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Medicina
Alzheimer, il cervello delle donne è debole
Roberta Diaz Brinton, Professore di Farmacologia, Scienze farmacologiche, Ingegneria biomedicale e Neurologia, University of Southern California

di Paola Serristori

L'Alzheimer colpisce di più le cellule di sesso femminile? Due terzi dei malati nel mondo sono donne. Secondo la scienza, il loro cervello è più vulnerabile. In America, su 4,5 milioni di casi di Alzheimer 3,4 milioni riguardano le donne. A partire dai sessant'anni le donne corrono il rischio di ammalarsi di Alzheimer's due volte superiore a quello del tumore al seno. A sessantacinque anni hanno più di una possibilità su sei di soffrire di Alzheimer (una su undici per gli uomini). Tra gli ultrasettantenni, il 16% delle donne soffre di Alzheimer o altre demenza rispetto all'11% degli uomini. E' vero che le donne vivono di più e che sono pure esposte allo stress di prendersi cura di familiari malati (esistono studi che dimostrano il rischio di malattia per i 'caregivers', coloro che badano ad un genitore infermo).

Tuttavia gli ultimi sviluppi delle ricerche scientifiche portano ad una spiegazione, biologica, più complessa. La scienziata Roberta Diaz Brinton, Professore di Farmacologia, Scienze farmacologiche, Ingegneria biomedicale e Neurologia, University of Southern California, Los Angeles, Schools of Pharmacy, Engineering and Medicine, sottolinea: “Nel corpo umano ogni singola cellula ha un sesso. Durante la menopausa avvengono importanti cambiamenti ormonali e si modifica il metabolismo del glucosio nel cervello. Potrebbe esserci delle differenti vulnerabilità tra i sessi legate agli ormoni”. E la collega Kristine Yaffe, Professore di Psichiatria, Neurologia, Epidemiologia e Biostatistica, vicecapo della Ricerca Clinica e Translazionale in Psichiatria, University of California San Francisco, aggiunge: “La differente vulnerabilità del cervello potrebbe risalire a prima della nascita, appunto esser una differenza di sesso. Di sicuro il cervello delle donne 'scivola' nella demenza diversamente da quanto si è osservato negli uomini”.

Si sa che, a parità di età, istruzione, classe sociale, stile di vita, ecc, - tutti indici valutati nelle statistiche - le donne con lievi problemi cognitivi (Mild Cognitive Impairment, MCI), che spesso evolve nella forma più grave di demenza, l'Alzheimer, peggiorano più rapidamente degli uomini. Gli esperti riuniti ad Alzheimer’s Association International Conference (AAIC 2015) hanno annunciato che il tasso di aggressività della malattia è doppio. Osservando il peggioramento di MCI in demenza dopo quattro anni, Katherine Amy Lin, Wrenn Clinical Research Scholar in Alzheimer’s disease, Duke University Medical Center, ha riferito di un peggioramento qualitativamente diverso: le abilità delle donne sono decadute molto di più rispetto a quelle degli uomini (al test ADAS-Cog. ogni anno le donne hanno perso 2.3 punti rispetto a 1.05 punti degli uomini). Inoltre, nei cervelli delle donne si registra una maggiore concentrazione di Amiloide, una delle due proteine coinvolte nella causa del morbo. Tra gli uomini il ruolo dei geni che favoriscono l'insorgenza del morbo di Alzheimer appare determinante, invece tra le donne non c'è una sensibile differenza tra chi ne è portatore oppure no. E' probabile l'esistenza di un meccanismo biologico alla base che fa scattare la malattia, o la complessa interazione tra diversi aspetti ormonali e genetici. Ora i ricercatori stanno cercando di capire il perché di tutto questo. Si sta approfondendo la ricerca su quanto lo stile di vita ed i fattori esterni possano influire. Le donne subiscono in media più interventi chirurgici degli uomini e l'anestesia danneggia le capacità cerebrali. Anche la ricerca di base su animali ha dimostrato cambiamenti neuro-patologici dopo anestesia e chirurgia simili a quelli che conducono all'Alzheimer, in pratica neuro-infiammazione. Katie Schenning, Oregon Health & Science University, Portland, riferisce che il peggioramento è più marcato nelle donne in confronto agli uomini.

In America, Alzheimer's Association ha lanciato una campagna specifica, “Women Alzheimer's Research Iniziative”, per la raccolta di 5 milioni di dollari destinati alla ricerca scientifica incentrata sulle differenze nell'invecchiamento tra sessi e le forme di demenza ed Alzheimer. Due ricerche hanno preso spunto dall'alto numero di ultra-sessantacinquenni che ogni anno si sottopongono ad intervento chirurgico e, dunque, ricevono un'anestesia. Infatti risulta che un terzo di oltre 40 milioni di anestetici consumati ogni anno negli Stati Uniti viene destinato a questa fascia di pazienti. Per lo più hanno bisogno di un'intervento ortopedico, seguono nelle statistiche chirurgia generale ed oftalmologia. Negli anni seguenti essi manifestano un peggioramento cognitivo, che è confermato da tutti gli undici test che i ricercatori hanno utilizzato, oltre alle misure del volume delle aree cerebrali. Katie J. Schenning, Professore aggiunto di Anestesiologia & Medicina Perioperatoria Oregon Health & Science, University Portland, Oregon, ha confrontato la condizione cognitiva di altri volontari, con analoghe caratteristiche, ma che non avevano subito operazioni. Sia tra gli uomini che tra le donne chi aveva subito interventi chirurgici ed anestesia ha dimostrato una performance cognitiva peggiore rispetto a chi non vi era stato esposto (non ci sono differenze tra tipi di anestesia per quanto concerne l'effetto cognitivo, piuttosto è lo stress operatorio, la combinazione di chirurgia ed anestesia, a provocare la neuro-infiammazione). Le donne hanno avuto un peggioramento delle abilità cognitive ancora più marcato degli uomini e nel caso di ripetuti interventi chirurgici. Un altro studio firmato da Duygu Tosun, Philip S Insel, e Michael W Weiner, UCSF School of Medicine, per Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative (ADNI), ha considerato l'aumento di casi di donne che si ammalano di Alzheimer causato dal gene Apoe-4, superiore al numero di pazienti uomini. In ogni stadio della malattia (1000 volontari) la presenza di placche di Amiloide era nettamente superiore nel cervello di donne.

Le donne possono proteggere il loro cervello? Da una ricerca condotta al Karolinska Institutet emerge che la complessità del lavoro protegge entrambi i sessi - all'opposto una buona base scolastica, ma un lavoro non impegnativo attenua la “protezione” della cultura di base - , e tanto più vale per le donne. Hui-Xin Wang, Aging Research Center and Department of Clinical Neuroscience, ha spiegato che l'intelligenza viene incrementata dalle esperienze di vita, che permettono di sviluppare abilità, che nel corso della vita irrobustiscono il cervello.

“La ricerca scientifica sulle implicazioni della differenza di sesso nell'invecchiamento e nel declino cognitivo proseguirà - ha concluso Yaffe, che fa anche parte del Consiglio consultivo di esperti di Alzheimer's Association - con l'obiettivo di prevenire il più possibile la progressione del declino cognitivo in demenza. Potrebbero essere utili trattamenti diversi, a seconda del sesso. L'appello alle donne è di consultare il medico se avvertono segnali di perdita di capacità cognitive, linguaggio, abilità, anche negli anni di vita 'normale' e molto prima del naturale invecchiamento”.

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