Elisa ha raccontato di avere subito una violenza sessuale quando aveva otto anni e di aver scelto di parlarne pubblicamente soltanto oggi, a 48 anni, per provare ad aiutare altre persone che hanno vissuto esperienze simili. La cantautrice ha affrontato il tema in un’intervista al Corriere della Sera, collegandolo al percorso personale che ha portato alla nascita del nuovo album e del mediometraggio Kintsugi, entrambi dedicati al rapporto con le ferite, il cambiamento e la ricostruzione.
Elisa abusata a 8 anni: perché lo racconta oggi
Elisa ha spiegato che l’esperienza vissuta da bambina l’ha segnata profondamente e che per molto tempo non è riuscita a parlarne. Aveva aspettato anni prima di raccontarlo anche alla madre e soltanto a 48 anni ha iniziato un percorso di terapia psicologica. La scelta di rendere pubblica oggi questa parte della propria vita nasce soprattutto dal desiderio di contrastare il senso di colpa che può accompagnare chi subisce una violenza.
La cantante ha detto di voler essere utile a ragazze, donne e ragazzi che hanno vissuto abusi, insistendo su un punto: la responsabilità non appartiene mai alla persona che subisce la violenza.
Elisa, il progetto Kintsugi e il momento personale
Il racconto si inserisce in una fase di profondo cambiamento per Elisa. Nel 2025 si è conclusa dopo diciassette anni la relazione con il marito e collaboratore Andrea Rigonat. La cantante ha raccontato che la separazione ha innescato un periodo di forte crisi personale che l’ha portata a interrogarsi anche su esperienze molto più lontane nel tempo.
Da questo percorso nasce Kintsugi, titolo del nuovo album in uscita il 27 novembre e del mediometraggio presentato in questi giorni. Il termine richiama l’arte giapponese di riparare gli oggetti rotti rendendo visibili le fratture invece di nasconderle. Per Elisa è diventato una metafora del modo di affrontare il proprio passato.
Elisa abusata: “Raccontarlo può essere utile”
Negli ultimi anni Elisa è stata coinvolta anche nel progetto Una Nessuna Centomila, movimento contro la violenza sulle donne che ha contribuito a fondare. La decisione di parlare dell’abuso è quindi legata anche a questo impegno. La cantautrice ha raccontato di avere impiegato decenni per riuscire a nominare quanto successo e ha spiegato che proprio per questo vorrebbe evitare che altre persone debbano aspettare altrettanto prima di cercare aiuto.
Il racconto non nasce quindi dalla volontà di ricostruire pubblicamente i dettagli dell’episodio, sui quali Elisa non si è soffermata, ma dalla scelta di trasformare una vicenda personale in un messaggio rivolto a chi ha vissuto esperienze analoghe.
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