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MediaTech
Social, finita la pacchia del tutto gratis. Il futuro sarà quello di pagare

Social, forse la pacchia del tutto gratis è finita

 

Forse la pacchia dei social gratis è finita. Il futuro prossimo potrebbe riservarci una novità non proprio simpatica: quella cioè di dover pagare un canone fisso per avere quello che, fino ad ora, abbiamo avuto gratis. Così come per la televisione e i giornali anche social e i motori di ricerca del calibro di Facebook e Google potrebbero chiederci un abbonamento. Avremo voglia di pagare per postare  le foto dei nostri compleanni, dei nostri animali, dei nostri viaggi? Dalla nascita di internet i network e i motori di ricerca, ricchi di milioni di utenti, un immenso bacino per pretendere pubblicità mirata, non chiedevano nulla agli utenti e ricevevano investimenti da forti capitali di rischio. Ma dal 2022 qualcosa, nel ricco mondo dei social, è cambiato in maniera inimmaginabile. Sono cominciati i licenziamenti. Alphabet, Apple, Amazon, Meta e Microsoft hanno cambiato il trend nell’occupazione. La pandemia che aveva alimentato ottimismo è finita e sono “fioccati” i tagli.

Social, comincia l'idea di far pagare il servizio

Dopo Linkedin e il nuovo Only Fans , che hanno fatto da apripista sui canoni, i grandi social hanno cominciato ad accarezzare l’idea di guadagnare dagli utenti non solo in termini di contenuti ma soprattutto in termini economici. Il primo ad aprire le danze è stato Elon Musk. Dopo aver sborsato 44000 milioni di dollari per Twitter ha pensato che era opportuno che l’uccellino azzurro cominciasse non solo a tuittare ma pure a guadagnare. Twitter Blue, il nuovo servizio a pagamento, è partito lentamente ma adesso si è consolidato a otto dollari al mese. E dopo Twitter ecco Meta seguire il trend rapidamente con Facebook e Instagram. Meta Verified, il servizio in abbonamento permette di verificare l’account con un ID ufficiale, avere un badge blu, una protezione aggiuntiva contro il phishing e l'accesso diretto al servizio clienti.  Tutto questo a partire da $ 11,99 (11,3 euro) al mese.

Social, ma gli utenti saranno disposti a pagare?

Secondo gli esperti quello che sta accadendo e accadrà è normale. E’ infatti la base dei modelli freemium (contrazione di free, free e premium, di qualità superiore). Il modello è che il 95% degli utenti acceda gratis e il 5% paghi, per poi cercare di far crescere il secondo gruppo. Un’altra motivazione per aprire al canone è che gli utenti sembrerebbero disposti a pagare perché non possono più fare a meno di certi servizi.Anche la nuovissima ChatGPT, lo strumento di intelligenza artificiale, ha annunciato il lancio di un abbonamento per accedere ai miglioramenti. Quindi non si può escludere, soprattutto per le chatbot intelligenti di Microsoft e Google, un abbonamento mensile. Il verbo è ora ” Paga se vuoi servizi migliori e più sicuri”. Lo scenario che si aprirà a breve sarà senza precedenti rispetto al passato recente. La domanda però nasce spontanea: avremo davvero voglia di pagare le nostre navigazioni? La risposta a breve.

 

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