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Quotidiani, la mappa dell’informazione in Italia tra simpatie, antipatie e potere. Parte 4: i giornali online

Quarta e ultima tappa nel risiko dell’editoria italiana. Da Fanpage a Dagospia: quando il digitale batte sul tempo il potere della carta

Quotidiani, la mappa dell’informazione in Italia tra simpatie, antipatie e potere. Parte 4: i giornali online

Da Fanpage a Open, dal Post a Dagospia: il potere non è più di carta. L’ascesa dell’online nel percorso di una notizia

Dopo aver raccontato i giornali mainstream, dopo le diverse e divise anime editoriali della destra editoriale e dopo i mal di pancia di alcune testate della sinistra, l’ultimo capitolo della mappa dell’informazione passa, inevitabilmente dal “nuovo” mondo online. Qui le categorie tradizionali saltano ulteriormente. Non si tratta soltanto di testate “digitali”, ma di modi diversi di costruire l’agenda: inchieste video, breaking news, fact-checking, community, spiegazione, retroscena, gossip politico-finanziario, distribuzione social. Il potere non si legge più solo in edicola, anzi. La carta conserva peso e autorevolezza ma ad oggi perde la partita (con un po’ di gol di scarto) con l’online, dove il racconto corre più veloce, è più immediato, converge in più linguaggi, circola sui social, prende forza nei video, nei retroscena, e solo dopo, spesso, arriva in prima pagina.

Leggi qui la Parte 1: i giornali Mainstream

Fanpage: le inchieste social che acchiappano i giovani

Ed infine arrivò il digitale, per dirla quasi come un passo biblico. L’online per alcuni. Trattarli come minori nel mondo editoriale odierno è un errore madornale. Fanpage, guidata da Francesco Cancellato con Adriano Biondi condirettore, si sta spostando verso le inchieste con attenzione particolare ai diritti, ai temi del lavoro e si pone l’obiettivo di parlare alle nuove generazioni. Certo non si può dire che sia filogovernativo, viste anche le ultime inchieste sviluppate per scardinare vecchi meccanismi della destra più radicale.

Open: il digitale fast creato da Mentana

Open, fondato da Enrico Mentana e diretto da Franco Bechis, presidia un giornalismo digitale più rapido, generalista, da breaking news. Nasce con l’idea di parlare a un pubblico giovane e monitorare il flusso continuo dell’attualità: politica, esteri, scuola, diritti, fact-checking, social. Non ha l’impronta ideologica forte dei cartacei, ma si muove in uno spazio liberal, urban, molto attento ai temi civili e al controllo delle notizie. È il giornale del “subito”, della verifica veloce, del: chi arriva prima?

Leggi anche la Parte 2: i giornali di destra

Il Post: la resilienza dello “spiegone”

Il Post, fondato da Luca Sofri, invece, ha costruito una comunità attorno allo “spiegone”, al tono anti-urlato, alla fiducia del lettore. Oggi Sofri resta direttore editoriale, mentre il direttore responsabile è Francesco Costa: due nomi che raccontano l’identità della testata, tra cultura giornalistica tradizionale, attenzione al linguaggio, politica estera, podcast e rapporto intenso con la community. Non cerca il titolo urlato, non vive di frenesia quotidiana, non si muove come un giornale militante. Il suo spazio è un altro: spiegare, ordinare, dare contesto, costruire una relazione quasi fiduciaria con chi legge. Politicamente abita un’area liberal, progressista, molto attenta al linguaggio, ai diritti, all’Europa, alla cultura digitale. Meno popolare nella forma, più comunitario nella sostanza: il Post non acchiappa il lettore per il colpo di scena, piuttosto punta a spiegarlo.

Leggi anche la Parte 3: i giornali di sinistra

Dagospia: si salvi chi può

Dagospia fa l’elemento di rottura a priori: retroscena, gossip politico-finanziario, tv e salotti. Nessuno si salva. La creatura di Roberto D’Agostino non è un quotidiano, non è un partito, non è una scuola di pensiero: è una portineria del potere, una rassegna sporca, veloce, cattiva, spesso urticante, dove politica, economia, spettacolo e mondanità finiscono nello stesso frullatore. Non orienta con gli editoriali, ma con l’indiscrezione. Non deve piacere a tutti, anzi, la sua forza sta proprio nel dare fastidio a tutti, destra, sinistra, manager, direttori, ministri e salotti buoni. Si salvi chi può.

Ecco che termina il viaggio attraverso le dinamiche dell’editoria italiana. La mappa dei giornali online racconta una cosa precisa: l’informazione digitale non è più il fratello minore, ma il capobranco a cui aggrapparsi. La domanda, anche qui, non è soltanto da che parte stanno le testate. La domanda è quale pubblico intercettano, quale linguaggio impongono e quale pezzo di opinione riescono a spostare.

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