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Rai, meno morbosità e più spinta digitale e social: la stagione del day time alla ricerca della qualità. Retroscena

Mellone ha spiegato la linea editoriale della Direzione per questa stagione, chiedendo a tutti, dirigenti e autori, di seguire e governare con attenzione contenuto e stile di ciò che viene mandato in onda

Rai, meno morbosità e più spinta digitale e social: la stagione del day time alla ricerca della qualità. Retroscena

Quando è arrivata la convocazione tutti si sono chiesti: perché? Chi era presente ha parlato quasi di ‘Stati generali’ convocati la scorsa settimana riuniti dalla Direzione intrattenimento day time per stabilire con Rai Play le strategie social e ancor prima le linee guida dei programmi per la stagione televisiva appena iniziata. Convocati dal direttore Angelo Mellone i suoi vice, i dirigenti delle sue varie trasmissioni e – una sorta di unicum, alla Rai – i capi autori. Cioè decine e decine di persone. Mellone ha spiegato la linea editoriale della Direzione per questa stagione, chiedendo a tutti, dirigenti e autori, di seguire e governare con attenzione contenuto e stile di ciò che viene mandato in onda.

L’imperativo è ottenere un miglioramento qualitativo anche a costo di perdere uno zero virgola (ma non di più) di share nei dati delle 10 del mattino. Evitare inutili morbosità, soprattutto quando si parla di cronaca nera. Le buone notizie devono essere alla pari rispetto alle brutte notizie. Osare, anche a costo di andare contro corrente. Invitare nei programmi anche personaggi al di fuori di una certa abitudine televisiva, poeti, scrittori, filosof, gente capace di dire cose differenti, sorprendere e andare alla ricerca dell’altrove. Tenendo presente che il primo compito del servizio pubblico è raccontare la nostra identità nazionale, chi siamo, a noi stessi.

A corollario di questo ragionamento, è stata chiesta una maggior attenzione proprio sulle modalità di produzione dei contenuti, affinchè poi possano essere distribuiti su Rai Play e sui social ufficiali di casa Rai. Mellone ha spiegato che i dati Auditel della mattina sono solo una delle dimensioni da tenere in considerazione, che il pubblico sta cambiando e la tv di palinsesto non è abitudine di chi ha meno di 45 anni, per cui la tv generalista se vuole confermare il suo primato deve cominciare a cambiare mentalità, a partire da chi la fa. L’età della tv lineare è ormai orientata oltre i 65 anni, mentre l’età del pubblico di Rai Play è anche di 10 anni più giovane e scende di altri 10 sui social network puri, come è stato spiegato da Rai Play.

Per fare questo è stato chiesto di individuare per ciascun programma figure idonee a garantire che tutti i prodotti televisivi vengano concepiti in questo modo, mettendo la crossmedialità all’inizio e non alla fine del processo creativo e della costruzione delle scalette.
Importante dunque, anzi fondamentale, che le trasmissioni sappiano produrre contenuti anche per Rai Play e tutte le piattaforme, anche ma non solo rimodulando quello che è andato in onda sulla tv lineare. Diventano quindi importanti a questo scopo i contenuti “in differita” rispetto a quelli in diretta, che naturalmente vivono di vita propria. Insomma è stata chiesta una specie di “rivoluzione digitale” all’interno delle varie redazioni dei programmi del day time.

E’ stato poi sottolineato come sia indispensabile da qui in avanti smetterla di ‘parlare male di noi stessi‘ come ha detto Mellone, quella tendenza all’auto denigrazione che alcune volte si legge da parte di alcune figure che lavorano in Rai rispetto alla propria azienda. Un po’ di sano orgoglio Rai, tutto questo anche con una particolare attenzione rispetto a “spifferi” di dipendenti della tv pubblica verso alcune figure, soprattutto made in social, che attraverso di essi denigrano l’azienda che resta una delle migliori televisioni al mondo.

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