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Woody Allen nella sua autobiografia: "Soon-Yi? Sposata per motivi finanziari"

"Mi dispiace aver dovuto dedicare tante pagine alla falsa accusa di cui sono stato vittima, ma la cosa ha portato acqua al mulino dello scrittore, aggiungendo un suggestivo elemento drammatico a una vita altrimenti abbastanza banale".

Col suo solito umorismo Woody Allen spiega, nelle pagine conclusive della sua autobiografia A proposito di niente, uscita in formato digitale in anteprima mondiale per La nave di Teseo, perché una buona parte del libro sia dedicato alla replica alle accuse di molestie mossegli da Mia Farrow e dalla figlia Dylan, con il sostegno anche dell'altro figlio della coppia, l'unico naturale, Ronan Satchel Farrow, giornalista e paladino del movimento MeToo, complice di aver bloccato la pubblicazione dell'autobiografia negli Stati Uniti da parte del Gruppo Hachette.

Un altro editore, di cui non è ancora noto il nome, è tuttavia subentrato negli Usa e darà quindi voce al regista anche laggiù. Ma intanto Allen 'parla' in Italia. E lo fa con un libro molto acuto e ricco di aneddoti, dove la parte dedicata all'autodifesa è consistente e significativa. E' la prima volta che Woody Allen parla diffusamente e in dettaglio delle accuse di molestia e si difende accusando. L'attore e regista newyorkese accusa Mia Farrow di aver plagiato i due figli ancora in tenera età. Secondo Allen "la madre manipolatrice" avrebbe convinto Dylan, di 7 anni, di essere stata molestata dal padre adottivo, e Ronan di 5 anni che il padre era un orco, allo scopo di vendicarsi del tradimento di Allen con la figlia adottiva Soon-Yi. "Il motivo per cui l'ho sposata? Non romantici, ma strettamente finanziari. L'adoravo, sapevo che essendo più anziano avrei potuto morire molto prima di lei. Se questo fosse successo, volevo che lei potesse ereditare tutto quello che possiedo".

Nell'autobiografia Allen non se la prende mai con i figli. Anzi, li giustifica. Dylan, scrive, "è cresciuta con la convinzione assurda di essere stata vittima di molestie. E lo stesso è successo a Satchel. Bambini di sette e cinque anni, facilmente suggestionabili". Poi cita la 'lettera aperta' scritta da Dylan in cui sosteneva che il padre adottivo l'aveva molestata. Una lettera scritta, secondo Allen, col solo scopo di gettare fango su di lui come da indottrinamento della madre. Da quella lettera infatti sono iniziati i suoi guai: "Con l'avvento dell'era di #MeToo, la lettera poteva essere spacciata come un esempio di 'donna che fa sentire la propria voce', approfittando di un movimento del tutto legittimo" scrive il regista. "Il fatto che una falsa accusa si ritorcesse contro le donne realmente molestate sembrava essere secondario" scrive ancora. E Ronan Satchel Farrow? "E' sempre stato un paladino del diritto delle donne di far sentire la propria voce, ma quando Soon-Yi (sorellastra e moglie di Woody Allen) ha raccontato la propria versione dei fatti, non gli è piaciuto quello che ha sentito. A lui, certo, sta bene che le donne dicano la verità, basta che sia la verità approvata dalla mamma". La parte relativa all'autodifesa è piuttosto rigorosa (anche con molte citazioni dal processo e dalle perizie psichiatriche), e Woody Allen non manca di fare un'amara considerazione: "Tanti, nel mondo dello spettacolo, dicevano in privato, a me e ai miei amici, di essere allibiti per l'ingiusto e disgustoso trattamento che ricevevo dai media, e che erano dalla mia parte; ma quando poi si chiedeva loro perché stessero zitti, ammettevano di temere ripercussioni.

"Ironia della sorte" commenta Allen, "era lo stesso motivo per cui le donne per anni non avevano denunciato chi le molestava: la paura che le loro carriere venissero danneggiate". E ringrazia chi, invece, non ha avuto paura di difenderlo: tra loro Alec Baldwin, Javier Bardem, Scarlett Johansson, Diane Keton, Ray Liotta, Catherine Deneuve, Charlotte Rampling, Jude Law, Isabelle Huppert, Pedro Almodo'var, Alan Alda.

Pensiero a parte per Timothée Chalamet, protagonista di Un giorno di pioggia a New York (film uscito in Italia con la Lucky Red, ma mai distribuito negli Usa): "Ha manifestato il rammarico di essere comparso in un mio film e l'intenzione di versare il suo cachet in beneficenza" scrive Allen, "ma a mia sorella ha giurato di averlo dovuto fare perché era in lizza per l'Oscar con Chiamami col tuo nome, e lui e il suo agente avevano pensato di avere maggiori chance di vincere prendendo le distanze da me".

Malgrado la parte dedicata alla sua autodifesa sia corposa, il volume di oltre 400 pagine contiene molto altro ed è ricco di aneddoti personali e battute fulminanti. Allen racconta la sua vita, i suoi amori, come nascono i suoi film, il rapporti con le sue fobie che poi diventano la chiave comica dei suoi film. Parla del suo amore per Soon-Yi a cui dedica il libro ("A Soon-Yi, la migliore. Pendeva dalle mie labbra e poi mi ha avuto in pugno"), delle loro due figlie adottive e traccia un bilancio della sua vita concludendo alla sua maniera: "Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna. Il mio rimpianto più grande? Che ho avuto milioni per fare film in totale libertà e non ho mai girato un capolavoro". A proposito di niente, che da oggi La nave di Teseo rende disponibile su tutte le piattaforme autorizzate al prezzo di 15.99 euro, dal 9 aprile dovrebbe arrivare nei negozi in versione cartacea (se le disposizioni del governo in materia di coronavirus lo consentiranno) al prezzo di 22 euro

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    woody allena proposito di nienteautobiografiaaccuse molestie
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