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Esteri
Va in scena la Guerra Fredda 2.0


Guerra Fredda 2.0 — Sergei Karaganov è un rispettato analista geopolitico, consigliere di Putin e Rettore della Scuola di Economia Internazionale e di Affari Esteri alla National Research University di Mosca. Dice che non c’è una nuova Guerra Fredda: a meno che non la vogliano gli americani…

“Per qualcuno, come Richard Haass, del Council on Foreign Relations, la crescente tensione tra il Regno Unito e la Russia sarebbe un’ulteriore prova che Russia e l’Ovest siano entrati in una ‘Guerra Fredda 2.0’. Tenderei a non essere d’accordo.

È vero, i rapporti tra Russia e Stati Uniti, e ora con il Regno Unito, sono i più difficili dagli anni ’50. La possibilità di un conflitto diretto è la maggiore dai tempi della crisi missilistica cubana del 1962. Peggio, le comunicazioni tra i vertici russi e americani sono pressoché inesistenti a causa della mancanza di fiducia da entrambe le parti: ma ciò non significa che le tensioni di oggi ammontino a una sorta di ripresa della passata Guerra Fredda. Quel tipo di conflitto richiederebbe un componente ideologico che manca decisamente alla parte russa.

La Russia non ha nessuna intenzione a intraprendere un’altra Guerra Fredda. Anche se un grado di conflittualità aiuta il presidente Putin a tenere unito il suo pubblico mentre si rafforzano le credenziali nazionaliste dell’élite del Paese, la Russia di oggi non è uno Stato con un’ideologia da esportare e non cerca proseliti. Vorrei che solo il due percento delle accuse sulle interferenze russe nelle elezioni americane risultasse vero. Aumenterebbe la mia autostima da russo e educherebbe gli americani–il cui Governo da tanto tempo interferisce negli affari interni di altri paesi–su quanto è pericoloso lanciare le pietre quando si vive in una casa di vetro.

Il problema tra Russia e Occidente è in realtà un problema tra gli stessi occidentali. L’Establishment Usa utilizza lo spaventapasseri dell’interferenza russa per recuperare il controllo politico perduto, specialmente rispetto ai media sociali, dove una popolazione scontenta e dei politici anticonformisti hanno finalmente trovato una voce. Però, anche se l’élite americana riuscisse a riprendere il controllo, la causa profonda dell’angoscia occidentale resterà. Da almeno un decennio stiamo assistendo alla fine di un’egemonia occidentale durata 500 anni. Ebbe inizio nel Sedicesimo, quando l’Europa sviluppò armi e navi superiori e iniziò la sua espansione imperiale. Nei secoli, gli europei hanno utilizzato il loro potere per risucchiare le ricchezze del mondo.

Nella seconda metà del secolo scorso, il ruolo dominante dell’Occidente fu sfidato dall’Unione Sovietica e dalla Cina. Dopo l’implosione dell’Urss, gli Stati Uniti sono rimasti come egemone unico e il mondo è sembrato tornare allo status quo. Ma si sono allargati troppo, lanciandosi in avventure come l’invasione dell’Iraq. Poi è arrivata la crisi finanziaria del 2008, che ha rivelato le debolezze del capitalismo del 21° secolo. Gli Usa hanno proseguito nel tentativo di mantenere la superiorità militare con un massiccio aumento delle forze convenzionali e l’ammodernamento dell’arsenale nucleare. Ciò malgrado, Russia, Cina e il resto del mondo non permetteranno un ritorno dell’egemonia americana. Il Presidente Putin ha recentemente svelato nuovi e avanzati armamenti come parte di una strategia che chiamerei “di deterrenza preventiva”. Il messaggio è che gli Usa non possono sperare di mantenere la superiorità militare assoluta, anche svenandosi in una corsa agli armamenti come fece l’Unione Sovietica.

Se gli Usa decidessero di promuovere unilateralmente una nuova Guerra Fredda, le loro chances contro la Russia, la Cina e le altre potenze emergenti non sarebbero buone. L’equilibrio militare, politico, economico e morale si è spostato troppo lontano dall’Occidente per essere ripristinato. Le principali potenze dovrebbero concentrarsi sul rafforzamento della stabilità strategica internazionale attraverso il dialogo, la riapertura dei canali di comunicazione—specialmente tra i militari—e il ritorno alle interazioni civili e cortesi. Soprattutto, dobbiamo smettere di demonizzarci gli uni gli altri.

Il sistema guidato dall’Occidente è al collasso. Bisogna iniziare a lavorare insieme per sostituirlo con uno nuovo”.

 

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