Si apre a Bruxelles il Consiglio europeo, due giorni di lavori in cui i Ventisette affronteranno emergenze geopolitiche e dossier economici. Le attese sono però basse: la diplomazia parla di un vertice di transizione, senza svolte immediate. Viceversa i dossier sul tavolo sono moltissimi: dal bilancio europeo passando per l’Ucraina, fino alla richiesta di maggiore flessibilità avanzata dall’Italia.
Tajani: “L’Europa deve avere un portavoce unico”
Al pre-vertice del Ppe il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto che l’Unione si doti presto di un interlocutore unico: “L’Europa, per contare di più, deve avere un portavoce comune, abilitato a trattare in nome e per conto dell’Unione Europea, che va scelto in tempi rapidi. La figura può essere di diverso tipo, possono essere un gruppo di Stati, può essere una persona. L’importante è che ci sia una posizione univoca, perché altrimenti la politica europea apparirebbe debole. Dobbiamo invece avere un’Europa forte, e sappiamo bene, checché ne dicano i russi, che non si può arrivare ad una vera pace se non c’è la decisione europea di ritirare le sanzioni”, ha detto.
E ancora: “La posizione dell’Europa è determinante e deve avere la forza politica di decidere chi la rappresenta. Noi siamo disposti a trattare, a confrontarci, ma l’Europa deve avere un interlocutore in grado di parlare con gli americani, con i russi, con gli ucraini. Questo è l’elemento fondamentale. Mi auguro che si facciano dei passi avanti anche durante questo Consiglio”, ha aggiunto. “L’Italia non può avere degli interlocutori che parlano a nome proprio senza che si sappia cosa si dica. Antonio Costa? Potrebbe essere, ma vanno bene anche altri”. Tajani ha poi condiviso la linea espressa ieri da Meloni, definendo “rischiosa e non condivisibile” la scelta di riaprire il mercato ai russi. Le sanzioni, ha ricordato, restano lo strumento più forte per portare Mosca al tavolo negoziale, e per questo l’Ue ne ha appena varate di nuove contro esponenti della rete della difesa russa. Da qui l’invito a continuare a sostenere Kiev sul piano politico, finanziario ed energetico: “L’inverno si combatte anche con strumenti che producano energia”, ha detto.
Il ministro ha poi chiesto con forza di potenziare la missione Aspides per garantire la libertà di navigazione tra Suez, Mar Rosso e Bab-el-Mandeb, dove gli Houthi continuano gli attacchi. Alcune risposte positive sono arrivate, ora vanno trasformate in fatti. Nell’area passa circa il 40% del traffico marittimo commerciale italiano, e il 60% di quello diretto verso l’Asia: “È tempo di svegliarsi e accelerare”.
Meloni è arrivata all’Europa Building
Intanto, la premier Giorgia Meloni è giunta a Bruxelles nella notte e, prima dell’avvio ufficiale, ha partecipato alla colazione di lavoro del gruppo “Amici della Coesione”, co-ospitata da Italia e Romania. Poco prima delle 10 è entrata nella sede del Consiglio, come comunicato da Palazzo Chigi. “Insieme al presidente della Romania Nicusor Daniel Dan, ho riunito i Capi di Stato e di Governo del gruppo degli Amici della Coesione in vista dell’EUCO. Abbiamo deciso di restare uniti nel negoziato sul prossimo bilancio Ue attorno a quattro priorità: Risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni; Salvaguardare Coesione e Agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento; Contribuzioni eque da parte degli Stati membri; No agli sconti sui contributi nazionali. Continueremo a lavorare insieme perché queste priorità siano riflesse nell’accordo finale!”, ha scritto in un post su X.
Gli Amici della Coesione, di cui fa parte l’Italia, chiedono un bilancio “ambizioso, equo ed equilibrato” che tuteli coesione e agricoltura. Nello stesso momento si sono riuniti anche i “frugali”.
Metsola: “Non possiamo fare di più con meno risorse”
La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha richiamato i governi alla necessità di garantire risorse adeguate per sostenere le ambizioni dell’Unione. “Sul bilancio non possiamo fare di più con meno”, ha dichiarato arrivando al Consiglio europeo. Metsola ha quindi messo in guardia dall’ipotesi di procedere esclusivamente con tagli alla spesa, senza intervenire sulle entrate: “Se non si fa nulla sulle risorse proprie e si tagliano semplicemente tutti i settori, allora non saremo in una situazione in cui i nostri cittadini possano percepire il cambiamento”. Una scelta di questo tipo, ha aggiunto, rischierebbe di compromettere anche il sostegno parlamentare, perché “al Parlamento europeo non si troveranno le maggioranze necessarie per dare il proprio contributo”.
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Merz, negoziati difficili sul bilancio pluriennale
I negoziati sul prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea si preannunciano complessi e difficilmente porteranno a un accordo nei prossimi giorni. Lo ha dichiarato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, al suo arrivo al Consiglio europeo, riconoscendo alla presidenza irlandese del Consiglio di aver presentato una proposta nella giusta direzione, ma ancora distante dall’obiettivo finale. Merz ha sottolineato la necessità di “ridurre sensibilmente il bilancio comune rispetto alle proposte della Commissione”, evidenziando che “nessuno Stato membro dell’Unione europea può permettersi di versare contributi di tale entità all’Unione”. Il cancelliere ha ricordato che “la proposta attuale è del 50% superiore a quanto finanziamo nell’attuale quadro finanziario pluriennale.
Tra le priorità indicate dal cancelliere figurano “competitività e difesa”, ambiti sui quali, ha affermato, “stiamo facendo progressi, anche se non nella misura in cui me li aspettavo all’inizio dell’anno”. Merz ha inoltre collegato la questione delle risorse europee alla necessità di ridurre gli oneri amministrativi: “Se non riusciamo a ridurre in modo netto la burocrazia dilagante in Europa, allora ha anche relativamente poco senso parlare di denaro: in questo senso i due temi sono strettamente connessi”. Il cancelliere si è detto fiducioso sulla possibilità di raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno.
Finlandia, Danimarca e Svezia: “Non indebolire il sistema Ets”
Il sistema Ets “è stato il motore principale di questa transizione” e qualsiasi suo “indebolimento minerebbe la prevedibilità da cui dipendono le decisioni di investimento e rischierebbe di rallentare il ritmo della decarbonizzazione industriale”. Lo scrivono i premier di Finlandia, Danimarca e Svezia in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, in occasione del vertice di Bruxelles, durante il quale i leader discuteranno anche della revisione del mercato del carbonio. I tre premier avvertono inoltre che un eventuale indebolimento del sistema rischierebbe “di spostare l’onere delle riduzioni delle emissioni su altri settori dell’economia”. Intanto, il commissario Jorgensen prevede un inverno difficile per imprese e cittadini: sì a sussidi, anche per i fossili, ma temporanei e mirati.
Kiev resta al centro del confronto tra i leader
Il futuro del sostegno europeo all’Ucraina si intreccia con le tensioni sull’utilizzo degli asset russi congelati, dopo il veto del Belgio e le indiscrezioni su una possibile iniziativa di Washington condivisa con Mosca. Merz ha auspicato che l’Europa mantenga il controllo sui beni russi congelati sul proprio territorio: “Si tratta di asset congelati in Europa, e devono anche restare congelati in Europa. È una questione nostra, e decidiamo noi al riguardo”. Intanto, oggi a Bruxelles il presidente ucraino Vlodomyr Zelensky incontrerà il segretario generale della Nato Mark Rutte. Il Presidente ucraina è atteso domani alla seconda giornata di lavori del Consiglio europeo, che discuterà del sostegno a Kiev.
Sul tavolo anche la proposta della premier Giorgia Meloni di affidare a un inviato speciale europeo il dossier sulla pace. Meloni prenderà parte anche parte a un incontro ristretto a 19 sui rimpatri e a una riunione sulla politica di Coesione.
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