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Lavoro
Controlli a distanza dopo il JOBS ACT
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Tra i molti provvedimenti attuativi del Jobs Act, da poco è stato  pubblicato il  decreto legislativo n.  151 in materia di semplificazioni normative sulla gestione dei rapporti di lavoro, tale testo di legge, all’art. 23 si occupa del controllo a distanza dei lavoratori.

I Consulenti del Lavoro, individuano nella norma una volontà del legislatore di dare all’art. 4 dello statuto dei lavoratori, una veste più moderna ed in linea con le attuali tecnologie. Non dimentichiamo che all’epoca della sua stesura il “massimo” dei sistemi di controllo consisteva in un impianto audio/visivo via cavo e le presenze si segnavano mediante cartellino marcatempo da obliterare.

Dalla lettura del nuovo art. 4, infatti, è possibile leggere che le innovazioni non riguardano solo il controllo a distanza, ma anche la rilevazione delle presenze. In altre parole l’uso di sistemi di rilevazione dati è consentita  se  i dati raccolti, vengono utilizzati per le finalità riconducibili al rapporto di lavoro e sempreché gli stessi siano trattati in conformità al Dlgs 196/2003 (Tutela dati personali). In tal senso il Garante in una sua lettera dello scorso 08.09.2015 ha ricordato che l’adeguamento della norma era da tempo atteso e che negli anni, proprio il garante della privacy ha dato importanti indicazioni interpretative.

Cosa bisogna fare in concreto per utilizzare le nuove tecnologie?

In primo luogo i lavoratori devono essere informati di quali siano i dati raccolti, come avvenga la raccolta degli stessi ed il fine per il quale verranno usati; semplificando si potrebbe dire che basta rispettare la normativa sulla Privacy. Però è necessario ricordare che se i dati vengono utilizzati per la gestione di aspetti connessi al rapporto di lavoro il “trattamento” degli stessi, deve essere effettuato secondo correttezza e buona fede, come da regola generale per tutti gli aspetti contrattuali.

La nuova formulazione dell’art. 4, infine, conferma la necessità del consenso solo per quegli strumenti che permettano “anche” il controllo a distanza del lavoratore, per i quali in caso di mancato accordo con le OOSS è necessario rivolgersi ai competenti servizi della Direzione del lavoro.

Ricordiamo, infine, che per alcuni tipi di “controllo” come la geolocalizzazione, la registrazione delle presenze (badge ed altri strumenti “tecnologici”), il consenso non è necessario per espressa previsione normativa (comma 2 del nuovo art. 4).

 

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