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Esteri
Petrolio, niet Arabia-Russia a Biden. Pausa nella produzione,inflazione record

Biden chiede di dare fondo alle riserve di petrolio, Arabia Saudita e Russia dicono no

Giornate complicate per il petrolio, giornate complicate per Joe Biden. Sempre più riserve sulla richiesta del presidente degli Stati Uniti per dare fondo alle riserve (gioco di parole inevitabile) di greggio. Una richiesta tesa ad abbassare il prezzo del petrolio sul mercato. Obiettivo della Casa Bianca: tenere a freno un'inflazione che galoppa su ritmi record, mai così veloci negli ultimi 30 anni negli Stati Uniti. Ma c'è chi non ci sta. E non si tratta solo di rivali geopolitici o geoeconomici. Oltre alla Russia, infatti, è soprattutto l'Arabia Saudita a stoppare i piani di Biden. Questo nonostante altri paesi non certo allineati ai desideri di Washington come la Cina abbiano risposto in modo affermativo alla richiesta a stelle e strisce.

Nei giorni scorsi, il numero uno della Casa Bianca ha annunciato che il Dipartimento dell’Energia Usa renderà disponibili 50 milioni di barili di petrolio dalla Strategic Petroleum Reserve. Dei 50 milioni di barili di petrolio che verranno resi disponibili dagli Usa, 32 milioni saranno rilasciati dalla Strategic Petroleum Reserve nei prossimi mesi, con la previsione che il petrolio alla fine tornerà nelle riserve negli anni a venire. I restanti 18 milioni costituiranno, invece, un'accelerazione, sempre nei prossimi mesi, di una vendita di petrolio che il Congresso aveva precedentemente autorizzato. Un'azione senza precedenti che ha coinvolto anche Cina, India, Corea del Sud, Giappone e Regno Unito.

Ma non tutto è filato liscio come Biden sperava. Alcuni membri dell'Opec+, in particolare Russia e Arabia Saudita, si sono orientati verso una revisione dei piani di produzione in seguito allo sblocco delle riserve petrolifere strategiche deciso dagli Usa. Riad e Mosca avrebbero deciso di mettere in pausa il previsto aumento dell'offerta a un ritmo pari a 400.000 barili al giorno ogni mese fino all'anno prossimo. In soldoni, significa che Arabia Saudita e Russia “considerano una pausa nella produzione”: con la conseguenza che lo sperato aumento di greggio sul mercato non ci sarà o sarà ridotto, con conseguente mancato ribasso dei prezzi. E, ancora, conseguente pugno di mosche per Biden.

A Biden serve più petrolio per abbassare i prezzi del carburante

Gli Usa hanno bisogno di stoppare l'inflazione e il caro carburante. Anche perché il consumo di greggio nel paese è elevatissimo. Lo fa capire anche la mancata risposta del segretario all'Energia, Jennifer Granholm, a una domanda scomoda che le è stata posta durante il briefing quotidiano della Casa Bianca. Un giornalista della Cbs ha chiesto al segretario all'Energia: "Sarei curioso di sapere quanti barili di petrolio si consumano negli Stati Uniti ogni giorno...". E Granholm ammette di non saperlo: "Non ho i numeri davanti a me, mi dispiace". E il giornalista ribatte: "Alcuni suggeriscono che siano circa 18 milioni il che suggerirebbe che state liberando meno di tre giorni di fornitura dalle riserve di greggio. Pensate bastera'?". 

Secondo i dati ufficiali, nel 2020 gli Stati Uniti hanno consumato una media di circa 18,19 milioni di barili di petrolio al giorno (per un totale di circa 6,66 miliardi di barili), il livello più basso su base annua dal 1995. Il calo dei consumi nel 2020 rispetto al 2019  stato secondo la US Energy Information Administration, il più grande mai registrato negli Stati Uniti ed è stato in gran parte il risultato della risposta globale alla pandemia di Covid. Secondo molti analisti, sulla base di questi dati il rimedio pensato dalla Casa Bianca era dunque temporaneo e privo di capacità di incidere a livello sostanziale sul medio-lungo periodo. 

Perché Russia e Arabia Saudita dicono no a Biden

Capacità ridorre ancora di più, senza l'aiuto coordinato degli altri produttori. Che però non tutti sembrano disposti a dare. Non a caso le resistenze arrivano da due paesi coi quali Biden non ha saputo sviluppare un rapporto florido a livello diplomatico. Ovvia la tensione con la Russia, se si considera il famoso "killer" rivolto dal presidente americano all'omologo Vladimir Putin durante un'intervista la cui eco non è stata cancellata dal summit successivo di Ginevra. Ma anche con l'Arabia Saudita, un tempo fido alleato di Washington in Medio Oriente, le relazioni non vivono un momento particolarmente positivo. 

Biden non ha ancora parlato con Mohammed bin Salman, il principe ereditario e plenipotenziario a Riad. Cosa che non è piaciuta all'erede al trono, il quale nel frattempo ha approfondito e diversificato i propri rapporti, guardando per esempio alla Cina. Non solo. Il riavvio dei negoziati con l'Iran, storico rivale regionale dell'Arabia Saudita, non sono visti di buon occhio. Anche così si può spiegare il mancato favore dei sauditi a Biden, che ora però rischia di dover far fronte a un'inflazione galoppante a casa sua. 

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