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Elezioni, Michele Santoro is coming back: ma non si capisce cosa vuole

Michele Santoro

Il caso Santoro e l'eterna ricerca di un leader della sinistra 

Michele Santoro è tornato. Parla, si agita, è ovunque, interloquisce, eccepisce, spiega il mondo ma non si capisce cosa esattamente voglia. Dice pure che sta facendo “un network in una app per trovare il leader della sinistra”. Gli ex compagni del Pd gli dicono: “Sì caro. Oggi non hai preso la pillolina?” e lui si calma un poco.

Un dramma per un giornalista che della chiarezza comunicativa dovrebbe fare il suo fiore all’occhiello.

Quello che si capisce dalla sua confusa descrizione degli eventi e che anche lui c’ha provato a fare qualcosa con Giuseppe Conte e i Cinque Stelle, ma gli è andata male.

Insomma Santoro non si rassegna all’età che avanza e sfrutta le politiche prossime venture per fare un po’ di casino, ma l’operazione mediatica non gli riesce bene e s’impantana e spiaggia. Il dramma è che manco lui ha capito bene cosa gli sia veramente successo.

Ha lanciato quindi un progetto che non c’è, un ballon d’essai per tastare il terreno.

Il nome è accattivante, “Il Mondo Nuovo” e richiama il famoso romanzo dallo stesso titolo in italiano, Brave New World in inglese, dello scrittore distopico Aldous Huxley.

Ma in realtà la dizione potrebbe anche riferirsi alle parole che pronuncia Miranda ne “La Tempesta” di William Shakespeare: «Oh meraviglia! Com'è bello il genere umano! Oh mirabile e ignoto mondo che possiedi abitanti così piacevoli!», che sembrerebbe più attagliarsi alla tradizionale bonomia del giornalista romano.

Comunque sia, dietro al pomposo e letterario nome scelto da Santoro si nasconde roba solita, una bistecca secca e senza condimento che ha il gusto amaro del fallimento.

Infatti, come dicevamo, Santoro eccitato dalle elezioni c’ha provato a riverniciare la sua verve movimentista ma l’aspetto imbolsito e stantio ha fatto fuggire rapidamente Conte che ha sentito odore di fregatura.

Infatti i Cinque Stelle avrebbero avuto solo da perdere da una improbabile consesso di amorosi sensi con il vecchio tribuno che ha fatto francamente il suo tempo ed è uscito progressivamente e mestamente di scena.

Dunque dicevamo che Conte gli ha risposto picche e lui non si è perso d’animo e ha cambiato rapidamente obiettivo e così ha pubblicato un libro sulla guerra, “Non nel mio nome”, e lo ha fatto come editore. Ma il libro, in realtà, doveva far parte di un progetto complessivo allegato, diciamo così, all’iniziativa politica. Fallita l’iniziativa il libro resta solo un libello pretenzioso che nei toni antibellicisti è stato peraltro interpretato come un endorsement a favore della Russia di Putin, provocando ulteriori polemiche.

La lista di Santoro si doveva chiamare “Pace proibita” e mirava ad apparentarsi con i Cinque Stelle e non ad entrare nel Movimento. Insomma, in salsa rivista e corretta, si tratta del solito giochino elettorale con cui chi ha avuto un minimo di visibilità cerca di riciclarsi al meglio. L’idea è: io ti porto voti e tu mi blindi nel maggioritario. I più sfigati invece, come Monica Cirinnà, finiscono nell’uninominale e lì non possono barare perché si devono confrontare veramente con l’elettorato.

In una intervista, peraltro ben fatta da Luca Telese per Tpi, la butta, da quel consumato maestro quale è, sul catastrofismo che –come noto- fa sempre audience, insieme alle donne nude e a Padre Pio.

E così ci dice quindi che è siamo vicini alla “fine del mondo”, chiaramente a causa della Bomba, quella Atomica naturalmente. La Russia, messa alle strette dagli ucraini aiutati dall’Occidente, la utilizzerà e come nel film Il Dottor Stranamore l’ordigno “Fine di mondo” farà piazza pulita dell’umanità corrotta.

Riadattando un volgare motto romano si potrebbe dire che la Bomba è democratica e “Belli o brutti li polverizziamo tutti”.

Purtroppo per Santoro il catastrofismo è l’ultima spiaggia degli imbonitori falliti e per lo Zarathustra romano ormai resta solo la pensione, magari nelle malinconiche vesti di “umarell”, dato che le truffe sui bonus e superbonus hanno dato tanto lavoro a tutti nell’ “edilizia creativa”.

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