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Esteri
Netanyahu, il mandato di arresto uno scandalo? No, una vittoria dell'umanità
Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele dal 29 dicembre 2022

Israele, il mandato di arresto per Netanyahu e la sua "banda" è una vittoria dell'umanità

Nelle ultime ore circolano sul web video terrificanti che riprendono il raid della polizia di New York nell'accampamento della Columbia. Il fatto che sia stata l’amministrazione della Columbia a chiamare la polizia per brutalizzare i propri studenti rende tutto ancora più scioccante.

A Los Angeles manifestanti pro Israele hanno attaccato gli accampamenti degli studenti pro-Palestina poche ore dopo che la polizia aveva autorizzato una protesta simile a New York. Molti accampamenti delle università statunitensi sono stati oggetto di violente aggressioni agli studenti che da settimane chiedono il boicottaggio di aziende e persone che hanno legami finanziari con Israele e con il supporto dei quali Israele attua le sue politiche genocidarie dei nativi.

Mary Osako, vicerettrice dell'UCLA- Università California Los Angeles, ha affermato che nell'accampamento hanno avuto luogo "orribili atti di violenza". Sempre ieri, alla Columbia University di New York, la polizia ha arrestato i manifestanti dopo che avevano preso possesso dell’edificio del Rettorato, cosa che non capitava dai tempi dell’occupazione verificatasi del 1968, fatta allora come segno di protesta contro la guerra del Vietnam.

LEGGI ANCHE: Netanyahu: "Entreremo a Rafah con o senza accordo", e da Hamas vuole tregua

Malgrado la brutalità con la quale USA e mondo occidentale cercano di reprime questa ondata globale di proteste studentesche che invocano la pace opponendo alla forza bruta la resistenza non violenta, sempre dal fronte americano arrivano le prime conquiste.

Ieri sera è arrivata la notizia che la Brown University di Rhode Island ha raggiunto un accordo con gli studenti per considerare la “dismissione dagli investimenti che finanziano Israele" in cambio della rimozione dell'accampamento istituito a sostegno della Palestina e di Gaza. È la prima grande mossa messa a segno da un'università americana della Ivy League e che segna anche un punto a favore del movimento studentesco americano Solidarity Encampments a sostegno dei palestinesi e contro il genocidio di Gaza.

La presidente della Brown Christina Paxson ha dichiarato “che gli studenti hanno accettato di porre fine alla protesta e liberare il luogo entro le 17:00 ora locale di martedì”, astenendosi "da ulteriori azioni che avrebbero violato il codice di condotta di Brown fino alla fine dell'anno accademico". Molti degli studenti della Brown sono consapevoli di “aver ottenuto un'enorme vittoria sia per il movimento internazionale sia per il popolo palestinese. E mentre studenti e professori vengono arrestati, la tragicomica farsa dei leader occidentali continua all’insegna della politica dei “due pesi e due misure”.

Secondo indiscrezioni confermate lunedì dal New York Times, così come era già stato fatto per Putin, la Corte penale internazionale dell’Aia starebbe lavorando a un provvedimento per emettere un mandato di arresto per Netanyahu e alcuni membri del suo entourage, compresi il ministro della Difesa Gallant e il capo dell’esercito Halevi.

Ma a differenza di quel che capitò con il leader russo, gli Stati Uniti hanno subito fatto subito sapere che “non supportano l'indagine”. E per bocca di Vedant Patel, portavoce del Dipartimento di Stato, hanno giustificato la presa di posizione ai giornalisti presenti alla conferenza stampa dicendo, cito testualmente “che le azioni commesse dalla Russia in Ucraina non possono essere moralmente equiparate alle azioni di Israele a Gaza”. Una dichiarazione improntata all'ipocrisia, che offende l’intelligenza di chiunque la legga o la ascolti.

L’indagine della corte dell’Aia, partita nel 2014 - anno dell’operazione militare israeliana “Margine di protezione”, nel corso della quale vennero uccisi circa 2300 palestinesi, un terzo dei quali bambini – contempla eventuali crimini di guerra in violazione del principio di “distinzione, precauzione e proporzionalità” nella reazione e “si estende all’escalation delle ostilità e della violenza dopo gli attacchi avvenuti il 7 ottobre”. Simili provvedimenti sembra possano essere emessi anche nei confronti dei leader di Hamas.  

Questo nuovo fronte giudiziario colpisce le figure al comando di Israele e si aggiunge a quello già aperto lo scorso 26 gennaio in seguito alle accuse per genocidio formulate presso la Corte internazionale di giustizia dal Sudafrica e per le quali Israele verrà processato. Una ulteriore prova indiziaria che incrimina Israele, Netanyahu e i suoi sodali.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in un video comunicato alla nazione ha dichiarato che “La possibilità che emettano mandati di arresto per crimini di guerra contro i comandanti e i leader dello stato dell'IDF (Israel Defence Force), è uno scandalo su scala storica". E malgrado i funzionari israeliani abbiano espresso preoccupazione per quella che sarebbe “la più grave azione legale internazionale intrapresa contro Israele dal 7 ottobre”, nel video comunicato Netanyahu ha chiarito in modo perentorio e categorico che " nessuna decisione, né all'Aja né altrove, potrà danneggiare la nostra determinazione a raggiungere tutti gli obiettivi della guerra: il rilascio di tutti i nostri ostaggi, una vittoria completa su Hamas e la promessa che Gaza non rappresenterà più una minaccia per Israele.". E non più tardi di cinque giorni fa ha ribadito, che i suoi obiettivi sono “Prima Rafah, poi Hezbollah, poi l’Iran”.

Finché c’è guerra c’è speranza per Netanyahu. Una speranza che si assottiglia per i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, dove ormai il numero dei morti ha quasi raggiunto il numero impressionante di 36mila persone, metà dei quali bambini e infanti.






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