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Assocarta, "Economia circolare? Diventi mantra. Nodi su costi e materie prime"

La filiera cartaria rappresenta uno dei settori leader dell’economia circolare e lo sviluppo sostenibile in Italia. A oggi i numeri parlano chiaro: il tasso medio delle fibre riciclate è oltre il 60%, mentre per gli imballaggi si arriva oltre l’80% di riciclo. Ma dietro i numeri, esistono anche problematiche. E una di queste si chiama “macero”. Infatti, l’intera filiera potrebbe compiere dei passi avanti ulteriori, se solo si ottimizzassero i processi di raccolta e selezione, incrementando le capacità di riciclo interno. Affaritaliani.it ha intervistato Massimo Medugno, Direttore Generale di Assocarta, per fare il punto su alcuni dei nodi legati al processo di recupero degli scarti. Tra i principali: la resa più sostenibile della fine del “ciclo del riciclo”, la complessità del fenomeno dell’economia circolare, i numeri della concorrenza straniera e l’aumento (paradossale) dei prezzi delle materie prime. 

Medugno Massimo
Massimo Medugno

 

L’industria cartaria è uno dei settori leader dell’economia circolare e lo sviluppo sostenibile in Italia, come dimostrano i numeri.  Ma, nonostante ciò, “soffre” il problema degli scarti della catena del riciclo, ovvero il macero. Facciamo chiarezza. Di che cosa si tratta e quali sono i problemi? 

Il primo fatto è sicuramente vero: l’industria cartaria dà un grosso contribuito all’economia circolare del paese, anche a livello europeo, perché immette già di per sé un materiale rinnovabile, che ricicla e viene riciclato dallo stesso settore, creando grossi vantaggi a livello ambientale. Ovviamente però in fase di produzione e trasformazione i materiali cartari devono essere lavorati, entrano a contatti con altri materiali, generando in modo inevitabile dello scarto. Seppur a oggi la filiera arrivi a riciclare 5,2 milioni di tonnellate di materiali, sottraendolo così alle discariche, una parte dovrà comunque essere gestita. E qui arriva la questione. Smaltire il macero in modo ottimale è difficoltoso: uno per i costi di smaltimento, due per la scarsità degli impianti presenti sul territorio. Al momento il costo associato agli scarti è troppo alto, rispetto a quello che è il guadagno del prodotto che si ha, ovvero la carta. Inoltre, esiste anche una carenza sul fronte dell’offerta dei servizi. Nonostante la bontà dell’industria cartaria che ricicla molto, bisogna fare i conti con il tema del recupero degli scarti, ovvero la “chiusura del ciclo del riciclo”. I problemi di collocazione sono ampi, bisogna trovare delle soluzioni che siano in linea con gli obiettivi dell’economia circolare.

In che modo è possibile ottimizzare il sistema di economia circolare? 

Innanzitutto, bisogna chiedersi, perché mandare gli scarti in discarica? Potremmo farne energia direttamente. Nello specifico, i nostri rifiuti potrebbero diventare la materia prima degli impianti di produzione di biogas. Quest' ultimi sarebbero in grado di ottenere biometano, che noi stessi potremmo utilizzare per alimentare i nostri processi (che richiedono molto gas) in maniera sostenibile a livello ambientale. Al momento però, la sostenibilità economica non è garantita. Inoltre, bisogna tener presente che il tempo a nostra disposizione per l'implementazione di tali soluzioni è limitato. Queste scelte vanno prese subito. L'industria cartaria attualmente registra un tasso di riciclo del 61%, il 4% in meno rispetto allo scorso anno. Ogni punto percentuale corrisponde a circa 84mila tonnellate di materiale riciclabile da introdurre nei cicli produttivi, dai quali vengono generate 6mila tonnellate di scarto, che nonostante i nostri sforzi per diminuire il sovraccarico delle discariche, facciamo ancora fatica a collocare. Nel giro di qualche anno,  attraverso un sostegno e una rete adeguata, potremmo diminuire i rifiuti diretti in discarica dal 35% attuale al solo 10%. Alcune imprese optano per lo smaltimento verso l'estero, ma questo a noi sembra paradossale, in contrasto con gli obiettivi circolari. Quello che va accelerato è sicuramente un'attenzione generale verso l'industria e i suoi scarti, i quali rappresentano un ulteriore opportunità di sostenibilità, che non trova però spesso risposta adeguata. In prospettiva anche dei fondi del Recovery Fund serve studiare una linea di investimenti e trovare un’amministrazione che faccia dell’economia circolare effettivamente un mantra. Economia circolare che non significa solo fare la raccolta differenziata, ma ideare impianti ed essere in grado di costruirli. 

Facciamo meglio il punto sulla concorrenza estera. L’Italia sul fronte della competitività rispetto all’industria cartaria come si posiziona? 

Secondo un ranking produttivo quantitativo europeo l’Italia si posiziona al quarto posto, dopo Germania, Finlandia e Svezia, ma prima della Francia. A livello di numeri noi produciamo tra gli 8 e i 9 milioni di tonnellate di carta ogni anno, mentre i tedeschi circa il doppio. Va anche detto però che in certi ambiti, come per la carta igienico sanitarie, siamo il primo produttore europeo. Il distretto di Lucca ne è un esempio importante. Addirittura, molti dei nostri sono andati a investire negli Stati Uniti d'America, che originariamente era un po' la patria di questi prodotti. In altri ambiti, come quello dell’imballaggio, siamo invece secondi. La struttura industriale, che ancora conta 150 siti più o meno grandi, resta in sostanza un settore vivace. 

E sul fronte degli scarti? 

I nostri concorrenti riescono sicuramente a gestire meglio gli scarti. Noi mandiamo in discarica il 35% di materiale, il 14% finisce in recupero energetico e il 54% in recupero di materia. Mentre sull’ultimo punto siamo allineati, sugli altri due no. L'estero manda in discarica solo il 10% di materiale, e anche sul fronte energetico riesce a conquistare cifre maggiori, tra il 48 e il 49%. 

L’obiettivo è arrivare a queste cifre? 

L'obiettivo è sicuramente recuperare sempre di più dai nostri rifiuti, perché questo crea vantaggi sia all'industria che al profilo del paese. Se poi è vero che gli obiettivi di riciclo non potranno che crescere, che l'economia circolare contribuirà ad abbattere la CO2, che noi potremmo aumentare le nostre capacità di riciclo, è necessario che ci siano delle infrastrutture che vanno a chiudere il ciclo. 

Non è  un problema di intenzioni? 

No, non direi. L’entità del fenomeno deve però passare in modo chiaro nelle menti delle nostre amministrazioni, dei nostri decisori. L’economia circolare è un fenomeno complesso. Parte dall’immissione di materiale sostenibile, come la carta che di per sé è rinnovabile, a cui segue una raccolta differenziata corretta, una fase di riciclo capace di prolungare la vita delle fibre rinnovabili e dagli scarti. Macero che può essere gestito con diverse soluzioni: recupero di materia, generare bio carburanti, produrre energia. Tale approccio migliorerebbe il profilo complessivo del paese sotto la lente della sostenibilità. Se riuscissimo a gestire meglio i rifiuti, potremmo avvicinarci a un indice di circolarità maggiore. Secondo quanto calcolato dalla McCartney Foundation ora noi siamo a quota 0.79. Con qualche sforzo collettivo si potrebbe raggiungere l’1: l’obiettivo ideale e mitico a cui tendono tutti i settori industriali. 

Gestire meglio gli scarti, ovvero i prodotti finali del “ciclo del riciclo”, è quindi il punto di partenza per una sostenibilità ancora maggiore della filiera?

Sì, assolutamente, la gestione degli scarti è una componente essenziale per la sostenibilità e la circolarità della filiera. Ma un punto di partenza altrettanto fondamentale è la materia prima, il “flusso in entrata” dei nostri processi, il quale sta vivendo un momento di grande difficoltà. 

Più precisamente? 

Al momento, a causa della pandemia e del conseguente blocco o rallentamento delle attività, abbiamo problemi a reperire sia le materie prime (vergini) che quelle seconde (riciclate). Questo dovuto in parte anche alla contingenza internazionale e al rallentamento dei trasporti marittimi. Nonostante fin da marzo, in quanto industria cartaria, siamo stati dichiarati “attività essenziale”, ora facciamo fatica a garantire la circolarità che ci contraddistingue. È paradossale. Tutta la filiera dell'economia circolare dovrebbe essere dichiarata essenziale, così come tutte le raccolte dovrebbero continuare a svolgersi secondo i ritmi abituali. Quello che chiediamo è semplice: maggior attenzione e sostegno. 

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