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Cinque Terre Polenza e Focaccia di Recco abbinamento perfetto

di Michele Pizzillo

Sembra quasi un corpo estraneo al locale e poi scopriremo che lo ha invitato a portare il vino Cesare Carboni essendo lo storico fornitore dei loro locali liguri. E, ha fatto bene ad invogliare Castè all’evento milanese perché il suo Cinque Terre ottenuto da un uvaggio prevalentemente di Bosco con aggiunte di Albarola e Vermentino, è splendido, quasi che illumina un ambiente dalle luci molto tenue, con un concentrato di sentori floreali e di frutta e note balsamiche che anticipano una eccellente mineralità. Un bianco perfetto compagno della celebre focaccia di Recco, tanto da “oscurare” le altre ottime bevande, fra cui ottimi drink, proposte da Manuelita.
E, così, cerchiamo di conoscere qualcosa di più di questa azienda che opera in un’area dove la viticoltura è davvero eroica per le grandi pendenze che caratterizza i terreni, le Cinque Terre di Corniglia, frazione di Vernazza, perché le vigne sono tutte terrazzate e quindi la lavorazione delle vigne è  sinonimo di fatica e difficoltà essendo prevalentemente manuale e quindi costosa anche per quanto riguarda la manutenzione dei muri a secco che formano i terrazzamenti. Qui lo moglie di Castè, Stefania Basso, con l’azienda La Polenza di cui è titolare, coltiva sette ettari di vigna – pare, però, che sia nelle condizioni di coltivarne molto di più - che per la zona sono fra i più moderni visto che Castè ha migliorato le tecniche di lavorazione e con una intelligente modifica è riuscito a collegare i terrazzamenti fra loro con apposite rampe in modo da poter utilizzare anche qualche piccolo mezzo meccanico. Fermo restando la qualità della produzione vinicola, mediamente 50.000 bottiglie all’anno, tra il Polenza servito a Milano da Manuelina – non ho portato altri vini perché prevedevo che non ci sarebbe stato abbastanza tempo per spiegarli agli ospiti del locale - e altri due bianchi Cinque Terre dop Tuasso che si fregia dell’indicazione superiore e Zuava, nonché  lo Sciacchetrà – di cui Polenza pare che sia il più importante produttore -, che più che un vino è considerato un mito; due rossi “Liguria di Levante igp” Serola e Comemeco e il “Liguria di Levante igp passito” nonché la Grappa di Cinque Terre e la Grappa di Sciacchetrà.

Racconta, Castè, anche di due vini prodotti per i clienti anglosassoni e, cioè, il bianco Lardarina e il rosso Gavistone. Sono due vini molto apprezzati dagli inglesi e dai tedeschi che visitano la Liguria e una volta nelle Cinque Terre, raggiungono la cantina di La Polenza dove qualcuno si ferma anche per dormire, visto che La Polenza è pure un bel agriturismo affacciato sul mare. 
Al mito Sciacchetrà, Castè ha aggiunto un altro mito, un passito rosso. Insomma, lo Sciacchetrà come si faceva una volta, con le uve appassite e, a quanto pare, dovrebbe essere l’unica azienda a produrlo. Tutte le 50.000 bottiglie che produce La Polenza li vende nell’Italia Settentrionale. Dall’anno scorso, confessa Castè, sono di nuovo arrivate le richiedere di vino anche dagli Stati Uniti dove l’azienda di Corniglia vendeva parecchio negli anni pre-crisi.
Il distacco, elegante, con il quale Castè ha vissuto la serata milanese, ci è sembrato un po’ strano, visto che abbiamo saputo che è un personaggio vulcanico, con iniziative spesso fuori dal coro quando si tratta di parlare di vini e di come difendere una viticoltura eroica che rischia di sparire sia per i costi di produzione sia per la fatica che richiede. Forse temeva che il suo vino non sarebbe stato apprezzato con la focaccia di Recco? Se è questo, si è sbagliato. Il Cinque Terre Polenza ha sbancato insieme alla focaccia

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