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Auto elettriche, l'Ue vuole batterie etiche. Ma a rischio l'aumento dei prezzi

Auto elettriche, l'Europa spinge verso "l'eticamente corretto"

Le auto elettriche corrono e mettono la quinta in vista di un futuro energetico che le vede protagoniste. Dopo un 2020 col botto, segnato da una crescita delle vendite a tripla cifra, l’Europa punta ora a una catena di approvvigionamento delle materie prime utili alla produzione delle batterie delle auto elettriche “eticamente corretta”. L’obiettivo è garantire una legislazione in materia di diritti umani e ambiente, che sia in grado di certificare la provenienza virtuosa dei minerali. Tra i nodi principali rimane quello legato al cobalto. Un minerale tanto essenziale quanto controverso, che se da un lato risulta indispensabile per la transizione elettrica del mondo dell’automotive, dall’altro le modalità estrattive tutt’altro che sicure costringono a una riflessione. All’etica segue poi il nodo economico: se l’Europa vuole questo cambio di passo, serve domandarsi chi pagherà il prezzo del conflitto minerario. 

Auto elettriche, i nodi su cobalto e diritti umani 

64mila tonnellate è la quantità di cobalto che le economie europee avranno bisogno entro il 2030, per alimentare il mercato delle auto elettriche e raggiungere gli obiettivi del Green Deal. Una quantità impressionante che si scontra in modo inevitabile con i lati oscuri della catena di approvvigionamento. Il “magazzino” mondiale di cobalto si trova nella Repubblica Democratica del Congo (RDC). Un paese che nonostante tale ricchezza, si classifica ancora oggi come uno dei più poveri al mondo, segnato da continue guerre, corruzione e sfruttamento. Fattori che oltre a pesare sull’economia interna, creano condizioni di lavoro altrettanto pericolose e poco regolamentate, soprattutto nelle attività estrattive.

Un mercato basato sul circuito dello sfruttamento, nel quale a essere coinvolti non sono solo uomini e donne, ma anche bambini. Secondo i dati Unicef nella RDC sono oltre 40mila quelli di età compresa tra i sei e i sette anni che ogni giorno, per pochi dollari, scavano tra gli scarti delle miniere industriali. Il tutto senza né regole e strumenti di protezione, come guanti e mascherine, fondamentali per evitare di inalare la polvere di cobalto, che sul lungo termine provoca danni respiratori letali. 

Sfruttamento e violazione dei diritti umani sono piaghe aperte che pesano sulla RDC da ormai diverso tempo. Nel 2012 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) tenta di compiere de passi in avanti, stabilendo delle linee guida per le imprese che si riforniscono di cobalto e altri minerali provenienti da aree ad alto rischio. Nel 2016 Amnesty International pubblica il rapporto “This is what we die for”, sulla violazione dei diritti umani in Congo, per l’estrazione e il commercio di cobalto, portando in luce una problematica tutt’altro che passata. Sulla stessa scia alcune aziende tecnologiche e automobilistiche si riuniscono per istituire la Responsible Cobalt Initative (RCI), al fine di aiutare l’industria a rispettare gli standard dell’OCSE e ad affrontare la questione dello sfruttamento minorile nelle miniere della RDC.  

Auto elettriche, il cambio di passo annunciato dall'Europa 

Sul fronte europeo il cambio di passo avviene circa un anno fa. La Commissione europea apre il dibattito sull’eticità del reperimento di pile e batterie, annunciando l'adozione di una legislazione comunitaria per regolamentare le imprese in materia di diritti umani e ambiente. L’obiettivo è chiaro: obbligare le aziende a rendere conto di tutti gli impatti negativi, reali o potenziali, puntando a una catena del valore sempre più sostenibile. Inoltre, in tempi più recenti, sulla scia del raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050, l’Europa annuncia una data su autonomia di pile e batterie. Nell’ultima conferenza stampa, il vice presidente della Commissione europea Maros Sefcovic, dichiara: “Ci aspettiamo di essere in grado di coprire tutte le esigenze industriali delle nostre case automobilistiche per quanto riguarda le batterie già entro il 2025”. “A quella data le giganti fabbriche in Europa produrranno tra i sette e gli otto milioni di batterie, quindi più di quelli che sono i piani attuali per i produttori di veicoli elettrici", ha poi aggiunto. 

Auto elettriche, la svolta green ha un prezzo: chi lo pagherà? 

Ma questi ambiziosi progetti potrebbero risultare difficilmente realizzabili. Accelerare sul green, puntare all’autonomia e implementare il fronte etico, ha un prezzo (forse troppo alto). Secondo il Joint Research Center, il centro di ricerca interno alla Commissione, l’impatto delle nuove regole “etiche” proposte dall’esecutivo europeo in materia di tracciabilità e sostenibilità delle supply chain legate alle batterie delle auto elettriche, causeranno ulteriori nodi. Il rapporto, che sarà pubblicato dalla rivista Resources Policy di Elsevier Ltd, spiega che “se, come proposto dalla Commissione europea, la due diligence sulla catena di approvvigionamento del cobalto sarà obbligatoria per le batterie vendute nei mercati dell’Ue nel prossimo futuro, la domanda di cobalto di origine responsabile aumenterà rapidamente”. Di conseguenza a fronte di un aumento della domanda, non potrà seguire un incremento parallelo dell’offerta, e i prezzi così, non trovando un punto di incontro, saranno destinati a salire. 

 

 

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