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Mobilità green, l’auto elettrica corre ma restano i nodi su rete e autonomia

Impatto ambientale ridotto al minimo, massima efficienza e rapidità sono gli assiomi alla base del concetto di “mobilità sostenibile”. Un sistema ideale di trasporti in grado di alimentarsi attraverso fonti primarie pulite, differenti dai tradizionali combustibili fossili, e generare benessere collettivo. Per il World Business Council for Sustainable Development, significa “comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale”. Poiché se spostarsi è “un’azione umana indispensabile”, l’interrogativo sul come farlo è sempre più cruciale.

Mobilità green: i passi dell'Unione europea  

L’Europa ha cercato di trovare una risposta (seppur parziale) nell’incentivare la transizione elettrica del settore dell’automotive. L’auto elettrica rappresenta infatti uno strumento essenziale per raggiungere gli obiettivi imposti dal Green Deal europeo, che mira alla neutralità carbonica entro il 2050. Con un piano strategico di mobilità sostenibile, l’Europa ha da poco annunciato un importante cambio di marcia, impegnandosi ad immettere nel mercato entro il 2030, almeno 30 milioni di veicoli elettrici. Un disegno che, sulla scia dei dati di quest’ultimo anno, potrebbe presto trovare concretezza. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, nonostante la pandemia, nel 2020 le elettriche sono volate a +207% con 32.538 unità vendute, di cui oltre 7200 immatricolate a dicembre, impennando del 753% in confronto allo stesso mese di un anno prima.

Mobilità green: i nodi tra autonomia e costi

Ma a frenare la diffusione di massa dell’auto elettrica non sono i buoni propositi, bensì alcuni aspetti concreti che riguardano autonomia, costi e rete di approvigionamento. Con la tecnologia odierna sono pochi i modelli di automobili elettriche in grado di superare la soglia dei 300km di autonomia. La soluzione, come riporta il Sole 24 Ore, potrebbe essere quella di aumentare il numero di celle per immagazzinare energia, aggravando però il veicolo di un peso enorme. In questo modo, aumentando il peso, anche il prezzo inevitabilmente salirebbe. Inoltre, a pesare è anche il costo inteso in quanto “tempo”. Per “fare il pieno” a un’auto elettrica è necessario rifornirsi presso colonnine pubbliche e private, che permettono di accumulare in circa 30 minuti energia sufficiente per l’80% della capacità. Una sosta lunga, se paragonata ai due o tre minuti di un rifornimento tradizionale. A ciò va aggiunto anche il problema della scarsità delle stazioni installate, perlopiù concentrate in città. Un fronte cruciale, ma che secondo i dati dell’ultimo report dell’associazione Motus-E, in Italia sta dando segnali di accelerazione. Con un totale di 19.324 installazioni in 9.709 infrastrutture accessibili al pubblico, il mercato ha registrato nell'ultimo anno una crescita del 39%, con una ripartizione media dell’80% su suolo pubblico e del 20% su suolo privato a uso pubblico. 

Mobilità green: gli annunci di Ford, Volvo e Jaguar 

Il mercato dell’auto elettrica, seppur lontano da un vero decollo, è in cerca di nuova luce. E i recenti annunci “green”, da parte di Ford, Volvo e Jaguar ne sono la conferma. Per le prime due “è necessario “intensificare il piano di elettrificazione in Europa”, con il raggiungimento del “solo elettrico” entro il 2030. Mentre per il neo ceo di Jaguar Land Rover, Thierry Bolloré, “re-immaginare” il settore dell’automotive del lusso è un  passo altrettanto fondamentale.

Se da una parte le aziende puntano sull’elettrico e credono nel suo potenziale, dall'altra restano da chiarire alcuni nodi importanti in termini di sostenibilità. Non tanto ambientale, quanto di possibilità d’acquisto. Perché, come spiega il segretario generale di Motus-E, Dino Marcozzi, “nonostante il trend positivo dell’ultimo anno, è sempre più vitale fornire agli automobilisti una adeguata rete di infrastrutture di ricarica pubblica, piani infrastrutturali adeguati alle ambizioni agevolandone le procedure di installazione delle stesse”. Diffusione dei veicoli full electric e realizzazione di una rete più capillare di approvvigionamento devono infatti andare di pari passo. 

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