A- A+
Green
Il colonialismo del terzo millennio. L’occidente bullizza l’Asia con i rifiuti

Con la crescita economica dell’Asia è scesa drasticamente l’esigenza di concedere la propria natura e la propria salute al fine di smaltire i rifiuti dell’Occidente. La convergenza dei flussi umani nei centri urbani, affollati come non mai, crea un ulteriore ed enorme quantità di spazzatura propria. Nel continente asiatico, in particolar modo nel Sud-Est, finisce il 75% dei rifiuti di tutto il mondo (Australia, Europa, America su tutti). Dal 2017 la Cina si è sfilata dallo smaltimento di plastica e metallo di metà pianeta tenendo solo i rifiuti considerati materie prime. I dati del 2018 testimoniano il gigante incremento di rifiuti negli altri Paesi del Sud-Est asiatico: quintuplicati in Malesia; triplicati in India; raddoppiati in Thailandia. Mentre in Indonesia c’è stato un aumento dell’importazione dei rifiuti del 141%.

Tutto questo ha generato parecchi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini asiatici. Molte balene, ritrovate morte, contenevano nel proprio stomaco plastica e rifiuti di varia natura. Altre tragedie hanno visto la morte di 143 indonesiani travolti e uccisi da valanghe di rifiuti provenienti da una mega discarica. Mossi da alluvioni e tempeste di acqua. È montata quindi la rabbia delle popolazioni locali e della politica che ha cominciato a respingere i rifiuti provenienti dall’Occidente. Come scrive La Stampa, a maggio, la Convenzione di Basilea del 1989, il trattato internazionale per controllare i movimenti transfrontalieri e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, è stata emendata proprio per affrontare il problema del Sud Est asiatico.

Da allora qualsiasi esportazione priva dell’approvazione dei governi nei Paesi importatori è illegale. Bastava veramente molto poco per smaltire rifiuti fino a poco tempo fa: qualcuno che se ne incaricasse e non avesse scrupoli e la firma di un accordo. Solo il 9 per cento della plastica di tutto il mondo viene riciclata. Il resto finisce nei mari e nell’ambiente o nelle discariche a cielo aperto. Il che provoca molti morti per le conseguenze dirette o le malattie causate dallo smaltimento di rifiuti in Paesi come le Filippine, l’Indonesia e l’India. La plastica e non solo inquina le acque, danneggia i raccolti e causa malattie respiratorie quando viene incenerita illegalmente, come spesso accade. Ora i governi asiatici sono stanchi e annunciano che restituiranno ai Paesi occidentali di provenienza i rifiuti con etichettature false. La Thailandia vieterà le importazioni di rifiuti nel 2021, il Vietnam entro il 2025.

A Manila, nelle Filippine, si è sfiorato l’incidente diplomatico. Una disputa con il Canada è arrivata fino al ritiro dell’ambasciatore da Ottawa. La contesa è nata in merito a tonnellate di rifiuti 'scaricate' nell'arcipelago del sud-est asiatico tra il 2013 e il 2014. Manila ha richiamato il suo ambasciatore in Canada all'indomani della scadenza del 15 maggio che le autorità filippine avevano dato a Ottawa per riprendersi i rifiuti. La questione era stata sollevata dal presidente filippino Rodrigo Duterte nei mesi scorsi e da allora il Canada ha fatto sapere che sta lavorando per risolvere la situazione e riprendersi i container di spazzatura. Il ministro degli Esteri di Manila, Teodoro Locsin, ha fatto sapere che le lettere di richiamo di ambasciatore e consoli in Canada è stata inviata e che i diplomatici saranno di rientro "in un giorno o giù di lì".

Secondo le autorità di Manila, quella che era stata registrata come plastica da riciclare era invece immondizia. Nel 2016 un tribunale aveva ordinato il ritorno in patria degli scarti a spese dell'esportatore. Il presidente filippino, Rodrigo Duterte, ha attaccato il Canada. "Meglio che facciano sparire quella cosa o navigherò fino in Canada e butterò la loro immondizia lì", ha minacciato Duterte, sostenendo che il Paese nordamericano non ha preso alcuna iniziativa e sta trasformando le Filippine "in una discarica". "Combattiamo il Canada, gli dichiarerò guerra", ha aggiunto, nel tipico linguaggio che lo ha reso noto in patria, e non solo. 

Ottawa si è detta "fortemente impegnata" a risolvere la questione in collaborazione con le autorità filippine; un gruppo di lavoro congiunto sta esaminando "lo spettro completo delle questioni legate alla rimozione dei rifiuti in vista di una risoluzione tempestiva", ha fatto sapere il ministero dell'Ambiente canadese. Poi l'epilogo della crisi diplomatica tra Manila e Ottawa con il cargo di rifiuti rispedito in Canada. Questo caso internazionale è emblematico del desiderio dei Paesi asiatici di non servire più da discarica per tutto il mondo. La nave Anna Maersk che trasportava 69 container, per un totale di 1.500 tonnellate di spazzatura, è attraccata al terminal Tsawwassen vicino a West Vancouver. I rifiuti sono stati trasferiti su un camion per essere inceneriti in una struttura specializzata.

Come Manila, anche la Malaysia e l'Indonesia hanno annunciato che rispediranno al mittente i rifiuti di plastica arrivati negli ultimi anni, in particolare da quando nel 2018 la Cina ne ha messo al bando l'importazione, bloccando un flusso annuale di oltre 7 milioni di tonnellate, come già detto sopra. Da qui, la rivolta dei Paesi usati come 'discarica', decisi a rimandare la spazzatura verso i Paesi ricchi.

Commenti
    Tags:
    colonialismo occidentalesmaltimento rifiuti in asiasmaltimento rifiuti ingombrantismaltimento rifiuti milanosmaltimento rifiuti sanitari 170 €0.88 0.22 smaltimento rifiuti in inglesenormativa smaltimento rifiutismaltimento rifiuti speciali milanoaziende smaltimento rifiuti lombardiaaziende smaltimento rifiuti milano e provincia
    in evidenza
    Simest, la qualità a supporto della competitività delle pmi italiane

    Esportazioni

    Simest, la qualità a supporto della competitività delle pmi italiane

    i più visti
    in vetrina
    Scatti d'Affari Intesa Sanpaolo, apre il nuovo Museo delle Gallerie d’Italia a Napoli

    Scatti d'Affari
    Intesa Sanpaolo, apre il nuovo Museo delle Gallerie d’Italia a Napoli


    casa, immobiliare
    motori
    Citroën Ami 100% ëlectric: la rivoluzione della mobilità urbana è in vetrina

    Citroën Ami 100% ëlectric: la rivoluzione della mobilità urbana è in vetrina


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.