Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, è la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026. La giurista sudafricana, di origini indiane tamil, è stata premiata per il suo impegno nella giustizia internazionale e nel perseguimento dei crimini di guerra, contro l’umanità e del genocidio.
Il tribunale per il Ruanda, la Corte penale internazionale e l’impegno contro la pena di morte
Navanethem “Navi” Pillay, 85 anni, è la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2026. La giurista sudafricana, di origini indiane tamil, è stata premiata per il suo impegno nella giustizia internazionale e nel perseguimento dei crimini di guerra, contro l’umanità e del genocidio.
Nata il 23 settembre 1941, Pillay è stata la prima donna non bianca a diventare giudice dell’Alta Corte del Sudafrica. Ha presieduto il Tribunale penale internazionale per il Ruanda ed è stata giudice della Corte penale internazionale. Dal 2008 al 2014 ha ricoperto la carica di Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nell’aprile 2015 è diventata il sedicesimo commissario della Commissione internazionale contro la pena di morte.
Durante la proclamazione a Oslo, il Comitato norvegese ha riconosciuto il suo “eccezionale coraggio e integrità” nel lavoro contro “i crimini di guerra”. La motivazione dell’assegnazione recita: “Il Premio NOBEL per la Pace per il 2026 va a una persona che con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. Il vincitore di quest’anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra, contro l’umanità e il genocidio vengano perseguiti”.
Navi Pillay e le accuse di genocidio a Israele per Gaza
Nel 2025, nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta internazionale indipendente dell’Onu sul territorio palestinese occupato, Pillay aveva accusato Israele di genocidio nella Striscia di Gaza.
“La Commissione stabilisce che Israele è responsabile della commissione di un genocidio a Gaza”, aveva dichiarato la giurista, aggiungendo: “È evidente che sussiste l’intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti nella Convenzione sul genocidio”.
Le conclusioni erano state formulate dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite e non costituiscono una sentenza definitiva di un tribunale internazionale. Pillay aveva attribuito a Israele la responsabilità di atti che, secondo la valutazione dell’organismo da lei presieduto, rientravano nella definizione di genocidio.
Il Comitato del Nobel non riesce a contattare la vincitrice
La proclamazione del premio ha riservato anche un episodio curioso. Il Comitato norvegese per il Nobel non è ancora riuscito a mettersi in contatto con Navi Pillay per comunicarle il riconoscimento. “Purtroppo, per quanto ne so, non siamo riusciti a raggiungere Navi Pillay”, ha spiegato il presidente del Comitato, Jørgen Watne Frydnes, rispondendo ai giornalisti durante la conferenza stampa a Oslo.
Frydnes ha poi rivolto un invito alla vincitrice, scherzando sui tentativi di contattarla: “Il mio messaggio per lei è questo: se vede un numero norvegese che la chiama, per favore risponda. Mi piacerebbe molto parlarle al più presto”.


