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Qatargate, Eva Kaili: “Verrò a vivere in Italia perché è un Paese garantista”

L’ex vicepresidente del Parlamento Ue, coinvolta nell’inchiesta, si sfoga: “Il mio partito non mi ha difesa”

Qatargate, Eva Kaili: “Verrò a vivere in Italia perché è un Paese garantista”
Eva Kaili
Qatargate, Eva Kaili: “Verrò a vivere in Italia perché è un Paese garantista”
Qatargate, Eva Kaili: “Verrò a vivere in Italia perché è un Paese garantista”
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Qatargate, Eva Kaili: “Verrò a vivere in Italia perché è un Paese garantista”

Qatargate, Eva Kaili: “Quanta omertà da tutto il Parlamento Ue…”

Lo scandalo denominato Qatargate che ha travolto il Parlamento Ue non è ancora concluso. Sono in corso le indagini sulle presunte “mazzette” ricevute da europarlamentari da Paesi extra Ue, come appunto Qatar e Marocco. Il 9 dicembre 2022 la magistratura di Bruxelles ha disposto otto arresti e perquisizioni per corruzione in case e uffici di deputati europei — tra cui l’allora vicepresidente del Parlamento Ue Eva Kaili. “Trovo oltraggiosa – dice Kaili a Il Corriere della Sera – l’omertà di tutto il Parlamento europeo su una restrizione così incostituzionale del mio diritto di difendermi e di parlare di tutto ciò che è stato fatto trapelare ad arte ed è stato architettato contro di me“.

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Kaili sostiene di non essere stata difesa dal suo partito S&D e dal Parlamento europeo e annuncia di aver fatto causa al Parlamento Ue. Ma la ex vicepresidente greca guarda anche al futuro e la sua vita la vede lontana da Bruxelles. “Probabilmente – prosegue Kaili a Il Corriere – mi trasferirò in Italia. Perché è un Paese che considero casa per diversi motivi e perché in Italia esiste una bella parola come “garantismo” che dovrebbe essere tradotta in tutta Europa. In Italia ci sono alcuni partiti che si oppongono ai processi a sfondo politico e chiedono il rispetto della presunzione di innocenza indipendente dal partito della persona accusata”. Kaili è la compagna di Francesco Giorgi, ex assistente di Antonio Panzeri. Entrambi sono stati travolti da questa inchiesta, il primo – riporta Il Corriere – “si occupava di gestire i contanti”; il secondo, per gli inquirenti, era il “manovratore” del sistema di tangenti.