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Rai, il M5s incalza l'Ad Salini: "Subito riforma del Servizio Pubblico"
Fabrizio Salini, Amministratore Delegato Rai

Il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli in quota M5s ha recentemente elargito un gran dono all'Amministratore Delegato Rai Fabrizio Salini, avallandone il piano industriale per la riforma dell'azienda del Servizio Pubblico Radiotelevisivo, arenato per mesi per via di diatribe politiche fra Lega e grillini, all'epoca alleati al Governo ma acerrimi nemici a Viale Mazzini. 

Ma l'Ad in quota pentastellata dovrebbe tenere bene a mente l'episodio di Laocoonte e del Cavallo di Troia  descritto nell'Eneide di Virgilio e dire a se stesso "temo i grillini e i doni che portano". Tolto di mezzo lo scomodo Matteo Salvini, ora all'opposizione, i pentastellati ai quali Salini fa riferimento iniziano infatti a chiedere il conto a quest'ultimo, finanche dagli scranni istituzionali più alti. 

Non solo il succitato Ministro Patuanelli che, con l'avallo del piano industriale di cui sopra, ha inteso  ufficiosamente spronare L'Ad a "darsi una mossa" con il cambiamento da molti mesi promesso ma lo stesso Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, ex Presidente della Commissione di Vigilanza Rai nella scorsa legislatura, ha sottolineato - in un'intervista alla Repubblica - un "urgente bisogno di una riforma. C’è un ritardo che va colmato”. L'Onorevole Fico ha vieppiù suspicato "una maggiore indipendenza, maggiore lontananza dalla politica". Peculiare, detto dal Movimento Cinque Stelle che, solo la settimana scorsa, ha praticamente imposto all'Ad Salini un "monologo riparatorio" per il Presidente del Consiglio Conte, onde controbilanciare il duello Salvini-Renzi a Porta a Porta, ma tant'è.

Dietro gli interventi di Patuanelli e Fico, vi è a tutti gli effetti una velata esortazione (ultimatum?) ad attuare il tanto atteso "repulisti" che dovrebbe ridimensionare la presenza del Carroccio in Rai, depotenziando il più possibile i residui leghisti che ancora prosperano a Viale Mazzini malgrado da mesi Salvini sia finito all'opposizione e a Palazzo Chigi siedano il Pd, Leu e soprattutto i renziani di Italia Viva, fortemente determinati a riconquistare le praterie del Servizio Pubblico. Il punto nodale sono le nove superdirezioni orizzontali pensate e annunciate dall'Ad che fanno gola ai partiti di ogni schieramento e che, di fatto, dovrebbero ridimensionare le forze leghiste. Nove nuove nomine prestigiose nell'ambito delle quali, essendo il partito di maggioranza in Parlamento, il M5s vuole fisiologicamente (e quanto prima) fare la parte del leone, malgrado il buon Fico discetti di lontananza dalla politica in una rarefatta atmosfera di pura speculazione ideologica.

Per scendere più terra terra, "'Sta mano po esse fero o po esse piuma", diceva in un simpatico romanesco Mario Brega nel film Bianco, Rosso e Verdone, e la stessa cosa parrebbe applicarsi al Ministro Patuanelli riguardo all'avallo del piano industriale di Salini. Con il quale l'ha ufficialmente carezzato e apparentemente blindato sulla sua poltrona, legandolo tuttavia con mano ferrea al M5s (nel tentativo di scioglierlo dai suoi lacciuoli renziani che gli provengono dal periodo della Stand By Me, filiale ufficiosa del Nazareno, della quale Salini è stato direttore generale). M5s che ora esige dall'Ad fatti concreti e al più presto, visto anche il fatto che egli detiene poteri che mai nessun direttore generale aveva mai avuto in passato, lasciando intendere che tutti sono utili e nessuno è indispensabile. E che chiunque può diventare sacrificabile. 

 

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