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L’ibernazione non è più fantascienza, ”Potrebbe essere sviluppata in 15 anni”

"L'ibernazione umana per i viaggi spaziali potrebbe essere sviluppata in 10-15 anni: è una questione di fondi e personale, e quindi una scelta politica, ma con le giuste risorse ed energie a disposizione è una procedura che in uno o due decenni potrebbe essere potenzialmente possibile". E l'opinione espressa da Matteo Cerri, ricercatore dell'Università di Bologna, intervenuto oggi agli Incontri di Futurologia nell'ambito del Trieste Science+Fiction Festival per presentare il libro "La cura del freddo" in un appuntamento moderato dalla giornalista scientifica Simona Regina. "L'ibernazione umana - ha detto - è un tema che è stato da sempre collegato alla fantascienza, ma negli ultimi dieci anni una serie di scoperte ha permesso di affermare quanto questa possibilità sia più reale di quanto si possa immaginare.

Collaboro con un gruppo di ricerca dell'Agenzia Spaziale Europea che sta cercando di sviluppare una tecnologia per poter applicare l'ibernazione umana a tematiche spaziali, ma ci sono anche molte possibili ricadute sanitarie. Quando parliamo di ibernazione - precisa - non parliamo di crionica o di crioconservazione, quindi non di congelamento di tessuti viventi, ma di quello che più gergalmente conosciamo come letargo: una sorta di stand-by dell'organismo in cui il metabolismo scende quasi del 99%, tutte le funzioni vitali rallentano al minimo e possiamo acquisire dei vantaggi che potrebbero essere molto rilevanti per l'esplorazione spaziale, quantomeno del sistema solare".

"Il primo  è la possibilità di non mangiare e nemmeno produrre scarti biologici, potendo usare quindi un'astronave più piccola e leggera e spendendo meno soldi per traportare cibo e purificare l'ambiente; il secondo riguarda i muscoli e le ossa che non vanno incontro a debolezza strutturale a differenza di quanto accade stando in microgravità per molto tempo e non si svilupperebbero poi episodi psicotici da "cabin fever" in quanto la coscienza è sospesa. Ma il principale vantaggio, su cui sia l'ESA che l'ASI e l'istituto Nazionale di Fisica Nucleare con cui collaboro stanno lavorando è il fatto che l'ibernazione conferisce al corpo un'elevata resistenza alle radiazioni cosmiche che costituiscono oggi il limite effettivo all'esplorazione umana dello spazio, limite oltre al quale il danno provocato sarebbe letale".

 

     

 

 

 

 

 

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