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Esteri
Usa, due anni di tassi alti per ridurre l’inflazione
Jerome Powell, presidente della Riserva federale degli Stati Uniti d'America

La Fed continua con il rialzo dei tassi contro l'inflazione

La Federal Reserve sta accelerando la sua politica di rialzi dei tassi per contrastare l’inflazione. Con tre aumenti consecutivi di 0,75 la banca centrale americana ha già fatto il più forte indurimento della politica monetaria dagli anni ’80. Paul Volcker, presidente a quell’epoca, divenne famoso con una frase usata ancora oggi da Jerome Powell, Keep at it (continuate così). Il presidente della Fed l’ha ripetuta in diverse occasioni spiegandola così  "Vogliamo agire in modo aggressivo ora, continuare fino a quando il lavoro non sia stato fatto e l’obiettivo di contenere l’inflazione raggiunto”.  Ma che significa realmente questo trend “aggressivo”? Secondo molti analisti economici significa portare i tassi al 4,38% entro fine anno rispetto alla fascia attuale che oscilla tra il 3% e il 3,25%.

Usa, una politica monetaria restrittiva

Powell non parla più ormai di “interesse neutro”, quello cioè che non è in grado di rallentare ma nemmeno stimolare l’economia. Ha in più occasioni dichiarato che la politica monetaria continuerà ad essere restrittiva “Prevediamo che i continui aumenti nella fascia obiettivo del tasso sui fondi federali saranno adeguati al momento; il ritmo di questi incrementi continuerà a dipendere dai dati ricevuti e dall'evoluzione delle prospettive per l'economia. Ad un certo punto, man mano che l'orientamento della politica monetaria si restringerà maggiormente, sarà utile rallentare il ritmo degli rialzi, ma occorrerà tempo per ripristinare la stabilità dei prezzi. Il contesto storico attuale sconsiglia di allentare prematuramente le misure. È probabile che la lotta dell'inflazione richieda un periodo prolungato di crescita al di sotto del trend, ed è molto probabile che le condizioni del mercato del lavoro si indeboliscano. Pensiamo di dover portare il tasso di interesse a un livello restrittivo e mantenerlo per qualche tempo".

Usa, necessario riequilibrare il mercato immobiliare

Nel 2004 la Fed aveva fatto altrettanto per fermare la bolla immobiliare e ci sono voluti due anni. Quello che Powell considera abbastanza certo è che, prima di “stoppare l’inflazione”, l’economia Usa potrebbe entrare in una recessione più o meno profonda anche se il mercato del lavoro continua ad essere solido (con molte più opportunità di lavoro rispetto ai disoccupati e un tasso di disoccupazione vicino al più basso in mezzo secolo), le persone hanno risparmi e stanno  sostenendo l'economia. I rialzi attuali hanno per ora toccato soprattutto il settore immobiliare, dove i tassi sui mutui sono cresciuti. Per quanto riguarda questo settore Powell ha detto che “Abbiamo bisogno di un migliore allineamento tra domanda e offerta in modo che i prezzi delle case salgano a un ritmo ragionevole e che le persone possano permettersi di nuovo le case”. Normalmente però ci dovrebbero volere due anni per portare l’inflazione dall’attuale 8% ad un normale 2%. Ma questa battaglia quasi mai è indolore e provoca più disoccupazione e meno attività. E tutto ciò in un paese come l’America dove, ancora adesso, l’occupazione sta crescendo.

 

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