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Quotidiani, la mappa dell’informazione in Italia tra simpatie, antipatie e potere. Parte 3: i giornali di sinistra

Terza tappa nel risiko dell’editoria italiana: La Stampa, il Fatto, Domani, manifesto e Riformista. Le pagine della sinistra

Quotidiani, la mappa dell’informazione in Italia tra simpatie, antipatie e potere. Parte 3: i giornali di sinistra
Quotidiani

Da La Stampa al Fatto, dal manifesto al Riformista: opposizione ostinata, progressismo e troppo salotto. Le testate di sinistra hanno il mal di pancia?

Dopo i quotidiani mainstream e dopo la galassia dei giornali di destra, il viaggio lungo la mappa dell’informazione italiana mette la freccia a sinistra. Anche in questo caso l’etichetta, da sola, non basta. La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Domani, il manifesto e Il Riformista abitano mondi diversi. C’è la tradizione liberal-progressista del Nord, l’opposizione anti-sistema, la sinistra colta “da salotto”, la sinistra anticapitalista e il riformismo che oggi sembra guardare sempre meno al centrosinistra da cui era partito.

La Stampa: il laboratorio liberal-progressista cambia pelle?

Come avevamo detto nel capitolo 1, la galassia GEDI si è spezzataRepubblica è finita nell’orbita greca di Antenna Group, mentre La Stampa è uscita dal controllo GEDI ed è passata sotto la maggioranza del gruppo SAE.

La Stampa, ad oggi è il laboratorio più interessante. Storico quotidiano torinese di cultura liberal-progressista, entra nel corso SAE con Antonio Di Rosa direttore dal primo luglio. Al suo fianco Luciano Tancredi come vice vicario, Alessandro De Angelis tra i nuovi innesti e una parte della vecchia struttura confermata. Ma… secondo quanto risulta ad Affaritaliani, Rosario Dimito, storica firma economica del Messaggero, sarebbe verso la vicedirezione del quotidiano torinese. Una firma cresciuta in un giornale romano, moderato, lontano dall’identità progressista classica de La Stampa, entra nella squadra di un quotidiano che per decenni ha rappresentato un pezzo dell’establishment liberal del Nord. Questo, per molti, può essere visto non solo un cambio di casella, ma come una possibile traccia? Meno recinto identitario, più asse economico, istituzionale e quindi… moderato?

Il riassetto non riguarda solo Torino: dal primo luglio Maurizio Molinari è diventato direttore editoriale del Gruppo SAE, con responsabilità sullo sviluppo editoriale e sulle attività negli Stati Uniti. Il nuovo corso, quindi, si muoverà dentro una regia più larga, nazionale e internazionale.

Leggi qui la Parte 1: i giornali Mainstream

Il Fatto Quotidiano: il giornale dell’opposizione al sistema più che dell’opposizione

Il Fatto Quotidiano non va archiviato come un semplice giornale di sinistra. È il giornale dell’opposizione al sistema più che dell’opposizione. Diretto da Marco Travaglio, è anti-establishment, giustizialista, costituzionalista, anti-Pd e anti-atlantista sull’Ucraina. Il suo pubblico trasversale ma molto identitario spesso lontano dal centrosinistra ufficiale e molto, molto vicino al Movimento 5 stelle, non si identifica nella linea del campo largo, ma cerca un giornale che dichiaratamente non vuole fidarsi di nessuno.

Domani: la sinistra da salotto

Passando al Domani, questo occupa uno spazio liberale, progressista, urban, attento ai diritti, alla cultura politica europea. Con Emiliano Fittipaldi alla direzione e la Fondazione Editoriale Domani a presidiare il progetto, prova a tenere viva una sinistra giornalistica più colta, da salotto, meno popolare.

Leggi qui la Parte 2: i giornali di destra

il manifesto: colore rosso fuoco

Poi c’è il manifesto. La collocazione, in questo caso, è meno ambigua: è il giornale più a sinistra di questa mappa, quello che conserva una genealogia comunista, movimentista, pacifista, anticapitalista. Non parla al centrosinistra di governo, non cerca il salotto liberal, non prova a farsi accettare dal sistema. Parla a un pezzo di sinistra di lotta, sindacale, sociale, internazionalista, che scende in piazza piuttosto che rimanere seduta sul divano a filosofeggiare. Diretto da Andrea Fabozzi, resta un quotidiano cooperativo e identitario: piccolo nei numeri, ma riconoscibile nel linguaggio, nei temi e… dai nemici.

Il Riformista: quando a sinistra non si sta più bene

Il Riformista è il caso più scivoloso. Nasce dentro una cultura appunto riformista di centrosinistra, garantista, libertaria, anti-giustizialista. Ma, oggi, il suo baricentro sembra essersi spostato. Con Claudio Velardi alla direzione, il quotidiano mantiene la parola “riformista”, ma parla sempre meno al vecchio centrosinistra e sempre più a un’area liberal-garantista, filo-israeliana, addirittura critica con la stessa sinistra e non ostile ad alcune battaglie del governo. Le posizioni su Israele, spesso difese senza troppe sfumature, e il tono su giustizia, referendum e campo largo raccontano un giornale che in questo momento non sta più bene a sinistra. Clamorosa anche la rottura con l’ex direttore editoriale Matteo Renzi: proprio il giornale che lo aveva avuto alla guida sembra praticare nei suoi confronti una rumorosa damnatio memoriae. E anche questo non è un segreto, d’altronde proprio Velardi ha firmato un editoriale intitolato “Caro Matteo Renzi, è l’ora delle dimissioni”.
Insomma, non sarà che, facendo un giro largo attorno al riformismo, la curva è stata talmente grande che si è finiti dall’altra parte?

La mappa dei giornali di sinistra racconta che anche nel ramo progressista dell’informazione non esiste più un blocco unico e unito. C’è chi conserva la tradizione liberal-progressista, chi parla all’anti-sistema, chi presidia la sinistra colta e urbana, chi resta nella lotta anticapitalista e chi, pur partendo dal riformismo, oggi si muove su un terreno quanto meno ambiguo. La domanda, anche qui, non è soltanto da che parte stanno i giornali, ma quale sinistra raccontano, a quale pubblico parlano e quale pezzo di potere, o di opposizione al potere, provano a orientare.

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