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Esteri
Michelle Obama: a volte ritornano

A volte ritornano e non mollano.

Michelle Obama, la moglie di Barack, dà segni di inquietudine elettorale ed ambiziosa e megalomane com’è c’è da immaginare che stia scaldando i motori.

Per ora la Signora degli Orti sul Potomac nega, ma pochi ci cascano ricordando che Hillary Clinton per anni negò qualsiasi interesse per la Casa Bianca salvo fiondarsi nella competizione elettorale quando le fu data la possibilità.

Non per niente martedì prossimo uscirà l’autobiografia di Michelle in 24 nazioni contemporaneamente, già preannunciata con gran grancassa mediatica negli Usa.

Dalle anticipazioni si sa che parlerà delle solite cose, l’infanzia difficile, economicamente e umanamente nel South Side di una Chicago dura e spietata, la solita comunità afroamericana riunita la domenica alla Trinity United Church, con i gospel che alla fine piacciono tanto ai bianchi, l’incontro con il reverendo Wright che li sposò lei e Barack e battezzò le figlie.

Poi il racconto degli avi, tralasciandone uno che era nato dal rapporto tra una schiava nera e il padrone della fattoria dove lavorava.

Insomma la solita roba, un canovaccio che si ripete stancamente.

Ed è questo il punto.

Michelle Obama pare l’unica candidata, finora, in grado di sfidare fra due anni “The Trump”, ma con quali prospettive?

Quali sono attualmente i valori del Partito Democratico?

Si è visto nel 2016 come una sguaiata e ridanciana Hillary Clinton ha preso una tranvata storica per un motivo ben preciso: la gente non crede più ai ricconi delle élite democratiche che parlano di povertà a gente che non ha lavoro, non arriva a pagare le bollette e a mandare i figli alle università e come sovrapprezzo si sente recitare la lamentazione da Hillary o da Michelle.

Ormai il popolo americano, ma non solo, si è svegliato e si è accorto che i democratici predicano benissimo ma razzolano malissimo. Che sono multimilionari, magari come i repubblicani, ma fingono di essere poveri e vicini agli ultimi. E questo non può più essere accettato da un elettorato medio basso per cui la crisi del 2008 non è mai veramente passata.

Michelle Obama pare avviata sullo stesso identico sentiero di Hillary Clinton: abiti firmati e costosissimi, voglia smodata di apparire e di avere successo, risatone a trentadue denti da adolescente invasata su Facebook, e poi improbabili sermoni sulle bellezze della coltivazione dei pomodorini biologici sulle rive del Potomac, il fiume che attraversa Washington.

La campagna moralizzante contro le merendine ipercaloriche fatta da una che è cronicamente in sovrappeso non l’ha aiutata e non ha aiutato il Partito Democratico.

La gente è stufa di un partito democratico che ha da decenni non si occupa dei problemi economici delle persone per difendere solo minoranze aggressive e spesso violente che in realtà sono ricche e ben piazzate nell’establishment Usa.

Si pensi solo che l’intera Silicon Valley californiana, quella che ha inventato il Web commerciale, comandata da ragazzini antipatici, viziati e ricchissimi, vota tutta per i democratici.

Per questo Donald Trump non può che ringraziare commosso se Michelle Obama sarà la sua sfidante nel 2020 perché è un copione già visto con Hillary Clinton. Trump ha bisogno proprio di queste persone per far risaltare la sua figura e il suo programma fatto di buon senso rurale americano; sa che in fondo il loro elettorato le odia per tutte le contraddizioni che mettono in mostra e non potrebbe auspicarsi un avversario migliore.

 

 

 

 

 

 

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