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Esteri
Voto Usa, fanno tutti un favore a Trump

Ci sono frasi che si stampano nella nostra memoria, e una di queste è di Nietzsche: “Il modo più perfido di danneggiare una tesi, è difenderla intenzionalmente con argomenti sbagliati”(1). Perché si spingono i suoi stessi sostenitori a contestare quegli argomenti, e dunque a vedere criticamente la loro stessa tesi. E a tutto ciò si pensa a proposito della campagna presidenziale statunitense.

Cominciamo col riconoscere che nel sistema statunitense i Presidenti hanno molto meno potere di quanto non si pensi in Europa, inoltre la società contemporanea è pressoché bloccata e i due candidati non possono proporre niente di serio. Non c’è un regime alternativo a quello democratico, e soprattutto in economia siamo allo stallo. Lo vediamo perfino in Italia. Matteo Renzi, che dovrebbe essere il segretario del fu Pci, non fa molto di diverso da ciò che farebbe Silvio Berlusconi. E poi le promesse elettorali, negli Stati Uniti come dovunque, non valgono niente.

In queste condizioni, i due candidati non sono i rappresentanti di due seri programmi di governo, sono i rappresentanti di due diversi stati d’animo. Hillary Rodham Clinton rappresenta la continuità e la “professionalità” del potere, Donald J.Trump rappresenta la rottura con il buonismo, con la political correctness e con un establishment che è venuto in uggia a molta gente.

Questo crea l’imprinting delle due campagne contrapposte. Dovunque nel mondo, l’establishment che vede in Trump un pericolo, si affanna a dirne male: è un pagliaccio; è un incompetente; è volgare; è sessista; è razzista, e non gli si dà del frocio soltanto perché ormai non è più un insulto. Senza dire che the Donald casomai è un donnaiolo. Poi, dal punto di vista politico, ci si impegna a ripetere che eleggerlo sarebbe una catastrofe; che per fortuna ciò non avverrà; che di sicuro perderà; che non ha speranze. Votate Clinton. È una buona tecnica? Non si direbbe.

Tutto il male che si può dire di Trump chi non conta di votare per lui l’ha già pensato e detto. Riparlarne ai sicuri elettori di Hillary Clinton è “portare vasi a Samo” e nel frattempo dimenticare che le elezioni americane si vincono al centro, negli swing States. Quelli che, cambiando opinione da un’elezione all’altra, fanno vincere l’uno o l’altro candidato. In generale bisogna sedurre gli indecisi e i probabili astensionisti. Gli insulti a Trump. Invece, ne confermano la distanza dall’establishment, e questa è musica per molti elettori. I giornaloni che lo stramaledicono sottolineano ancora una volta che i conservatori hanno interesse a far di tutto per ostacolarlo, come si è già visto nella campagna per la candidatura: e questa, agli occhi degli arrabbiati, è un’ottima ragione per farlo vincere. Se in un incontro di pugilato il sicuro favorito comincia a vincere, il pubblico quasi si annoia, Tutti cominciano a desiderare che il perdente si riscuota, li sorprenda, li diverta, per poterlo infine applaudire. Da noi tutto questo va spiegato, in inglese invece l’idea è così corrente da avere un termine per designarla: è la naturale simpatia per l’underdog, il perdente che si vorrebbe veder vincere è per il quale è naturale fare il tifo. Trasformare Trump in underdog è un modo per favorirlo.

Probabilmente una buona tecnica contro di lui sarebbe stata quella di prenderlo sul serio. Bisognava trattarlo come un politico di talento per poi contestare - ma sempre con rispetto – tutte le sue tesi. Non: “Sei islamofobo”, ma “Il pericolo di cui parli è reale, tuttavia la tua soluzione non è quella giusta”. Magari ricordandogli che lui stesso ha milioni di elettori musulmani, che certo non sono tutti terroristi. Bisognava applaudire le tesi ragionevoli e dimostrare, senza sorrisi ironici, perché le altre sono irragionevoli. Attaccarlo nella sostanza, insomma, senza perdere tempo a contestare le sue “sparate”. Trump ha detto qualche frase di cattivo gusto, sulle donne? Invece di gridare anatema, bisognava innanzi tutto dargli ragione sugli eccessi della political correctness, e poi mostrargli in che senso ciò che aveva detto poteva ferire qualcuno. Stracciarsi le vesti è un modo di aumentare le dimensioni dell’avversario.

Il risultato di queste elezioni è incerto perché esse sono fondamentalmente su base emotiva. E gli errori dei democratici sono forse più gravi di quelli dell’incontenibile ed esagerato candidato repubblicano. La signora Clinton ha voluto presentarsi come presidenziale, ha vagamente irriso l’homo novus, e non ha compreso che, se oggi l’elettorato la trova “antipatica”, la cosa è molto più devastante che se la si trovasse “incompetente”.

pardonuovo.myblog.it

2 ottobre 2016-936

(1)Die Fröliche Wissenschaft. „191, Die perfideste Art, eine Sache zu schaden, ist sie absichtilich mit fehlerhaften Gründen verteidigen.

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