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Crisi climatica, sci a rischio estinzione: con più 4 gradi meno 12% di piste
(fonte Lapresse)

Crisi climatica, sci a rischio estinzione: l'allarme da Legambiente

La minaccia della crisi climatica incombe sul mondo dello sci, ma non solo. Le temperature sempre più in crescita costringono a ripensare il settore turistico della montagna da angolazioni differenti, partendo dall'uso delle risorse e dalla destinazione finale degli investimenti. A oggi l'Italia conta circa 6700 km di piste e 1500 impianti, a cui vengono destinati 100 milioni di euro ogni anno tra innevamento articificiale e manuntenzioni. A pesare sul settore però non sono i semplici fattori economici,  bensì quelli ambientali legati alla crisi climatica.  

Il report "Nevediversa 2021" di Legambiente, partendo da alcune premesse numeriche e scientifiche sulla crisi climatica, mira a fare il punto della situazione. Entro il 2050, si apprende dai dati della ricerca, in gran parte delle nostre montagne ci sarà un aumento delle temperature compreso tra i 2 e i 3 gradi centrigradi. Ma non è tutto. Entro la fine del secolo, in funzione degli scenari di emissione di gas a effetto serra considerati, il riscaldamento globale potrebbe comportare un ulteriore aumento oscillante tra i 3 e 7 gradi centrigradi. Sull'arco alpino le previsioni di sciabilità sono preoccupanti: secondo il dato di sintesi Eurac, se la temperatura dovesse aumentare di 4 gradi, il 12% degli impianti sciistici potrebbe addirittura scomparire. Allargando lo sguardo, secondo la "Relazione speciale sull’oceano e la criosfera in un clima che cambia" dell’Ipcc tra il 2081 e il 2100 l’affidabilità della neve sarà insostenibile per la maggior parte stazioni sciistiche in Nord America, nelle Alpi e Pirenei europei, Scandinavia e Giappone, con alcune eccezioni ad alta quota o ad alte latitudini.

Crisi climatica, a rischio anche occupazione e posti di lavoro 

Ma al rischio estinzione delle piste da sci causato dalla crisi climatica si lega anche quello dell'occupazione. In Italia lo sci da discesa, secondo le stime, dà occupazione a 400mila lavoratori, tra posti diretti e indotto, per un fatturato che va dai 10 ai 12 miliardi di euro. Cifre enormi che non solo quest'anno, causa Covid, sono cadute in picchiata, ma che già dal 2012 si trovano in "sofferenza". Secondo lo studio realizzato da Carlo Cottarelli, delle 60 società partecipate che gestivano all’epoca gli impianti di risalita, la maggioranza era in perdita, per un buco totale di 16 milioni di euro.

 

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