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Esteri

Di Ernesto Vergani

Il coinvolgimento a tutto tondo dell'Italia nella guerra contro l'Isis è stato paradossalmente annunciato da Barack Obama. Il presidente Usa, uscito dalla riunione al Pentagono del Consiglio per la sicurezza nazionale, ha affermato: "Gli Stati Uniti fanno la loro parte, come la fanno i nostri alleati: Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Australia". Alcuni commentatori sostengono che Obama si riferisca alla Conferenza internazionale in corso a Roma per la pacificazione della Libia (sulla falsariga di quella di Vienna per la Siria) o a un generico appoggio. Il punto è che cosa pensano i terroristi dell'Isis, che avranno limiti pure a livello di intelligenza e intelletto. E' quindi ragionevole pensare che per i terroristi l'Italia sia in guerra contro di essi al pari di americani, francesi, inglesi.

Gli Stati Uniti sono la democrazia più evoluta e la dichiarazione di Obama non può essere né un'ingerenza né un lapsus (ma a un esperto di diplomazia può suscitare dubbi l'ordine con cui sono elencate le nazioni: Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Australia). Molto più semplicemente quello di Obama è probabilmente un invito all'Italia: basta sofismi. Fate la cosa giusta. La guerra è ormai mondiale. Sarà sicuramente vinta. L'Italia è parte di tale movimento a tutti gli effetti. Per giunta l'Arabia Saudita ha annunciato una coalizione militare di 34 nazioni islamiche contro i terroristi, tra cui Egitto, Giordania, Qatar e Turchia. E intanto il segretario di Stato americano John Kerry si reca a Mosca per incontrare il suo omologo russo, Sergej Lavrov, per sciogliere il nodo siriano ossia decidere del futuro del presidente Bashar al-Assad.

Obama ha posto poca attenzione alle Conferenze internazionali di Roma e Vienna. Ciò dimostra che le due sono situazioni ben distinte: da un lato i terroristi dell'Isis, che  devono essere annientati, dall'altro il futuro dei paesi dove essi sono presenti. Le due cose non possono essere fatte contemporaneamente o meglio, sicuramente le scelte politiche definitive saranno prese dopo l'eliminazione totale dell'Isis. Da che mondo è mondo, prima si fanno le guerre, poi le conferenze di pace. Di fronte a un simile assist di Obama al nostro Paese, la posizione dell'Italia è ancora quella attendista tenuta finora? "Noi siamo pronti anche militarmente - ha dichiarato il 6 dicembre scorso il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un'intervista al Corriere della Sera. -  Se ci sarà una strategia chiara ci saremo...".

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