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Nucleare, Zollino (Sogin) ad Affari: ecco che fine fanno i rifiuti radioattivi in Italia

di Rosamaria Freda

In Italia il nucleare non esiste più. O meglio, è il nucleare come fonte energetica a essere definitivamente uscito di scena, dopo il referendum del 2011. Ma i rifiuti radioattivi nel nostro Paese continuano a essere prodotti da altri settori: da quello industriale, basti pensare alle macchine per radiografare le saldature, a quello della ricerca scientifica e della terapia e diagnostica medica.

In Italia vi sono poi otto impianti nucleari. Parliamo delle ex centrali di Trino (Piemonte), Caorso (Emilia Romagna), Latina (Lazio) e Garigliano (Campania) e dei quattro impianti di ricerca sul ciclo del combustibile nucleare ovvero l'EUREX di Saluggia (Piemonte), gli impianti OPEC ed IPU di Casaccia (Lazio), l'ITREC di Rotondella (Basilicata) e l'impianto FN di Bosco Marengo (Piemonte). Impianti che oggi sono in fase di smantellamento.

Che fine faranno i rifiuti nucleari già presenti al loro interno e quelli che saranno progressivamente prodotti via via che quegli impianti verranno smantellati? E come vengono gestiti quelli prodotti ogni anno in campo medico e industriale? Sogin, porta avanti lo smantellamento (decommissioning) degli impianti nucleari e gestisce, con la controllata Nucleco, i rifiuti radioattivi provenienti dagli altri settori. Sogin ha anche il compito di localizzare, realizzare e gestire il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, un'infrastruttura ambientale di superficie dove mettere in sicurezza definitivamente tutti i rifiuti radioattivi a bassa e media attività presenti sul nostro territorio.

Oggi nel nostro Paese ci sono circa 27 mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui oltre 25 mila a bassa e media attività e quasi 2 mila ad alta attività. Senza un deposito nazionale - una struttura di cui sono dotati ormai quasi tutti i Paesi europei - i rifiuti rimarrebbero nei tanti depositi temporanei distribuiti su tutta la Penisola. 
A che punto si trova il nostro Paese nella gestione di questi materiali radioattivi e nell'iter di localizzazione del Deposito Nazionale che dovrebbe mettere in sicurezza le prossime dieci generazioni di Italiani?

Affaritaliani.it ha intervistato il presidente di Sogin, Giuseppe Zollino, che nel pomeriggio di venerdì 12 dicembre, a Milano, modererà una tavola rotonda sulle esperienze internazionali nella gestione dei rifiuti radioattivi. La tavola rotonda si svolgerà all'interno di un seminario internazionale dal titolo: "Il decommissioning nucleare un'opportunità di sviluppo sostenibile a livello globale", organizzato da Sogin con il patrocinio del Consiglio dell'Unione europea nell'ambito del semestre di Presidenza italiano. 

Professor Zollino, quanto a lungo restano radioattivi questi rifiuti? Si parla di tre secoli… è così?
"I rifiuti radioattivi sono classificati in categorie in base all'intensità ed alla durata della loro radioattività. Per i rifiuti che la normativa italiana classifica di 1^ e 2^ categoria o bassa e media attività, la radioattività scende sotto la soglia del fondo naturale in un tempo compreso tra qualche anno e 2-300 anni. Quelli di 3^ categoria (o ad alta attività) rimangono invece radioattivi per migliaia di anni. Più alto è il livello di radioattività, in termini di intensità e durata, maggiori dovranno essere le barriere fisiche di confinamento.
Nel caso di rifiuti a bassa e media attività, per il deposito definitivo sono idonee strutture ingegneristiche di superficie; nel caso di rifiuti ad alta attività, per il deposito definitivo è necessario ricorrere a barriere geologiche, come granito, salgemma o argilla, cioè il deposito deve essere di profondità".

Dove si trovano attualmente questi rifiuti? Solo negli impianti in decommissioning?
"I rifiuti originati dall'esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari sono custoditi in sicurezza in depositi temporanei presso gli stessi impianti. I rifiuti provenienti da applicazioni industriali e medico-sanitarie seguono strade diverse: quelli a bassa attività, a breve tempo di decadimento, necessitano di un breve stoccaggio temporaneo, che avviene di norma nei luoghi stessi di produzione, prima dello smaltimento convenzionale; quelli a media attività vengono custoditi in diversi depositi temporanei, gestiti da aziende specializzate operanti nel nostro Paese".

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nucleare
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