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Medicina
Alzheimer e sonno, Benca: “La sensazione di fatica è un sintomo”
Ruth M. Benca, specialista della ricerca sul sonno, University of California Irvine

di Paola Serristori

Affari ha chiesto al Professore Ruth M. Benca, University of California Irvine, di chiarire che cosa gli esperti
della Medicina del sonno intendono per “qualità del sonno”.

“Fondamentalmente è la sensazione di fatica persistente al risveglio. Essa fa capire che la qualità
del sonno è scarsa. Non si riesce ad ottenere il riposo necessario non perché non si è rimasti a letto
il tempo voluto, ma perché non ci si sente a proprio agio anche se la notte è stata lunga. Credo che
sia il problema principale conoscere che cosa provoca questa sensazione e che stiamo ricercando.

Qual è il meccanismo oggettivo coinvolto nel sonno che genera nelle persone che non dormono
bene il sentimento di malessere. Al momento non abbiamo risposte. Secondo numerosi studi
epidemiologici, i dati raccolti fanno pensare che la maggior parte di coloro che non dormono sette
ore per notte accusano il sintomo di sconforto. Preciso che, soprattutto tra gli anziani, l’abitudine di
fare un riposo durante il giorno allenta la regola delle ‘sette ore per notte’”.

– Senza siesta pomeridiana, quante ore di sonno notturno raccomanda?

“Probabilmente c’è bisogno di sette ore per notte. Tuttavia c’è anche una cosiddetta ‘abilità
individuale’ di recupero, per cui ‘sette ore’ non è drasticamente da intendersi ‘sette ore’ di orologio.
Alcuni hanno bisogno di più sonno, altri di un po’ meno. Non c’è da preoccuparsi se non si
raggiungono le sette ore e nel corso della giornata ci si sente bene. Piuttosto le persone che
dormono veramente poco o, al contrario, troppe ore e non ricevono un ristoro dal sonno devono far
attenzione.”

– Quando preoccuparsi?

“Stiamo ridefinendo l’insonnia cronica. Allo stato attuale delle conoscenze si parla di insonnia
quando il paziente non riesce a dormire abbastanza tre volte alla settimana per diversi mesi, a
partire da tre mesi. Non importa per quali motivi: stress, mancanza di tempo… Dormire poco o
male causa un effetto cronico. Le funzioni del cervello e, probabilmente la salute, ne sono
danneggiati. Chi ha disturbi del sonno riferisce che ha questa difficoltà da anni. In questo caso
siamo nel patologico. Il consiglio che si può dare è cercare di dormire bene e non preoccuparsi del
tempo esatto. Seguire una buona alimentazione, sana, che soprattutto la sera predispone ad un buon
sonno.”

– Durante la menopausa le donne lamentano di dormire poco, di alzarsi di notte per andare in
bagno Le donne sono più colpite dall’Alzheimer. Possiamo dire quante volte alzarsi di notte
rientra nella normale fisiologia ormonale femminile dell’età?

“Svegliarsi due volte per andare in bagno e ritornare a letto e riprendere il sonno può essere
normale. Dipende da quanti risvegli, se ci si trova in un momento di ansia, con degli impegni, o se
al contrario il sonno è impedito senza un perché ed è davvero molto frammentato.”

– L’organismo può compensare sino a quando prima di subire danni?

“Non abbiamo dati sufficienti per stabilirlo. In generale i casi vengono registrati quando le persone
si preoccupano, il che avviene dopo anni. Il poco sonno è associato a depressione, diabete, malattie
cardiovascolari, ipertensione, oltre che alla demenza.”

– Esistono prove sulla deposizione della proteina tossica amiloide relative a volontari che
soffrivano di insonnia?

“Alla Washington University studiano la deposizione di amiloide (ndr: DIAN-TU) e sanno che chi
soffre di insonnia ha un carico superiore di amiloide, ma non credo che neanche i colleghi possano
dire dopo quante notti si accumulano i depositi della proteina tossica. Non è quantificabile al
momento un rapporto diretto povertà di sonno-rilascio di amiloide. Sappiamo che amiloide
diminuisce nelle ore di sonno ed aumenta nelle ore di veglia.”

– Andare a letto tardi può influire sulla qualità del sonno e della vita?

“Dipende sempre da quanto e dall’attitudine di ognuno. Alcune persone sono abituate a restare
attive sino a tardi e si sentono efficienti, altre preferiscono svegliarsi di buon’ora al mattino. Talune portano il lavoro da sbrigare a casa, altri lo lasciano in ufficio, altri ancora una via di mezzo. Si può
dire che ritardare tanto l’ora a cui coricarsi è fortemente associato a depressione, disturbi bipolari,
problemi psichiatrici. In misura minore, demenza ed Alzheimer. Può diventare un rischio. In
definitiva, chi ha difficoltà croniche nel sonno dovrebbe chiedere aiuto allo specialista.”

 

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