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Esteri
Russiagate, l'ambasciatore Sergej Kislyak esce di scena: richiamato a Mosca

La Russia ha richiamato alla base il suo ambasciatore negli Stati Uniti, Sergej Kislyak. Un'ipotesi accennata da tempo ma che ora è diventata ufficiale, con un comunicato su Twitter, proprio a poche ore dalle scottanti rivelazioni del Washington Post. Il quotidiano, ieri, aveva riportato alcune intercettazioni di intelligence in cui Kislyak si vantava con i suoi referenti al Cremlino di aver discusso con l'attuale ministro della Giustizia, Jeff Sessions, di Trump, della sua campagna elettorale e del suo futuro approccio con la Russia. Cosa che Sessions ha sempre smentito in pubblico, complicando parecchio la sua posizione.

La decisione di richiamare Kislyak poco dopo questo ultimo capitolo del Russiagate potrebbe dunque far pensare come l'inchiesta sulle presunte complicità tra lo staff di Trump e Mosca durante la campagna elettorale possa prendere una piega sempre più infausta per il presidente americano e quello russo Putin. Dopo le recenti smentite su una possibile dipartita di Kislyak, l'ultima a fine giugno, oggi il Cremlino ha ceduto. Non è stato ancora comunicato il suo successore, ma molto probabilmente sarà il viceministro degli Esteri russo Anatolj Antonov, che fino a qualche giorno fa ha condotto una dura campagna diplomatica con gli americani per far annullare le sanzioni di Obama per gli hackeraggi pre elezioni.

Kislyak, 66 anni, ambasciatore negli Stati Uniti dal 2008 e con alle spalle una prospera carriera diplomatica nell'Unione Sovietica, è una figura cruciale dell'inchiesta sul Russiagate. Oltre agli incontri e ai rapporti con Sessions, ha incontrato più volte il genero e consigliere di Trump, Jared Kushner, in almeno due occasioni, nell'aprile 2016 e poi in dicembre all Trump tower di New York. Riguardo alla prima occasione Kushner ha detto di "non ricordare", sulla seconda ha parlato semplicemente di "stabilire un contatto" dopo l'elezione del suocero alla Casa Bianca.

Ma soprattutto, Kislyak è stato strumentale nella caduta di Michael Flynn, il consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, che a febbraio si è dovuto clamorosamente dimettere a causa di alcune conversazioni segrete con l'ex ambasciatore russo che Flynn, ufficialmente, non aveva comunicato neanche al vicepresidente Penn. Ora Kislyak, mentre l'inchiesta Russiagate si sempre più bollente, se ne va. E chissà quanti segreti porterà con sé a Mosca.

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