claudia Lopez, Coordinatrice in Italia della Coalizione Democratica Venezuelana, rappresentante del presidente eletto Edmundo González e di María Corina Machado, Premio Nobel per la Pace.
Le immagini di Nicolás Maduro e di sua moglie hanno fatto il giro del mondo. Che effetto hanno avuto su di voi e sulla comunità venezuelana?
È stato un impatto fortissimo, perché non parliamo solo di politica. Qui parliamo di un fatto umano, di giustizia. Per decenni abbiamo visto amici, compagni, cittadini venezuelani subire torture, repressioni, violazioni sistematiche dei diritti umani.
Nicolás Maduro e sua moglie – che non è solo una consorte, ma una corresponsabile – sono stati artefici di crimini contro l’umanità. Vedere quelle immagini ha generato un senso profondo di giustizia e di speranza: la convinzione che, prima o poi, il bene può vincere.
Una parte della comunità internazionale parla però di una grave ingerenza in uno Stato sovrano. Lei la definirebbe un golpe?
Assolutamente no. Il Venezuela è un territorio invaso da decenni, occupato e spartito tra le peggiori bande criminali e terroristiche del mondo, alleate del regime. La nostra non è un’ingerenza: è una liberazione.
Il Venezuela appartiene ai venezuelani. María Corina Machado è stata eletta nel 2023 con oltre il 95% dei consensi e ha ricevuto un mandato chiarissimo: guidare il paese verso una transizione democratica. È ciò che stiamo facendo.
Donald Trump ha dichiarato che María Corina Machado non sarebbe pronta a guidare il Venezuela. Come rispondete?
Non entro in speculazioni su dichiarazioni personali. Quello che posso dire è che la realtà parla da sola: María Corina Machado ha la leadership del popolo venezuelano, dentro e fuori dal paese.
Parliamo di una diaspora di oltre 8 milioni di persone, organizzata e coordinata a livello globale, che lavora a un progetto concreto di ricostruzione nazionale.
Trump ha quindi detto “no” a Machado come presidente. Questo vi preoccupa?
La nostra posizione non è un’opinione, è un dato di fatto. Esiste un programma di governo, si chiama “Venezuela, Tierra de Gracia”, ed è il frutto di anni di lavoro.
Siamo coordinati a livello mondiale, abbiamo appena tenuto riunioni operative con tutti i referenti internazionali. Oggi i venezuelani sono in piazza in ogni parte del mondo. Non è una festa: la nostra “tarea” non è ancora conclusa.
Qual è allora la priorità assoluta?
La liberazione immediata di tutti i prigionieri politici. Il Venezuela è un paese sequestrato dal regime di Maduro. Solo dopo potremo parlare davvero di ritorno in patria e di ricostruzione nazionale.
E siamo certi che la comunità internazionale ci accompagnerà in questo processo.
Tra i detenuti c’è anche Alberto Trentini, cooperante italiano incarcerato da oltre 400 giorni. Esistono spiragli per la sua liberazione?
Alberto Trentini, come molti altri cittadini stranieri, è stato sequestrato dal regime come strumento di ricatto internazionale. Oltre a lui ci sono altri cittadini italiani detenuti, come Biagio Pilieri. Tutti loro devono essere liberati immediatamente. La liberazione dei prigionieri politici, venezuelani e stranieri, è la prima azione che deve avvenire in tempi brevissimi.
In queste ore i venezuelani sono scesi in piazza in tutto il mondo. Che significato ha questa mobilitazione globale?
Il coraggioso popolo venezuelano è sceso in piazza in 30 Paesi e oltre 130 città del mondo. È una mobilitazione storica che non serve a celebrare una vittoria definitiva, ma a segnare un passaggio enorme: l’inevitabilità e l’imminenza della transizione democratica in Venezuela.
Ovunque ci siano venezuelani, oggi c’è un’unica voce che chiede libertà, giustizia e ritorno a casa.:
Avete ringraziato pubblicamente Donald Trump. Perché?
Sì, come venezuelani ringraziamo il presidente Trump per la fermezza e la determinazione nel far rispettare la legge. In un momento storico così delicato, la chiarezza e il rispetto dello Stato di diritto sono fondamentali.
Il futuro Venezuela democratico sarà un alleato strategico degli Stati Uniti in materia di sicurezza, energia, democrazia e tutela dei diritti umani (#DDHH).
Che messaggio volete mandare oggi ai venezuelani dentro e fuori dal Paese?
La libertà del Venezuela è vicina. Molto vicina. Presto potremo festeggiare nella nostra terra, non più in esilio. Oggi gridiamo, preghiamo e ci abbracciamo come una famiglia, perché questo è ciò che siamo diventati dopo anni di dolore e resistenza. E soprattutto perché i nostri figli torneranno a casa.
