Osservatorio ANBI: al Sud torna l’allarme alluvioni per il ciclone di San Valentino - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 16:09

Osservatorio ANBI: al Sud torna l’allarme alluvioni per il ciclone di San Valentino

Vincenzi (ANBI): "La resilienza del Paese non può prescindere da una gestione idraulica moderna ed efficace, dalla manutenzione alle infrastrutture, dall’innovazione alla cultura dell’acqua"

di Redazione

Osservatorio ANBI: ciclone di San Valentino, al Sud torna la paura alluvioni tra fiumi in piena e terreni saturi

Torna la paura delle alluvioni nel Mezzogiorno e nelle isole per l’arrivo del cosiddetto “ciclone di San Valentino”, che in queste ore sta investendo l’Europa mediterranea con violente perturbazioni. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che segnala condizioni di forte criticità in territori già provati da eventi estremi ravvicinati. La penisola iberica, colpita nei giorni scorsi dal ciclone Leonardo e prima ancora dalla tempesta Kristin, fa ancora i conti con allagamenti estesi: in Portogallo sono finiti sott’acqua 64 mila ettari a nord-est di Lisbona, mentre in Andalusia è stata colpita anche la città di Cordova. Una situazione che trova analogie anche in Italia, in particolare nel Sud e nelle aree insulari, dove si registrano ancora gli effetti del medicane Harry, che in tre giorni ha scaricato oltre 500 millimetri di pioggia.

Secondo le previsioni del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), venti di burrasca e nubifragi continueranno a interessare le regioni tirreniche, con cumulate pluviometriche superiori ai 200 millimetri tra la Sicilia nord-orientale e la Calabria. Piogge oltre i 100 millimetri sono attese anche lungo tutta la costa tirrenica meridionale fino al Lazio e su alcune zone della Sardegna.

Il rischio maggiore deriva dalla saturazione dei terreni e dei corsi d’acqua, già messi a dura prova dalle precipitazioni delle ultime settimane. In molti territori, l’acqua caduta dalla fine di gennaio rappresenta una quota significativa del totale annuo. Emblematico il caso di Roma: se il 2025 era stato un anno secco con circa 580 millimetri di pioggia e un deficit del 26,7% rispetto alla media 2009-2024, nel solo gennaio 2026 sono caduti 210 millimetri, pari al 36% dell’intera pioggia accumulata nei dodici mesi precedenti e con un surplus del 193% sulla media storica.

Alluvioni e uragani sono solo una faccia della medaglia della crisi climatica; l’altra è rappresentata da alte temperature e siccità, elementi che minano salute, economia e ambiente”, afferma Francesco Vincenzi, presidente dell’ANBI. “La resilienza del Paese non può prescindere da una gestione idraulica moderna ed efficace, dalla manutenzione alle infrastrutture, dall’innovazione alla cultura dell’acqua. Servono scelte politiche rapide e determinate: per ogni euro investito in prevenzione, se ne risparmiano cinque in emergenza”.

Per Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, l’alternanza tra siccità e nubifragi fino alle alluvioni rappresenta ormai la nuova normalità. “Sono necessarie politiche di adattamento che accompagnino l’Italia verso un nuovo modello di sviluppo, capace di ridurre l’eccessiva cementificazione e valorizzare i territori”. Il report settimanale dell’Osservatorio fotografa una situazione molto differenziata lungo la Penisola. Al Nord crescono i livelli dei grandi laghi: il Verbano è al 72% di riempimento, il Benaco all’85,7%, mentre il Lario è al 37,6% e il Sebino resta sotto media al 25%. In Valle d’Aosta le portate di Dora Baltea e Lys sono stabili, con abbondanti nevicate previste nei prossimi giorni sull’arco alpino occidentale.

In Piemonte la portata del Tanaro è aumentata dell’89%, mentre crescono anche Stura di Demonte e Toce; gennaio è stato del 30% più umido del normale, con picchi di surplus fino al 144% nel bacino della Varaita. Permane però un deficit del 29% sull’anno idrologico. In Lombardia il deficit di neve resta significativo (-43,2%) e le riserve idriche regionali sono inferiori del 28,3% alla media. In Veneto calano i flussi di Adige e Piave, mentre recuperano Bacchiglione, Livenza e Brenta; nonostante un gennaio piovoso (+36%), l’anno idrologico segna ancora un -32%. In Emilia-Romagna il Reno e la Secchia registrano portate quasi doppie rispetto alle medie storiche. Il Po torna sopra i valori tipici del periodo, con incrementi del 76% nell’Alessandrino e dell’85% a Pontelagoscuro.

Al Centro, in Toscana le precipitazioni abbondanti hanno mantenuto sostenuti i deflussi: il Serchio segna +49% rispetto alla media, l’Arno +36%. Nelle Marche crescono i livelli di Potenza, Esino, Tronto e Nera, con un aumento di 2,86 milioni di metri cubi nei bacini artificiali. In Umbria resta critica la situazione del lago Trasimeno, sceso a -147 centimetri rispetto allo zero idrometrico, ben sotto il livello minimo di sopravvivenza. Nel Lazio il Tevere ha raggiunto a Roma una portata di 487 metri cubi al secondo, con un surplus del 225% rispetto agli anni recenti. Crescono anche Velino e Aniene. Segnali positivi arrivano dai laghi Albano e Nemi, in recupero rispettivamente di 39 e 59 centimetri da metà dicembre.

Al Sud, in Campania i fiumi registrano valori superiori alla media e il Garigliano è due metri più alto rispetto allo scorso anno nello stesso periodo. In Basilicata, in una sola settimana sono affluiti oltre 52 milioni di metri cubi nei bacini artificiali, che ora contengono 278 milioni di metri cubi, contro gli appena 82 milioni di novembre scorso. In Puglia l’incremento settimanale è stato di circa 10 milioni di metri cubi nei bacini foggiani, ma il deficit idrico resta pesante (-71%), con la speranza che le nuove piogge consolidino le riserve in vista della stagione irrigua e dei consumi potabili.

L’allarme lanciato da ANBI conferma come l’Italia sia sempre più esposta agli effetti estremi della crisi climatica, stretta tra siccità e alluvioni. Una sfida che chiama in causa non solo la gestione dell’emergenza, ma soprattutto la capacità di pianificare e investire in prevenzione e adattamento, per tutelare economia e coesione sociale.