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La fortuna di Boccaccio nella tradizione letteraria italiana

di Alessandra Peluso

Ettore Catalano, ordinario di Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università del Salento, cura il testo "La fortuna di Boccaccio nella tradizione letteraria italiana", dimostrando non solo la necessità di un interesse verso i nostri letterati, ma anche la virtù nel conoscerli e la generosità nell'informare. Giovanni Boccaccio è dunque il protagonista indiscusso dell'opera di Catalano che vede la presenza integrata di sedici contributi, all'interno dei quali sono affrontate le tematiche contenute nel "Decameron", le sue fortune, le critiche, e un singolare punto di vista del poeta Ugo Foscolo. Tutto è magistralmente visionato dallo stesso curatore. Nel pieno del Cinquecento la presenza del Boccaccio diviene quasi soverchiante. Il rivolgersi a lui come a sommo poeta di lingua discorsiva e di stile prosastico, favorisce, come per osmosi, l'imitazione, e non soltanto contenutistica. Così scrive Angelo Romano, parlando appunto della fortuna del "Decameron" nella commedia italiana del secolo XVI.  

Vi è poi un'analisi dettagliata sul "modello decameroniano nella novellistica erotica di Giovan Battista Casti, di Renato Lenti, oltre ad un intervento di Andrea Carrozzini su Ugo Foscolo, lettore e interprete di Boccaccio. Senza dubbio notevole è la riconsiderazione e rivalutazione di Giovanni Boccaccio nel Novecento. Basti pensare a Moravia che afferma come nello scrittore l'amore non è visto come una sottospecie dell'azione, mentre la beffa è ricondotta all'incanto della libertà d'azione (pp. 150-159).

È evidente una mappatura cronologica delle riflessioni mosse sulla fortuna del Boccaccio dal Cinquecento ai nostri giorni; il manuale, infatti, su "La fortuna di Boccaccio nella tradizione letteraria italiana", offre una chiara immagine dello scrittore e di un secolo, il Trecento, al quale apparteneva. Si affrontano, in particolare, alcune questioni sulla sua opera, il "Decameron", molto illuminata e illuminante dal punto di vista della società, degli usi e costumi che ispirarono poi l'ideale di vita edonista tipico della cultura umanista e rinascimentale.
Il "Decameron", la monumentale opera del protagonista, è appunto anche questo, oltre a rappresentare - come è noto - una delle opere più importanti della letteratura del Trecento. Ha ispirato persino registi del calibro di Pier Paolo Pasolini.

Ettore Catalano, pertanto, si dimostra un attento osservatore di Giovanni Boccaccio e, presentando un collage al lettore, mostra le varie interpretazioni, facendogli rivivere al contempo un secolo. Ma, non solo, il lettore respira il gusto dell'innovazione tra natura e fortuna, immerso nel piacere e nell'amore, come accade appunto leggendo il "Decameron".

 

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