"Ucraina e truppe europee a Kiev? Se la Russia attacca, i Paesi che le inviano entreranno automaticamente in guerra con Mosca” - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 15:41

"Ucraina e truppe europee a Kiev? Se la Russia attacca, i Paesi che le inviano entreranno automaticamente in guerra con Mosca”

Intervista a Stefano Stefanini, Ambasciatore presso la NATO, ex consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e senior advisor ISPI

di Federica Leccese

Guerra Ucraina, intervista all'ambasciatore Stefanini

La “Dichiarazione di Parigi” è stata presentata da Macron come una svolta, perché per la prima volta sancisce una convergenza operativa tra Usa, Ue e Ucraina. Ma sarà davvero così? Rappresenta un primo passo verso un nuovo modello di sicurezza europea o rischia di restare l’ennesima dichiarazione senza effetti concreti?

A fare chiarezza è Stefano StefaniniAmbasciatore presso la NATO, ex consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e senior advisor ISPI – che ad Affaritaliani spiega i rischi legati a un eventuale invio di truppe europee in Ucraina: “Se in futuro la Russia attaccasse nuovamente Kiev, i paesi che hanno inviato le truppe entrerebbero automaticamente in guerra con l’aggressore”. E sulla possibilità di pace? “Manca solo il 10% per un accordo, ma è la parte più complessa”.

La “Dichiarazione di Parigi” viene presentata da Macron come una svolta, ma quanto è realmente vincolante  e come cambia, nei fatti, la sicurezza futura di Kiev?

"L'impegno è vincolante ed è una garanzia solida per la sicurezza dell'Ucraina, però scatta solo nel momento in cui ci sarà un cessate il fuoco o una pace effettiva in Ucraina. In altre parole, è una garanzia per il dopoguerra”.

Rappresenta un primo passo verso un nuovo modello di sicurezza europea o rischia di essere l’ennesima dichiarazione senza effetti concreti sul terreno?

"Non ha conseguenze immediate sulla guerra in corso, ma questo era chiaro fin dall'inizio. È uno dei tre principali elementi richiesti per arrivare alla fine del conflitto. Gli altri due sono il cessate il fuoco e la questione dei territori. Tuttavia, il fatto che l'Ucraina possa ora contare su garanzie solide rende più agevole trovare un compromesso sulle altre questioni”. 

Sul piano militare, la Dichiarazione di Parigi apre davvero alla possibilità di un invio di truppe terrestri europee in Ucraina? Cosa si intende concretamente quando si parla di “truppe per la sicurezza”?

"In questo caso bisognerà vedere quante truppe effettivamente metteranno piede in Ucraina. L’impressione è che possano trattarsi di forze destinate a fungere da una sorta di 'trip wire', cioè truppe che da sole non sarebbero in grado di difendere l’Ucraina, ma la cui presenza sul territorio implica che, se l’Ucraina fosse nuovamente aggredita dalla Russia, anche i paesi che le inviano le truppe — per ora Francia e Regno Unito, le due principali potenze militari europee — entrerebbero automaticamente in guerra con l’aggressore.

Per intenderci: se offro garanzie di sicurezza a un paese senza mettere truppe sul terreno, in caso di aggressione dovrei poi decidere separatamente di inviare forze per difenderlo. Se le truppe sono già presenti, nel momento in cui il paese viene attaccato, anche le mie truppe vengono attaccate, e io entro automaticamente in conflitto con l’aggressore”. 

Putin continua a rivendicare l’intero Donbass, mentre Kiev esclude concessioni territoriali. Alla luce dei colloqui di Parigi e del ruolo crescente degli Usa, vede uno spazio realistico per un compromesso oppure la pace resta, per ora, molto lontana?

"Gli ucraini, gli europei e gli americani dicono che manca solo il 10% per un accordo con la Russia, anche se la Russia non lo conferma, il che fa sorgere qualche dubbio. Il problema è che anche quel 10% è complicato, perché riguarda la questione dei territori e la condizione che la Russia metta fine alla guerra. La Russia vuole negoziare tutto prima e poi fermare la guerra, mentre noi — europei, ucraini e americani — chiediamo di cessare subito le ostilità e negoziare i dettagli successivamente.

Il nodo principale sono i territori. Se si negozia solo dopo il cessate il fuoco, le posizioni restano quelle attuali, con eventuali aggiustamenti. La Russia vorrebbe incassare ulteriori territori prima di fermare la guerra. Detto questo, un’Ucraina rassicurata sul futuro potrebbe essere disposta a qualche concessione territoriale, ma difficilmente riguarderebbe l’intero Donbass, perché significherebbe consegnare anche la linea di fortificazioni, che è una garanzia fondamentale per Kiev.

Quando entrambe le parti saranno disposte a negoziare concretamente, un compromesso sarà possibile. La vera domanda oggi è se la Russia abbia la volontà di farlo. La posizione ucraina è chiara: negoziare non significa concedere subito tutto, ma se la Russia non è disponibile, si rimane semplicemente al punto di partenza”.

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