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Medicina
Alzheimer, Frisoni: “Neuroimmagine e valutazione clinica diranno come nascono i disturbi cognitivi”

di Paola Serristori

Che cosa sappiamo di nuovo nel suo campo, Professore Frisoni: Neuroimmagine, la “fotografia” del cervello malato di demenza?

“La Neuroimmagine fa ormai parte del patrimonio sia clinico che scientifico sulle demenze. Su Amiloide sappiamo tutto, l'elemento veramente innovativo ad oggi è la fotografia della proteina tau. La sfida sarà utilizzare le due modalità a scopo clinico, per la diagnosi di fronte ad una neuropatologia in vivo. All'inizio del '900 il dottor Alzheimer aveva scoperto placche di Amiloide e grovigli di tau post-mortem, adesso noi possiamo vedere se c'è una densità di placche e dei grovigli, dunque captazione di Amiloide e tau. Noi riusciamo a fare in vivo quello che sino a poco tempo si poteva fare solo al tavolo autoptico, sui cervelli di cadaveri. Utilizzare due tecniche di Pet non è immediato né pratico per via delle radioprotezioni. La sfida che ci si pone è integrare queste valutazioni neuropatologiche in vivo con l'aspetto clinico, perché un conto è avere placche e grovigli, un altro è soffrire di disturbi cognitivi. Qual è la relazione tra il fattore neuropatologico ed i disturbi cognitivi? Ci sono già programmi in corso per studiare le persone nel tempo e vedere quando, ipotizziamo che ci sia una “soglia” limite, i disturbi cognitivi diventano evidenti”.

Ma già ora siete in grado di vedere il comportamento anomalo delle due proteine sospettate di causare l'Alzheimer...

“Sì e no, forse. Non sopravvaluterei il significato dell''imaging' di tau in questo senso. Se è vero l'assunto che i primi depositi di tau sono nel nucleo ceruleo, nel tronco encefalico, con la Pet non si vedono, perché è troppo piccolo. Quindi bisognerà andare per deduzione. Seguire i pazienti nel tempo, per cinque-dieci anni, con scan sia di Amiloide che di tau, annualmente, per ricostruire la progressione, ed in questo modo, anche se non si riesce ad osservare i pazienti nei primissimi anni della malattia, interpolando la curva di evoluzione si immagina che cosa succede nella prima finestra temporale. Credo che la risposta sulla causa della malattia verrà dalla sperimentazione farmacologica, quando avremo un farmaco che blocca la malattia: se sarà anti-Amiloide sapremo che Amiloide è coinvolta in modo primario”.

Ci spiega l'importanza del gruppo europeo neuGRID, oggi CEREBRO?

“Potremmo efficacemente sintetizzarla dicendo che è quella di 'rendere democratica', popolare, l'analisi di Neuroimmagine. Oggi per studiare le malattie neurodegenerative abbiamo a disposizione una valanga di immagini, di dati, e per capire qualcosa, sono necessari degli algoritmi 'intelligenti'. Come quando Facebook analizza i profili delle persone. Il social usa algoritmi 'intelligenti' che estraggono informazioni da una quantità enorme di dati. Per fare queste analisi sono necessarie infrastrutture. Google e Facebook hanno computer-farms estremamente potenti. Noi stessi neuroscienziati che studiamo le immagini del cervello abbiamo a disposizione una quantità di dati, ma non disponiamo di computer-farms. O meglio, solo pochi ce l'hanno. Se uno lavora vicino al mio amico Arthur Toga, scienziato esperto in computer, University of Southern California, ha il laboratorio al piano di sotto, per cui può contare su tutto ciò di cui ha bisogno. Toga ha con sé un team di matematici, una sala computer di dimensioni di centinaia di metri quadrati. Se un neuroscienziato ha la necessità di studiare diecimila immagini di risonanza magnetica chiede a Toga l'algoritmo che fa la trattografia, la modellazione bidimensionale, di queste diecimila immagini e nel corso di una settimana ha in mano il materiale che gli serve. Ma se uno lavora nell'ospedale di Bologna, Catania, Brescia... o anche solo al San Raffaele di Milano si trova in difficoltà. CEREBRO è una piattaforma online che permette ai ricercatori di fare queste analisi molto sofisticate, su una grande base di dati, e di farle subito”.

Come funziona?

“Le tipologie di utenti sono due. Una è questa che ho appena descritto. L'altra è il medico clinico che non ha bisogno di gestire enormi quantità di dati, ha un'immagine, quella del paziente che ha ricevuto la settimana precedente. Ha la scansione di quel paziente e su quella scansione vuole sapere se ci sono aree atrofiche o normali. Per saperlo in modo accurato sino ad ora il neuroradiologo guardava la risonanza ad occhio e diceva 'mi sembra che qui ci sia un po' più di atrofia, ma questo ha settant'anni per cui per la sua età è più o meno normale, quell'altro ha la stessa atrofia ma è un sessantenne per cui mi pare che sia un po' troppo... '. E' un giudizio molto soggettivo. Se si sottopone la stessa immagine a più neuroradiologi è facile ricevere valutazioni diverse. Invece sappiamo che c'è bisogno di risposte precise e definitive. Quello che abbiamo fatto in questo progetto è di sviluppare un sistema che permette al medico clinico di avere questa risposta inserendo il cd della risonanza del suo paziente nel computer, collegandosi ad un sito web e schiacciando un bottone. In questo modo invia l'immagine al nostro sistema su cloud, l'immagine viene 'processata', sottoposta ad analisi per estrarne i volume delle regioni d'interesse. Quindi il volume delle regioni di interesse viene paragonato al volume di un ampio database di persone normali e dopo venti minuti il medico ha di ritorno via email un grafico”.

Chi sono i partner?

“Partner accademici ed industriali. Il più noto è il Karolinska di Stoccolma. Il partner industriale è un'azienda che ha sviluppato tutta la parte informatica. E' cambiato il nome, CEREBRO, ed i soldi con cui portar avanti l'attività, che oggi devono essere cercati. La Commissione europea finanzia progetti per costruire infrastrutture, così era nato neuGRID, che poi si devono mantenere da sé. Il principio è che se si tratta di un sistema che serve si può e deve mantenere con propri mezzi. Ed è un principio giusto”.

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