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Esteri
Russia alla conquista dell'Africa: la Francia arretra, Putin entra in Sahel
Putin Lapresse

Non ci sono solo Francia e Cina, anche la Russia sta espandendo la sua presenza in Africa. E non solo in Maghreb, ma ben oltre. Mosca muove le sue pedine sullo scacchiere africano e mette delle bandierine nuove, fino a poco tempo fa del tutto inattese. Libia, Repubblica Centrafricana, persino Madagascar. Dal Maghreb al Mediterraneo, primo interesse strategico del Cremlino, dal cuore del continente africano fino all'oceano Indiano. Ora, però, la Russia mette un piede anche nel Sahel, tradizionalmente l'area eletta dell'influenza francese e della cosiddetta Françafrique. 

LA FRANCIA ARRETRA IN SAHEL, LA RUSSIA AVANZA. IL MALI CHIEDE L'AIUTO DEI CONTRACTORS DI MOSCA

Succede in particolare in Mali, un paese che ora approfndisce il legame sotto il profilo della sicurezza con Mosca. Segnale molto interessante e per certi versi preoccupante per la Francia, che vede erodere la sua presa su un'area considerata a dir poco strategica. Un'erosione che segue alcuni passi falsi di Parigi nella zona. L'uccisione di Idriss Déby in Ciad ha lasciato il segno in tutti i governi dell'area. Déby è morto lo scorso aprile a poche ore dalla pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali. Secondo quanto riferito dai portavoce delle forze armate, il capo di stato ciadiano non sarebbe sopravvissuto alle ferite riportate da un attacco condotto durante l'avanzata del Front pour l’Alternance et la Concorde au Tchad (FACT). 

Un forte colpo alla reputazione della Francia di agente di sicurezza, nonostante Parigi si sia impegnata nei mesi successivi, anche con l'aiuto dell'Italia, a colpire i gruppi jihadisti presenti nel quadrilatero Niger-Ciad-Mali-Burkina Faso. Non abbastanza per evitare l'avanzata russa. Il governo del Mali, nato dopo un golpe militare degli scorsi mesi, ha infatti ufficializzato di fronte all'Onu la richiesta di aiuto nei confronti dei mercenari russi del gruppo Wagner per contrastare l'insorgenza jihadista. Non più Francia, dunque, ma Russia. Nemmeno più task force italofrancese. Il nostro paese è infatti molto presente nell'area e ha anzi aumentato le spese militari a sostegno delle missioni attive nel Sahel.

IL LEGAME MILITARE TRA RUSSIA E AFRICA

Tradizionalmente, il legame tra Russia e Africa è stato più che altro di natura militare. Ancor prima della sua dissoluzione, l'Unione Sovietica ha partecipato all'addestramento di circa 250 mila soldati africani provenienti da diversi paesi, in particolare Zimbabwe, Guinea e Madagascar. A livello commerciale, invece, Mosca parte da una posizione di netto svantaggio rispetto agli altri attori presenti nel continente. Ma mentre l'interscambio commerciale di alcuni di questi sta diminuendo, quello russo è in deciso aumento. Basti vedere a quanto successo nel decennio 2006-2016, durante il quale secondo il report del Brookings Institution, l'export degli Stati Uniti è diminuito del 66%, così come quello del Brasile, mentre quello di Mosca è aumentato dl 168%, pur mantenendosi su livelli totali ancora molto minori.

Ancora oggi, il lato militare della presenza russa in Africa è molto sviluppato. La vendita di armi russe in Africa è in netto aumento sin dal 2014 e nel continente continuano a essere attivi a diverse latitudini contractors e mercenari collegati a diverso livello con Mosca. Un esempio lampante è quello della compagnia Wagner, che secondo diverse fonti sta giocando un ruolo in Libia al fianco delle milizie del generale Haftar. La figura chiave, in particolare in relazione alla compagnia Wagner, è Ievgheni Prigozhin, ex imprenditore nel settore della ristorazione e ora considerato come il coordinatore di questi gruppi di contractors. Tanto che avrebbe partecipato personalmente all'incontro della scorsa settimana tra Haftar e i vertici militari russi a Mosca.

ARMI, MINIERE E CONCORSI DI BELLEZZA IN REPUBBLICA CENTRAFRICANA

La presenza russa si spinge anche nel cuore dell'Africa. In particolare nella Repubblica Centrafricana, paese già dilaniato da una lunga serie di conflitti interni. E' qui che la presenza russa in Africa si fa più evidente. Dopo un incontro tra il presidente di Bangui, Touadéra e il potente ministro degli Esteri Sergej Lavrov, Mosca ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu una deroga sull'embargo delle armi per la Repubblica Centrafricana, in vigore dal 2013. Dopo la concessione della deroga, la Russia ha cominciato non solo a esportare armi nel paese ma anche a mandare nel paese proprie forze speciali, che hanno rafforzato la guardia presidenziale, e istruttori militari. In cambio, il governo di Bangui ha garantito l'accesso ad alcuni dei suoi giacimenti minerari a delle società russe, alcune ancora una volta riconducibili a Prigozhin. A proposito di risorse naturali, la Russia partecipa a progetti di estrazione anche in altri paesi africani come per esempio Sudafrica, Guinea e Zimbabwe. Ma nella Repubblica Centrafricana Mosca sta provando a esercitare anche il proprio soft power attraverso, tra le altre cose, l'apertura di un istituto di cultura e persino l'organizzazione di concorsi di bellezza.

CENTRALE NUCLEARE IN ZAMBIA, IL CASO MADAGASCAR E IL SOSTEGNO A GHEDDAFI IN LIBIA

Non è tutto. Nel 2019 è stato firmato un accordo per la costruzione di una centrale nucleare in Zambia. E non poteva mancare, come accade altrove con accuse tutte da verificare, l'ipotetica influenza politica. Ecco allora le presunte interferenze sulle elezioni in Madagascar, paese ricco di uranio, nichel e soprattutto di cobalto, elemento chimico fondamentale, tra le altre cose, per lo sviluppo delle automobili elettriche. L'Africa è sempre più il terreno di gioco di sfaccettati interessi economici e diplomatici globali. Senza contare i tradizionali rapporti radicati in Libia, dove il Cremlino ha prima aiutato il generale Haftar e ora sembra sostenere l'ascesa al potere di Gheddafi Junior. I vuoti lasciati da Stati Uniti e occidente non vengono riempiti solo dalla Cina, ma anche dalla Russia.

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