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Vertice Ue-Celac, accordo a metà. Bruxelles perde appeal, la Cina avanza

In Sudamerica, così come in altri scenari internazionali l’Europa ha perso molto del suo appeal, a causa anche del progressivo arretramento degli Usa

Vertice Ue-Celac, accordo a metà. Bruxelles perde appeal, la Cina avanza
Giorgia Meloni e Alberto Fernandez

Vertice Ue-Celac, accordo solo a metà: Bruxelles perde appeal, la Cina avanza

Si è concluso ieri il vertice Ue-Celac, che riunisce i paesi sudamericani e quelli caraibici. Al di là delle dichiarazioni di circostanza da parte dei protagonisti, il vertice ha raggiunto un accordo a metà, che non è solo dettato dalle diversità di vedute sulla Guerra in Ucraina, come parte della stampa sembra voler ribadire. La verità è che in Sudamerica, così come in altri scenari internazionali l’Europa ha perso molto del suo appeal, a causa anche del progressivo arretramento degli Usa, pure in quello che fino a qualche anno veniva definito il giardino di casa, tutto a vantaggio del colosso cinese, che lì invece sembra aver stabilito contatti e legami ben soldi. Oggi la Cina è il primo socio commerciale (il 60% delle importazioni latinoamericane viene da Pechino) e fonte d’investimenti in diversi paesi. Dal 2005, la China Development Bank e la China-Export Import Bank hanno erogato oltre 136 miliardi di prestiti, erogati in dollari statunitensi, ai paesi e imprese statali dei paesi ALC 6. 

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L’America Latina fornisce le materie prime necessarie all’economia cinese e importa tecnologia dal paese asiatico. Ma col tempo, i legami si sono sofisticati: 21 dei 33 paesi della regione hanno aderito alla Belt and Road Initiative (BRI), HUAWEI è una delle imprese più forti nel mercato degli smart-phone, il trasporto pubblico in molte capitali latinoamericane si muove su mezzi e infrastrutture Made in China, accordi di cooperazione scientifica hanno permesso a Bolivia, Ecuador e Venezuela il lancio di satelliti spaziali. L’ALC ha accresciuto la propria autonomia rispetto agli Stati Uniti, soprattutto in termini di adozione di politiche economiche o di politica estera proposte da Washington.

A titolo di esempio, si ricordi che a marzo 2023 il governo dell’Honduras – uno dei pochi paesi che riconosceva Taiwan – ha deciso di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina, seguendo i passi di altri paesi centroamericani, come El Salvador, Nicaragua, Panama e Costa Rica. Un duro colpo per l’amministrazione statunitense Biden, secondo gli analisti. Ed è chiaro che l’elezione di Lula a presidente del Brasile non può che rafforzare questa tendenza ad allontanarsi dagli Stati Uniti. Lula ha già dichiarato di guardare con grande interesse al progetto di Cina e Russia di voler costruire un sistema di moneta internazionale alternativo al dollaro americano. Ed è in contesto di questo tipo che l’Europa potrebbe giocare un ruolo molto importante in un continente abitato da oltre 600 milioni di persone, che cuba oltre il 5% del Pil mondiale e che soprattutto è ricchissimo di materie prime, come il litio e il rame, di cui l’Europa avrebbe un grandissimo bisogno. In attesa del trattato con il Mercosur, dal 2013 il commercio totale tra UE e CELAC è aumentato del 39% raggiungendo 369 miliardi di euro. Inoltre, quasi 700 miliardi di euro di investimenti fanno dell’Unione uno dei primi investitori tra il Golfo del Messico e la Patagonia. Una cooperazione economica di assoluta importanza per Bruxelles, che però, assieme agli USA, negli ultimi anni ha perso terreno in favore della Cina.

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Il nostro paese poi nella regione sudamericana soprattutto storicamente ha da sempre una relazione commerciale, storica e culturale assai solida. Anche se l’importanza relativa dell’America Latina si è ridotta dal 2012, quando rappresentava la destinazione del 3,85% del totale delle esportazioni italiane, al 202113, con una quota pari al 2,89%, in valori correnti le esportazioni verso ALC si sono mantenute tra i 14 ed i 15 miliardi di euro.  I progetti d’investimento dell’Italia in ALC hanno raggiunto il valore annuale di 3,9 miliardi di dollari nel periodo 2005-2020. L’aspetto più importante, relativo ai progetti, è il loro orientamento settoriale. Infatti, il 24,7% del valore dei progetti (2005-2020) si concentra nelle energie rinnovabili. Si tratta di 15,4 miliardi euro di investimenti annunciati, nella quasi totalità, dal gruppo Enel soprattutto in Brasile e Cile, ma anche in Messico, Panama ed Uruguay. Anche le telecomunicazioni ed il comparto di auto e componenti rappresentano settori importanti per i progetti d’investimento italiani, con, rispettivamente, il 15,1% ed il 14,8% del valore totale. Insomma il vertice poteva e doveva rappresentare una grande occasione per rilanciare un rapporto che stenta a decollare ma che invece potrebbe essere importante soprattutto per L’Europa e in particolar modo per l’Europa del sud che da sempre ha una vicinanza storica e tradizionale con i paesi sudamericani e caraibici. Quello che esce fuori è un impegno da parte della Ue per investimenti di 45 miliardi di euro da qui al 2027 soprattutto in progetti legati alla transizione ecologica.

Resta la speranza di poter fare qualcosa in più come ribadito dalla stessa premier italiana, che ha dovuto lasciare in anticipo il vertice “La scelta che noi possiamo fare oggi è quella di costruire una nuova e diversa Alleanza tra Europa e America Latina, un’alleanza in nome dei valori della libertà, della democrazia, in nome della nostra comune identità, in nome del rispetto reciproco, un’alleanza che forse si è un po’ sfilacciata negli ultimi tempi ma che noi possiamo riannodare con un filo nuovo e quel filo deve essere il filo di una cooperazione non predatoria ma paritaria, che deve assicurare pari benefici a tutti”. E su tutto a fare da ombra il grande dragone cinese, che sulla zona pare essere partito con un vantaggio competitivo che pare ormai incolmabile.