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Virus Petya: gli italiani "incoscienti" del pericolo

 

 

I trend rivelano: italiani “incoscienti” del pericolo

 

Competence presenta l’indagine di web intelligence che dimostra come durante il picco di WannaCry la domanda di cybersecurity in Italia sia stata del 20% inferiore rispetto alla media mondiale registrata da Google Trends

 

In tema di malware la percezione degli italiani è più negativa rispetto alla media mondiale: è quanto emerge da uno studio1 di Competence, reputation agency di Milano, che ha analizzato le conversazioni online relative a #wannacry, l’attacco hacker che nelle scorse settimane ha messo in ginocchio organizzazioni pubbliche e aziende in tutto il mondo.

La ricerca ha preso in considerazione oltre 25.000 articoli, post e commenti pubblicati in rete per analizzare la percezione degli italiani sui temi legati alla cyber-security e al recente attacco informatico, per capire chi sono gli influencer e quali sono le tematiche di maggior interesse associate all’argomento.

 

“Le conseguenze legate ad un attacco informatico non riguardano solo gli aspetti strettamente correlati al furto dei dati e alla richiesta di riscatto dei ransomware - Ha commentato Lorenzo Brufani, Amministratore Delegato di Competence - Anche la reputazione delle aziende è messa a rischio da questo tipo di eventi, ed è fondamentale gestire tempestivamente la situazione. Dall’analisi di web intelligence che abbiamo svolto risulta preoccupante il livello di “incoscienza” delle persone che navigano in rete. La nostra ricerca rivela infatti che la richiesta di cybersecurity in Italia è inferiore di circa il 20% rispetto alla media mondiale registrata da Google Trends.”

 

Twitter protagonista sul tema WannaCry, ma in quanto a trust  vincono ancora i media tradizionali

In base ai dati emersi dallo studio, Twitter è risultato essere il canale principale attraverso il quale gli italiani si sono confrontati sul ransomware che ha colpito il mondo il 12 maggio 2017 con ben 19,.700 Tweet dedicati all’argomento solo in Italia.

È interessante però notare che per quanto riguarda il livello di engagement, è YouTube a farla da padrone. Con oltre 100.000 visualizzazioni e poco meno di 1.000 commenti, il video dedicato all’argomento pubblicato sul canale YouTube Breaking Italy si è rivelato essere il contributo italiano con il maggior livello di engagement su WannaCry.

 

“In termini di numero di conversazioni è vero che Twitter si è rivelato il canale preferito – Spiega Federico Venturini, Web Marketing specialist di Competence – ma la nostra indagine rivela anche che quando c’è la percezione di rischio le persone si affidano ancora ai media tradizionali che hanno un livello di trust molto elevato.”

 

Sulla bocca degli italiani, un ransomware che fa parlare di sè

Nella classifica dei Paesi con il maggior numero di mention su WannaCry l’Italia si posiziona 15esima, mentre ai primi posti si trovano Stati Uniti, Giappone e Spagna, Paesi colpiti in maniera importante dall’attacco. Per quanto riguarda il sentiment di queste conversazioni, l’Italia risulta avere una percentuale maggiore di mention  negative 39% rispetto alla media mondiale (37%), anche se a questa diffidenza superiore non corrisponde una domanda di prevenzione altrettanto forte: mentre Google Trends ha evidenziato a livello mondiale un picco di ricerche legate alla parola “Cybersecurity”2 in seguito all’attacco WannaCry, non è emersa una correlazione simile a livello italiano.

 

“Riteniamo sia molto importante parlare di cybesecurity e aumentare il livello di consapevolezza a riguardo – Conclude Lorenzo Brufani – I dati che abbiamo raccolto sembrerebbero rilevare che il 70% di chi in rete ha parlato di WannaCry sia un esperto informatico. Mancano all’appello numerosi professionisti, dagli operatori sanitari agli avvocati o ingegneri verso cui noi comunicatori abbiamo una responsabilità importante: far sì che anche queste figure abbiano informazione e consapevolezza sul tema della cybersecurity.”

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