Venezuela, il racconto di un ex detenuto colombiano: “In cella con Alberto Trentini tra attacchi di panico e pianti. Il bagno? Un buco pieno di scarafaggi” - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 11:41

Venezuela, il racconto di un ex detenuto colombiano: “In cella con Alberto Trentini tra attacchi di panico e pianti. Il bagno? Un buco pieno di scarafaggi”

"Nel penitenziario Rodeo si sta sempre nella cella, tranne un'ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo...", ecco il racconto di un attivista

di Emma Rossi

L'attivista colombiano: "In cella con Burlò e Trentini, crisi d'ansia e violenze"

Nel penitenziario Rodeo, a trenta chilometri da Caracas, "si sta sempre nella cella, tranne un'ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ti ammanettano e ti mettono un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole di Sertralina (un antidepressivo, ndr). Mario è più bilanciato, riusciva a rimanere calmo".

A raccontarlo a la Repubblica è l'attivista colombiano dei diritti umani, Iván Colmenares García, arrestato in Venezuela nel 2024 e che è a casa dal 24 ottobre scorso. Ha avuto come compagni di detenzione gli italiani Alberto Trentini - "era preoccupato per la famiglia in Italia, per sua madre Armanda che è anziana" - e Mario Burlò. "Alberto sa di essere un prigioniero politico, una pedina di scambio - racconta - facciamo parte di organizzazioni umanitarie". E spiega: "per il regime siamo profili perfetti per negoziare la liberazione con i governi stranieri e ottenere qualcosa". Su come stiano Mario e Alberto, Burlò "è dimagrito 30 chili", fa sapere. Anche Trentini "è dimagrito, cammina su e giù lungo quei sei passi accanto al letto. Sono provati". "Le guardie spostano di continuo i detenuti da una cella all'altra - prosegue nel racconto - Durante i trasferimenti sono violente, buttano a terra o contro i muri, colpiscono col calcio del fucile. Ma la tortura bianca, che non lascia lividi, è anche peggio".

E cioè: "trasmettono la propaganda chavista. Il martedì il programma di Maduro, il giovedì 'El mazo dando', la trasmissione del ministro Diosdado Cabello, quattro ore di sofferenza a sentir ridere Cabello, il venerdì ci facevano ascoltare 'El turco alimaña' e il sabato ci finivano con 'Aló Presidente' di Hugo". Per quanto riguarda le celle d'inverno sono "un freezer, d'estate un forno. Vieni divorato dalle zanzare". Ogni stanza "misura quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c'è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo". Mentre "il bagno è un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi". 

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